Via libera del Consiglio ad una devolution senza danni per la Regione Puglia
 

Via libera del Consiglio ad una devolution senza danni per la Regione Puglia

“Se devolution deve essere, che sia almeno nel rispetto e nella tutela degli interressi del Mezzogiorno” Questo è il messaggio chiaro e forte che lancia il Consiglio regionale approvando un ordine del giorno a maggioranza (con il voto contrario di Rifondazione comunista) sulla devoluzione, sul conferimento cioè, di pieni poteri alle Regioni in materia di sanità, istruzione e sicurezza.
Il progetto di riforma, cosiddetta devolution, si inserisce in una fase di profonde modifiche costituzionali e di significative riforme dell’organizzazione centrale e periferica delle istituzioni del Paese, che secondo i rappresentanti della massima istituzione pugliese “deve articolarsi con una tempistica certa e una coerenza istituzionale unitaria”.
Ad oggi sono ancora in corso i processi di attuazione dei cosiddetti decreti Bassanini e le modalità di applicazione dei contenuti di modifica del titolo V della Costituzione. In tal senso è in corso a livello nazionale un ampio dibattito sulle modifiche statutarie nelle varie Regioni. E non è un caso che un ruolo importante nella mediazione politica per la stesura di un documento unitario sulla devolution, lo ha svolto proprio il presidente della Commissione statuto regionale, Alberto Tedesco.
Il senso dell’ordine del giorno è preciso: innanzi tutto, la riforma federale deve valorizzare pienamente le iniziative e le potenzialità locali e regionali in un quadro di solide garanzie dei diritti essenziali di tutti i cittadini italiani e di forte cooperazione e solidarietà tra tutti i livelli istituzionali. Poi l’individuazione di un riferimento finanziario necessario al mantenimento dei livelli socio-economici essenziali del Paese, anche attraverso la riforma del titolo V della Costituzione, “avendo , però – ha sottolineato il presidente della giunta, Raffaele Fitto, la capacità ed il coraggio di presentare un Mezzogiorno differente, modificando l’antico approccio ai problemi”.
L’appello che il Consiglio regionale pugliese lancia al Parlamento ed alle forze politiche nazionali è chiaro: “si parte dall’unità d’Italia respingendo con nettezza ogni chiusura egoista e localista, lontana dalle nostre tradizioni civili e contrapposta alla prospettiva europea in cui il nostro Paese è chiamato ad operare”.
È stato bocciato, invece, l’ordine del giorno presentato da Rifondazione comunista, con il quale si condanna il governo Berlusconi “che porta alle estreme conseguenze una sciagurata impostazione federalista utilizzando il varco aperto dalle scelte dell’Ulivo”. Quindi la posizione di Rifondazione è di ’assoluta contrarietà ad ogni ipotesi di devoluzione, rivendicando piuttosto, “la necessità di un più convinto regionalismo nel rispetto dei poteri e delle competenze del sistema delle autonomie locali”.
Il dibattito.
Il consigliere Carlo Madaro (Italia dei valori) ha parlato di scenari apocalittici che si andrebbero a delineare in una ipotesi di devoluzione alla Bossi.
Alfonsino Pisicchio, (Rinnovamento Puglia) ha sottolineato che mentre in Europa si va verso l’unificazione onnicomprensiva, in Italia si mette in moto il processo inverso.
“La devolution è parte del programma con cui il centro-destra ha vinto le elezioni” ha detto Francesco Pirolo di Forza Italia che ha sottolineato quindi, che il federalismo è un percorso obbligato.
Il vicepresidente Vito Leonardo Aloisi (Forza Italia) ha spiegato che la devolutione è un segmento di un grande ed importante progetto.
Sandro Frisullo (Democratici di sinistra) ha affondato sul giudizio generale sul disegno di dissolvimento nazionale che opera dietro la devolution:” la gradualità del passaggio da questo disegno costituzionale ad un altro – ha detto – è purtroppo una conquista pervicace, sia pure in forma lenta e costante, di un nuovo modello di costituzione completamente diverso da quello odierno, che prevede l’abbattimento dello Stato nazionale, con una anacronistica architettura istituzionale tendente a scomporre una nazione impegnata, invece, a costruire l’Europa unita”.
“Queste riforme – ha detto il consigliere di Alleanza nazionale Tommaso Attanasio – rappresentano un passo importante per guardare al futuro con attenzione e grande senso di responsabilità”.
La preoccupazione emersa dall’intervento del consigliere Alberto Tedesco (socialisti autonomisti), è relativa all’assenza nel nostro Paese “di quella gradualità tipica dei processi di ristrutturazione”. “Le innovazioni nel nostro Paese sono avanzate all’insegna – ha sottolineato – di un vero e proprio stop and go”. “Ma adesso – ha concluso Tedesco – è maturo il tempo perché si discuta seriamente delle riforme”. E sicuramente Tedesco si riferisce alla “riforma madre” per la nostra Regione, quella cioè dello Statuto. Il messaggio è stato raccolto dal presidente Fitto che nella relazione conclusiva del dibattito ha sottolineato l’importanza di un confronto democratico in aula sulle “possibili riforme costituzionali da prendere in esame”.
Arcangelo Sannicandro (Rifondazione comunista) ha condannato a partire dalla riforma del titolo V della Costituzione, tutto l’impianto delle riforme dello Stato: “abbiamo ridotto lo Stato al rango di ente qualunque” – ha detto.
Di confusione nei testi e quindi “necessità di estrema chiarezza” ha parlato il consigliere Saverio Congedo (Alleanza nazionale).
Pierino Pepe (Margherita) ha esortato l’assemblea perché non “perda di vista la necessità di conservare saldamente tutti i principi di solidarietà: “non giochiamo con le istituzioni – ha detto – cerchiamo di riempire di contenuti le parole ed i processi, completando il percorso già avviato, con grande senso di responsabilità”.
Vittorio Potì (Socialisti autonomisti) ha definito il processo di devoluzione “una vera e propria dissoluzione del Paese”.
A conclusione del dibattito il presidente Fitto si è dichiarato soddisfatto dell’atteggiamento di responsabilità di tutto il Consiglio regionale “su un argomento così importante per il futuro della Puglia”. Fitto ha ribadito l’importanza del processo di devoluzione, “senza strumentalizzazioni politiche, avendo sempre presente gli interessi della nostra Regione” ha dichiarato. “Soprattutto perché si trasferiscono materie senza definire le risorse. Prevarrà, in questo processo il ruolo istituzionale rispetto a quello politico”. Quindi massima garanzia da parte del presidente della “difesa degli interessi della Puglia e dei pugliesi oltre le barricate politiche”.
Il Consiglio ha approvato altresì un ordine del giorno con cui il presidente Fitto si impegna ad “assumere iniziative idonee finalizzate alla definitiva ricollocazione dei lavoratori ex Ccr. (10 dicembre 2002)

 

fonte Tutto Sanita' Regionale - Messo in rete 10.12.2002 da Fimmg Taranto Web