Rassegna Stampa 30 Aprile 2004
DA EPICENTRO.ISS.IT Network Italiano Vaccinazioni 16/04/2004 Newsletter n. 123 Armi di vaccinazione di massa Chi e' impegnato nella lotta contro il colera potrebbe presto avere una nuova arma nel suo arsenale: un vaccino orale che e' stato testato in un progetto sperimentale in Beira in Mozambico. L'Organizzazione mondiale della sanita' (OMS) insieme a Medici senza Frontiere (MSF), Epicentre (una Ong creata da MSF), il ministero della sanita' del Mozambico e l'International Vaccine Istitute hanno avviato una campagna di vaccinazione di massa, portata a termine alla fine di gennaio 2004. Questa e' la prima volta che il vaccino e' stato testato su vasta scala (MSF aveva previsto di vaccinare circa 50.000 adulti e bambini), benche' fosse disponibile da almeno una decade. Il vaccino e' allestito con cellule intere di Vibrio cholerae O1 ucciso e tossina colerica purificata. La somministrazione di due dose separate da almeno una settimana dovrebbero conferire una protezione della durata di almeno un anno. Il vaccino non e' stato utilizzato per lungo tempo per una serie di motivi, tra cui problemi legati al trasporto e alla disponibilita' di acqua potabile e problemi di natura finanziaria (il costo di mercato del vaccino attualmente si aggira sui 5US$). In aggiunta a questi fattori "l'OMS non ha mai preso in considerazione la vaccinazione come mezzo di controllo della malattia, perche' si e' sempre detto che norme appropriate di igiene e l'accesso ad acqua potabile sono sufficienti a risolvere il problema, poi abbiamo dovuto costatare che non e' cosi' facile raggiungere questi obiettivi", spiega Claire-Lise Chagnait, la coordinatrice della Global Task Force on Cholera Control dell'OMS. La campagna vaccinale e' stata sostenuta dalle conclusioni di un convegno di esperti tenutosi a Ginevra l'anno scorso in cui si e' enfatizzata la necessita di un approccio nuovo al controllo del colera. Il Mozamico e' stato severamente colpito dalle epidemie di colera e il sistema sanitario e' solo stato in grado di gestire le epidemie e non di prevenirle. Il progetto a Beira e' la prima dimostrazione del nuovo approccio e sara' seguito da altri due progetti in altre aree endemiche per il colera. Dopo la fase iniziale della campagna vaccinale si tratta ora di valutare la fattibilita' e l'accettabilita' del progetto insieme alla copertura vaccinale raggiunta. Infine verra' impostato uno studio caso-controllo al fine di verificare l'efficacia della protezione contro il colera. Allora, cosa significa questo per il controllo del colera piu' in generale? Gli sforzi per migliorare l'igiene alimentare, la potabilita' dell'acqua e l'educazione sanitaria rimangono tuttora importanti e non dovrebbero essere sottovalutati. La dott.ssa Chaignat sottolinea che la vaccinazione di massa non sara' applicabile dovunque ma che costituisce una strategia efficace per popolazione ad alto rischio residenti in zone in cui si verificano frequentemente delle epidemie e dove risulta difficile migliorare la qualita' dell'acqua e l'igiene in generale. Philippe Cavailler, un epidemiologo di Epicentre, e' inoltre dell'opinione che il prezzo del vaccino debba essere ridotto se si vuole rendere il suo utilizzo una strategia fattibile. Fonte : Priya Shetty Weapons of mass vaccination The Lancet Infectious Diseases, Volume 4, number 3, 1 March 2004

