In menopausa protette dall'Alzheimer
Gli ormoni prevengono il danno neurologico, ma solo se assunti con dieci anni di anticipo
Si può prevenire il morbo Alzheimer? Sembra che, almeno per le donne, un aiuto possa giungere dalla terapia ormonale sostitutiva, purchè assunta con largo anticipo rispetto all'esordio della demenza e per un periodo lungo.
"I presupposti per tale strategia nascono da alcune osservazioni epidemiologiche" spiegano i componenti del Cache County Memory Study. "Innanzitutto, considerando la fascia di età compresa tra gli 80 e gli 85 anni il rischio di ammalarsi di Alzheimer è maggiore per le donne che per gli uomini, e questo potrebbe spiegarsi almeno in parte con la deplezione di estrogeni che si verifica dopo la menopausa".
Gli estrogeni esplicano diversi effetti neuroprotettivi che contrastano l'invecchiamento cerebrale: inibiscono la formazione di beta amiloide, stimolano l'attività colinergica, riducono il danno cellulare prodotto dagli stress ossidativi e proteggono dal rischio vascolare. La relativa "immunità" maschile viene anche ricondotta alla maggiore disponibilità di testosterone circolante, o meglio dell'estradiolo nel quale il testosterone è convertito dall'aromatasi cerebrale.
Da ciò è nata l'idea di verificare se, e come, la terapia estrogenica sostitutiva possa salvaguardare le donne dalla malattia.
"Nel 1995 abbiamo iniziato uno studio prospettico quinquennale su circa 1.300 uomini e oltre 1.800 donne di una provincia dello Utah, avendo cura di registrare l'assunzione di terapia ormonale sostitutiva, pregressa o in atto, oltre a eventuale integrazioni di calcio e preparati multivitaminici" spiegano i ricercatori statunitensi.
Oltre a confermare l'aumentata incidenza della malattia nelle donne ultraottattenni rispetto agli uomini di pari età, i risultati hanno mostrato un effetto protettivo della terapia ormonale sostitutiva: il rischio di sviluppare la demenza di Alzheimer è risultato inferiore nel gruppo di donne che ne hanno fatto uso, dove la malattia si è manifestata in meno della metà dei casi rispetto al gruppo di donne non trattate. L'efficacia tuttavia sembra legata alla dinamica temporale del trattamento ormonale: l'effetto positivo non si verifica nelle donne in trattamento a meno che questo non sia stato iniziato almeno dieci anni prima.
E' proprio la finestra temporale in cui la terapia sembra svolgere la sua azione preventiva la principale novità emersa dal Cahe County Study. Così come in altri studi è risultato che gli estroprogestinici non sono in grado di mitigare il deterioramento psichico nelle pazienti affette da demenza conclamata.
"Il periodo in cui l'esposizione agli ormoni sembra ridurre il rischio di Alzheimer è limitato" precisano gli autori su JAMA. "Le donne che hanno assunto la terapia nella stessa decade in cui hanno ricevuto la diagnosi di demenza non ne hanno tratto giovamento. La stessa osservazione è stata fatta anche per un'altra classe di farmaci, gli antinfiammatori non steroidei. I risultati ottenuti sia con gli ormoni sia con i FANS, indicano pertanto che il loro potenziale effetto neuroprotettivo si esplica solo nella fase di latenza della malattia, prima cioè che venga compromessa in maniera estesa l'integrità cerebrale".
A questo punto c'è da chiedersi quando sarebbe opportuno iniziare il trattamento, dal momento che è impossibile prevedere l'esordio di una malattia che può anche non insorgere.
"Alcuni ricercatori hanno ipotizzato che il maggior beneficio in questo senso si otterrebbe iniziando il trattamento ormonale sostitutivo al momento della menopausa, quando il brusco declino di estrogeni endogeni può produrre i danni maggiori alle cellule nervose" commenta il gruppo di ricerca. "I nostri dati sono a favore di un effetto di prevenzione primaria del morbo di Alzheimer da parte della terapia ormonale sostitutiva, ma la parola definitiva potrebbe essere pronunciata da due importanti studi di prevenzione su larga scala che sono attualmente in corso. Considerata la posta in gioco, l'indicazione migliore è quella di avere ancora un po' di pazienza".
|
Fonte Tempo Medico on line - messo in rete il 15.12.2002 Fimmg Sezione Web di Taranto |