DA KW SALUTE DEL 28 APRILE 2004 Curcuma: dalla cucina alla farmacia Fabio Firenzuoli La Curcuma (Curcuma longa L.) e' una pianta tropicale, originaria dell' India, appartiene alal famiglia delle Zinziberaceae, ed e' apprezzata da secoli soprattutto in cucina come aromatizzante e digestivo, tra l'altro utilizzata per la preparazione del Curry. E' chiamata anche lo Zafferano d'India. Si tratta di una pianta rizomatosa, anche ornamentale, con caratteristici fiori gialli come del resto la stessa radice. I suoi costituenti tipici sono amidi e fibre, sostanze coloranti appartenenti al gruppo della curcumina (curcuminoidi), un olio essenziale ricco in derivati terpenici, e flavonoidi. Nonostante la medicina popolare e la tradizione erboristica occidentale conoscano ed utilizzino il rizoma di questa pianta come coleretico e colagogo, in realta' le proprieta' farmacologiche dello stesso, da riferire essenzialmente alla curcumina, sono: -attivita' antiinfiammatoria -antiossidante -immunostimolante Importanti e degne di nota sono l'attivita' antiossidante e l'attivita' antiinfiammatoria della curcumina, per inibizione delle cicloossigenasi e delle lipossigenasi, dimostrate sperimentalmente e clinicamente in pazienti con artrite, contro fenilbutazone e placebo. Altri studi di farmacologia sperimentale e clinica confermano l'attivita' antimutagena ed anticancerogena della Curcuma, sicuramente per l' induzione all'apoptosi (o morte programmata), ma probabilmente anche per l'effetto antiossidante oltre che per interferenza sul metabolismo dell'acido arachidonico. E sono proprio queste le caratteristiche che rendono la pianta interessante anche dal punto di vista medicinale. Le indicazioni comuni all'impiego di estratti di Curcuma sono rappresentate dalla dispepsia funzionale, calcolosi della colecisti, dispepsia biliare, epatopatie croniche, malattie infiammatorie e degenerative croniche. Utile nella prevenzione dei fenomeni della cancerogenesi. La preparazioni consigliata a scopo terapeutico e' l' estratto secco ottenuto dal rizoma, abitualmente standardizzato in curcuminoidi. La Curcuma longa entra a far parte anche di numerose specialita' medicinali registrate e fitoterapici. Cautela tuttavia deve essere usata nei pazienti affetti da ulcera peptica e calcolosi della colecisti

DA YAHOO! NEWS DEL 28 APRILE 2004 Aids: Gli Esperti, In Italia Aumentano Virus Mutanti Roma, 28 apr. (Adnkronos) - Aumentano, anche in Italia, i casi di infezione da Hiv con virus fino a pochi anni fa sconosciuti. E non solo: aumentano anche le multi-infezioni che trasformano il corpo umano in una provetta di laboratorio in cui i diversi ceppi di Hiv si scambiano materiale genetico, dando vita a sempre nuovi e imprevedibili virus, contro cui i farmaci possono fare ben poco. ''Sono le chimere, che ormai rappresentano il 50% delle infezioni con ceppo virale non-b'', spiegano oggi alcuni esperti a Roma per la presentazione del volume 'Aids in Italia 20 anni dopo', edito da Masson e realizzato con il contributo della GlaxoSmithKline. ''Uno scenario - spiega Mauro Moroni, ordinario di malattie infettive e tropicali all'universita' di Milano - del tutto nuovo rispetto a qualche anno fa. E che non deve farci cogliere impreparati, anche perche' finora tutti i farmaci realizzati erano stati 'disegnati' proprio a partire dal virus Hiv di ceppo b, quello in circolazione in Europa e Usa. Ora pero' - aggiunge - dall'Asia, dall'Africa e soprattutto dall'Europa dell'est e dalla Russia arrivano ceppi virali cui non eravamo abituati. E dobbiamo correre ai ripari''. Il libro, firmato oltre che Moroni anche dal virologo dell'universita' Campus biomedico di Roma Ferdinando Dianzani e dai direttore scientifico dell'Istituto Spallanzani della capitale Giuseppe Ippolito, fotografa la situazione italiana. ''Situazione che e' piu' rosea rispetto ad altre zone del mondo, ma che si deve preparare ad affrontare nuove sfide per il prossimo futuro''.

DA ANCECARDIO NEWS DEL 28 APRILE 2004 CUORE: LA SCOPERTA, COLESTEROLO PIU' ALTO D'INVERNO New York - (Adnkronos Salute) D'inverno il colesterolo e' piu' alto. A scoprire che i livelli di questa sostanza 'chiave' per il rischio cardiovascolare possono variare con le stagioni, sono i ricercatori americani autori di una ricerca pubblicata sugli Archives of Internal Medicine. Il team ha monitorato 517 persone sane per un anno, scoprendo che i valori di colesterolo si modificano nel corso dei mesi: il 'picco' coincide con l'inverno, mentre i valori piu' bassi si registrano in estate. Tutte le persone seguite nello studio erano state seguite attentamente, per capire se durante l'anno modificavano in qualche modo stile di vita o dieta. Ma nessuno ha cambiato abitudini, mentre i ricercatori hanno osservato molto spesso un 'picco' di colesterolo negli uomini a dicembre e uno nelle donne a gennaio. La variazione legata alla stagione fredda, inoltre, e' risultata maggiore nelle persone che normalmente hanno un colesterolo piu' elevato. Per indagare sul meccanismo alla base di queste oscillazioni sono necessari ulteriori studi, scrivono i ricercatori, che potrebbero anche mettere in luce nuovi metodi per prevenire le malattie cardiovascolari. DA SCLEROSI ON-LINE NEWS DEL 28 APRILE 2004 Studio PRISMS LTFU: il trattamento precoce con Interferone beta 1a piu' efficace del trattamento ritardato nei pazienti con sclerosi multipla I nuovi dati a lungo termine dello Studio PRISMS confermano l'importanza del trattamento precoce con Interferone beta-1a ( Rebif ) 44 mcg ad alta dose e ad alta frequenza di somministrazione nel ridurre l'accumulo di lesioni nel sistema nervoso centrale, dei pazienti affetti da sclerosi multipla di tipo recidivante. Questi risultati che sono stati presentati al 56th Annual Meeting of the American Academy of Neurology, forniscono un'ampia valutazione, a lungo termine, della misura del volume delle lesioni celebrali misurate mediante la risonanza magnetica, confermando l'efficacia gia' dimostrata dall'Interferone beta-1a 44 mcg. David Li della British Columbia University di Vancouver ( Canada ) ha dichiarato che questo studio dimostra che un inizio precoce della terapia ad alta dose e ad alta frequenza con Interferone beta-1a e' associato ad una maggiore probabilita' di riduzione dell'accumulo totale di lesioni nel tempo rispetto ad un inizio ritardato di due anni. I risultati dimostrano infatti che l'Interferone 44 mcg dopo 7-8 anni di follow-up e' in grado di ridurre l'accumulo del volume delle lesioni presenti alla risonanza magnetica nei pazienti con sclerosi multipla recidivante-remittente. Le lesioni presenti alla risonanza magnetica costituiscono uno dei piu' importanti parametri per la valutazione dell' attivita' di malattia nei pazienti affetti da sclerosi multipla. Nello studio PRISMS Long Term Follow-Up ( LTFU ), i pazienti sono stati inizialmente assegnati in modo random al trattamento con Interferone beta-1a 44mcg, Interferone beta-1a 22mcg o placebo. Dopo i primi due anni i pazienti del gruppo placebo hanno continuato lo studio passando alla terapia con Interferone beta-1a. I pazienti sono stati sottoposti a risonanza magnetica in modo da valutare le variazioni del carico lesionale ( volume cerebrale delle lesioni ) nel periodo compreso tra il basale e la visita di follow-up ( media 7,4 anni ). E' stata osservata una minore probabilita' di accumulo di lesioni tra i pazienti inizialmente trattati con Interferone beta- 1a 44 mcg rispetto sia ai pazienti trattati con Interferone beta-1a 22mcg che ai pazienti trattati per i primi due anni con placebo e successivamente con Interferone beta-1a. La percentuale dei pazienti rimasti liberi da accumulo di nuove lesioni alla risonanza magnetica, in un periodo medio di 7.4 anni, e' stata del 46% tra i pazienti in trattamento con Interferone beta-1a 44 mcg e del 34% tra i pazienti in trattamento con Interferone beta-1a 22 mcg , mentre i pazienti del gruppo placebo hanno presentato un maggiore incremento del volume totale delle lesioni, pari al 73%. I pazienti , sottoposti a trattamento precoce con Interferone beta-1a 44mcg , hanno presentato una riduzione del 26% del rischio relativo di accumulo di lesioni rispetto ai pazienti che hanno ritardato l'inizio della terapia. ( Xagena2004 ) Fonte : 56th Annual Meeting of the American Academy of Neurology 2004

DA ANAAO-ASSOMED NEWS DEL 29 APRILE 2004 Frenano correzioni su medici e esclusiva (Sole24Ore) Sindacati spaccati. Regioni contrarie. Partiti divisi alla meta. L'imminente tentativo della maggioranza al Senato di concedere ai medici pubblici la reversibilita' della scelta per l'esclusiva col Ssn, rischia di lasciare a tanti l'amaro in bocca. E intanto l'emendamento presentato dalla forzista Maria Elisabetta Alberti Casellati, vice-presidente del gruppo di Forza Italia al Senato, al Dl 81 sulle emergenze sanitarie, dovra' attendere ancora qualche giorno prima di essere votato. L'assemblea di Palazzo Madama dovrebbe cominciare solo oggi la discussione generale del decreto, per votarlo pero' (incluse le pregiudiziali di costituzionalita') solo la prossima settimana. Quando l'aula sara' gia' densa di appuntamenti (in agenda ci sono anche pensioni e condono edilizio), col rischio di surriscaldare ulteriormente un clima politico gia' torrido. Il decreto dovra' poi passare alla Camera per la conversione entro maggio, ma i lavori si interromperanno dal 27 maggio fino a dopo le elezioni. Cosa cambia. L'emendamento si risolve in due commi. Propone che i medici possano optare ogni anno, entro il 30 novembre, per il rapporto di lavoro non esclusivo che scatterebbe dal 1x gennaio successivo, fatti salvi tempi piu' ridotti decisi dalle Regioni. Chi resta esclusivo non perderebbe l'indennita' (che, si precisa, non e' .di irreversibilita'/ ma di .esclusivita'/). Al tempo stesso, anche chi non e' in rapporto esclusivo potra' avere la direzione di strutture semplici e complesse. I primari, in sostanza, potrebbero svolgere la libera professione "fuori casa". Infine, la proroga del tempo definito. Tra speranze e bocciature. .Se il Governo paga gli eventali oneri in piu' le Regioni di centro-destra sono favorevoli/, fa sapere Rocco Palese (Puglia). Ma il centro-sinistra da' lo stop: .Restano in piedi tutte le nostre opposizioni/, afferma Giovanni Bissoni (Emilia-Romagna). Perplessita' finanziarie (permanenza del fondo per gli indennizzi, rischio di oneri diretti e riflessi), ma anche di carattere istituzionale per la .schizofrenia/ di un Governo che da una parte giudica insufficiente la riforma federalista dell'Ulivo, dall'altra fa la devolution assoluta e poi centralizzare le decisioni. Bocciatura anche dall'ex ministro Rosy Bindi: .La maggioranza pensa di fare le riforme con emendamenti e blitz/. D'altra parte, aggiunge, la Camera non accettera' mai di violare il principio dell'omogeneita' di materia che deve caratterizzare i decreti. Di emendamento .inaccettabile/, poi, parla anche Augusto Battaglia (Ds). Piu' "riflessivo", ma spaccato, il versante sindacale. Che ha l'esigenza di chiudere il contratto. Serafino Zucchelli (Anaao) boccia la possibilita' che i primari possano lavorare fuori Ssn. E mette in guardia dal rischio di perdere l'indennita' di esclusiva: la modifica .non basta nemmeno per cominciare/. Questa la proposta Anaao: opzione per l'esclusivita' a ogni rinnovo dell'incarico dirigenziale o quando si .modificano le condizioni/. Due secchi no anche dalla Cgil con Massimo Cozza e Roberto Polillo: .Un cavallo di Troia del privato nel Ssn e per il contratto/ e un .meschino tentativo di imbonire i medici/. E Armando Masucci (Uil) frena: il Governo non tocchi l'indennita' di esclusivita' e non si limiti .a tali fragili manovrine/. Caute, ma positive, le reazioni di Cimo e Cisl. .Finalmente un primo segnale di risposta alle promesse molto piu' ampie fatte dal Governo tre anni fa/, afferma Stefano Biasioli (Cimo). Ma .la categoria si aspetta molto di piu'/ e d'altra parte, aggiunge, qualsiasi soluzione deve superare le forche caudine di Camera e Senato. Di .primo segnale positivo/ parla anche Giuseppe Garraffo (Cisl medici), anche se serve .qualche correzione/. Sempreche', conclude, il .Parlamento riesca ad approvare l'emendamento visto il clima generale di scontro politico e dei problemi nella maggioranza/. Roberto Turno

DA EPAC.IT NEWS DEL 29 APRILE 2004 Primo progetto in Italia per controllare le infezioni ospedaliere Si chiama Sisiov ed e' stato realizzato in Veneto La Regione Veneto, prima in Italia, ha dedicato una particolare attenzione al problema delle infezioni ospedaliere, realizzando il "Progetto Sisiov" (Sistema Integrato Sorveglianza Infezioni Ospedaliere), frutto di due anni di lavoro del Servizio Epidemiologico Regionale di Castelfranco Veneto, nel corso dei quali e' stata monitorata la situazione in 7 Ospedali "campione", raccogliendo dati e individuando una serie di azioni di prevenzione da mettere in atto. Le infezioni ospedaliere costituiscono un importante problema di sanita' pubblica, non solo per le gravi ripercussioni sul paziente e la comunita' sociale (che vede impiegare risorse aggiuntive per la salvaguardia, cura e ripristino dello stato di salute), e come strumento di contenimento di epidemie come la SARS, ma anche e soprattutto per quanto attiene il controllo di qualita' delle prestazioni che erogano i servizi sanitari. Nella sola Europa, i costi delle infezioni ospedaliere, che hanno un'incidenza attestata tra il 5% e il 10% dei ricoveri, sono altissimi, sia in termini di "vite umane" sia in termini "economici" nell'ambito delle resistenze ai farmaci. E negli Stati Uniti, secondo dati OMS, interessano oltre 2 milioni di pazienti e hanno un costo sociale tra 4 e 5 miliardi di dollari. Lo studio del Veneto ha interessato gli Ospedali di San Bonifacio (Verona), Vicenza, Treviso, Bassano, Rovigo, Padova e Verona-Borgo Roma, trattando la situazione di 102.187 dimissioni e 17 diverse specialita'. La "frequenza relativa", cioe' la percentuale di infezioni registrate per specialita' sul totale delle 5.848 infezioni riscontrate, ha evidenziato un 23% nelle medicine; 11% nelle geriatrie; 9% nelle chirurgie generali; 8% nelle terapie intensive; 7% nelle pediatrie; 5% nelle neurologie; 3% in pneumologie, malattie infettive, e malattie endocrine; 2% in ortopedie, neurochirurgie, ostetrice, urologie, nefrologie, gastroenterologie, oncologie e cardiochirurgie. I principali fattori di rischio sono risultati aggregabili in alcuni "gruppi": le condizioni del paziente al suo ingresso in ospedale (eta' avanzata, immunodepressione, gravi patologie); le condizioni generali organizzativo-strutturali dell'ambiente ospedaliero (sale operatorie, terapie intensive, dimensioni e complessita' della struttura); gli interventi medico-chirurgici ed infermieristici (procedure particolarmente invasive). Pesano molto, secondo lo studio del Veneto, anche comportamenti inappropriati (come la scarsa igiene delle mani) e l'uso improprio delle terapie antibiotiche, che innesca il sempre piu' diffuso fenomeno delle antibiotico-resistenze. Fonte: Regione Veneto

DA CORRIERE.IT-SPORTELLO CANCRO DEL 29 APRILE 2004 Farmaci anti-Aids contro il tumore, nuovi studi MILANO - Altri 30 pazienti saranno arruolati entro il prossimo giugno nello studio italiano teso a verificare l'efficacia del farmaco anti-Aids Indinavir contro un tumore, il sarcoma di Kaposi, su pazienti sieronegativi. La ricerca e' coordinata dall'Istituto Superiore di Sanita' (ISS) tramite il gruppo di Barbara Ensoli, direttore del reparto AIDS del dipartimento di Malattie Infettive, Parassitarie e Immunomediate dell'ISS. Con il nuovo arruolamento il numero dei pazienti coinvolti nello studio salira' a 49, tutti sieronegativi. Lo studio, che coinvolge 10 centri presenti su tutto il territorio nazionale finanziati dallo stesso ISS, e' partito direttamente dalla fase II (cioe' da quella che serve per valutare le dosi piu' adeguate), poiche' gli inibitori della proteasi sono gia' in uso da tempo, anche se per un'indicazione diversa, e di conseguenza i dati relativi alla sicurezza sono noti. "Abbiamo deciso di ampliare il campione di pazienti - afferma Barbara Ensoli - perche' i primi risultati sono stati incoraggianti grazie alla molteplice attivita' anti-angiogenica, anti-tumorale e anti-infiammatoria dell'Indinavir, non correlata ai suoi effetti sull'HIV". Questa e' la prima sperimentazione in cui si utilizza un farmaco che blocca la proteasi, uno degli enzimi che aiutano il virus dell'Aids a replicarsi e che agisce anche come un potente alleato delle cellule tumorali, favorendone sia la crescita (perche' fa sviluppare i vasi sanguigni che nutrono il tumore), sia la loro capacita' di invadere i tessuti sani. La ricerca ha l'obiettivo di dimostrare che l'Indinavir puo' rappresentare una terapia innovativa nel trattamento del sarcoma di Kaposi classico, fornendo una possibile alternativa alle chemioterapie comunemente utilizzate per questo tipo di tumore, ma caratterizzate da elevata tossicita', dalla necessita' di ricovero ospedaliero e incapaci, oltretutto, di indurre remissioni durature della malattia. Il sarcoma di Kaposi e' diffuso soprattutto in alcune aree come l'Italia meridionale, la Sicilia, la Sardegna e la valle del Po. I primi segni del tumore compaiono sulle gambe, con la formazione di noduli o placche violacee intensamente vascolarizzate. Gradualmente le lesioni si estendono e possono colpire anche organi interni, come linfonodi, apparato gastroenterico, respiratorio ed osseo.

DA YAHOO! SALUTE DEL 29 APRILE 2004 Radiografie dentali e basso peso alla nascita La notizia. Il rischio di basso peso alla nascita in bambini nati a termine si quadruplica se la madre durante la gravidanza ha effettuato radiografie dentali; lo riporta uno studio apparso sulla rivista JAMA. Approfondimento. L'impatto negativo delle radiazioni ionizzanti nello sviluppo fetale e' stato gia' documentato in passato per quanto riguarda le radiografie agli organi riproduttivi; si da' attualmente per sicura l'applicazione delle radiazioni in zone diverse del corpo della donna gravida, fra cui viene incluso anche il capo. C'e' tuttavia da considerare che le radiografie al capo e al collo vanno ad interessare l'asse ipotalamo-ipofisario-tiroideo. La questione delle radiografie dentali assume rilevanza se si considera che la donna, al momento di effettuarla, potrebbe anche non sapere ancora di essere in stato di gravidanza. Lo studio. I ricercatori hanno selezionato un gruppo di 1.117 donne che hanno usufruito di terapie dentali negli anni dal 1993 al 2000; ed hanno poi selezionato un gruppo di donne che, essendo in gravidanza al momento della radiografia, avevano partorito bambini di basso peso alla nascita. Questa categoria e' stata divisa in tre sottogruppi, a seconda della dose di raggi X ricevuti che, ad esempio, e' maggiore in un'ortopanoramica. e' stato poi impostato uno studio caso-controllo, selezionando in modo randomizzato, per ciascun caso del gruppo sperimentale, quattro soggetti di controllo fra donne che avevano partorito bambini di peso normale. I risultati hanno mostrato che le donne con bambini di basso peso avevano ricevuto durante la gravidanza dosi di raggi X superiori a 0,4 mGy nell'1,6 per cento dei casi, mentre questo si era verificato solo nell'1 per cento dei casi nei controlli. Se si confrontava il gruppo a maggiori dosi di radiazioni con quello di donne che non si erano affatto sottoposte a raggi X dentali durante la gravidanza, la differenza era ancora piu' evidente, concretizzandosi in un rischio di 2,2 volte maggiore di partorire un bambino di basso peso, e maggiore di ben quattro volte se si includevano nell'analisi dei dati i soli bambini nati a termine. Conclusioni. Gli autori osservano che lo studio non identifica con certezza la ghiandola coinvolta nel rallentamento di crescita quando colpita da raggi X, ma le informazioni provenienti da precedenti studi fanno pensare che si tratti della tiroide, la cui vulnerabilita' ai raggi X e' stata gia' evidenziata; inoltre sembra che questa sensibilita' sia accentuata durante la gravidanza. Un limite della ricerca invece e' il non poter accertare, se non con una certa approssimazione, le abitudini materne rispetto al fumo, altro fattore collegato con uno scarso peso alla nascita. "La nozione che le radiografie in zone diverse da quelle riproduttive siano sicure in gravidanza" concludono gli autori, "ha bisogno di essere sottoposta ad ulteriori indagini". Bibliografia. Hujoel PP, Bollen AM, Noonan CJ. Antepartum dental radiography and infant low birth weight. JAMA 2004;291:1987-93. antonella sagone