Esclusiva addio? Non sarà solo "campagna elettorale"?


          I primi a reagire all'

  • ipotesi di Berlusconi di cancellare l'esclusiva rendendo l'indennità parte dello stipendio senza più differenze tra intra ed extramoenia, sono stati i sindacati di Intesa medica.

    «I medici non chiedono promesse elettorali ma fatti concreti - ha detto Stefano Biasioli (Cimo) - come un nuovo ordinamento professionale, un nuovo contratto e nuovi atteggiamenti delle parti istituzionali».

    «Anche se le notizie del 1° aprile odorano di pesce - ha detto Giuseppe Garraffo (Cisl medici) riferendosi all'anticipazione de «Il Sole-24 Ore» di giovedì scorso - prendiamo sul serio le buone nuove di Palazzo Chigi. Il presidente Berlusconi deve intervenire urgentemente su Sanità e medici attuando immediatamente il contratto del comparto, accelerando in Parlamento la riforma ordinamentale dei medici e  attivando il tavolo a tre Governo, Regioni, sindacati per discutere del finanziamento della Sanità».

    «Ove si avverasse quanto riportato della riunione presieduta da Berlusconi - ha detto Raffaele Perrone Donnorso (Anpo) - sarebbe il primo segnale di attenzione alla categoria medica da parte di questo Governo».

    «Solo dichiarazioni pre-elettorali quelle di Silvio Berlusconi» ha invece affermato Serafino Zucchelli (Anaao), che aspetta, prima di esprimersi nel merito «qualcosa di concreto, un testo scritto, e soprattutto il parere delle Regioni».

    E l'Intersindacale medica, di cui l'Anaao fa parte, confermando lo sciopero del 24 aprile,  ritiene indispensabile «uscire dalla genericità degli annunci propagandistici per verificare in concreto l'integrità dell'esclusiva e il buon funzionamento delle strutture del Ssn. Nessuna risposta al sottofinanziamento, né al peggioramento delle condizioni di lavoro e nulla si è fatto per l'inizio della trattativa che porti al rinnovo del contratto scaduto da più di due anni: per nessuna ragione intendiamo svendere un rapido rinnovo in cambio della libera professione».

    «Se malauguratamente - ha sostenuto Armando Masucci (Federazione medici-UilFpl) - ci si avviasse sulla strada della modifica dello stato giuridico non più esclusivo, non solo le Regioni sarebbero pronte a rimettere in discussione tutto anche fino alla soppressione dell'indennità, ma si creerebbe un'insopportabile e insostenibile sperequazione normativa ed economica con le altre dirigenze del Ssn. E questo sarebbe il colpo decisivo che il Governo darebbe alla pubblicità e unitarietà del Ssn».

    «La liberalizzazione per i cittadini, in assenza di adeguate regolamentazioni della libera professione, che comunque andranno modificate - ha detto Massimo Cozza (Cgil medici) - non potrà che peggiorare la tutela della salute per chi non ha le risorse per rivolgersi al privato, a fronte delle liste di attesa, e ai disagi che ancora sussistono nel servizio pubblico».

    «Se per l'area medica saranno reperite risorse ulteriori a quelle già concordate - hanno commentato Cgil, Cisl e Uil - rivendicheremo l'applicazione della norma di armonizzazione per estendere ai lavoratori del comparto e della dirigenza della pubblica amministrazione lo stesso beneficio».

    «Si tratta solo di una proposta elettoralistica - secondo il segretario conferdale Cgil, Achille Passoni -  quando si ipotizza di cancellare una sacrosanta e civilissima norma come quella riguardante l'esclusività del rapporto di lavoro dei medici. Ai quali tra l'altro non vene rinnovato il contratto di lavoro. Dunque per fare un qualche favore a pochi si calpesta perfino la logica che varrebbe in qualsiasi azienda e per qualsiasi dirigente.  Ma soprattutto - osserva - si mette in crisi un intero sistema».

    «L'eliminazione dell'irreversibilità mi rende felice», ha commentato il presidente Fnom, Giuseppe Del Barone. «Quello che mi chiedo - ha aggiunto - è se le Regioni abbiano i soldi e se, ammesso che li trovino, ne rimangano anche per le altre categorie».

    E mentre il ministro Sirchia preferisce per il momento non fare commenti alla notizia, i parlamentari della Cdl non hanno dubbi. «Si tratta di mantenere fede all'impegno preso dalla Cdl, maturato all'interno di Forza Italia assieme alle istituzioni parlamentari e governative», ha detto l'azzurro Antonio Tomassini presidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato.

    «Cambieremo rapidamente le regole del lavoro dei medici per restituire a loro e  ai cittadini libertà di scelta», ha affermato Giuseppe Palumbo (Fi), presidente della Commissione Affari Sociali della Camera. «Un'operazione che ora incassa l'impegno diretto del premier» -  ha commentato - che vuole ?debindizzare? la Sanità, con un termine da lui stesso coniato».

    «L'annuncio che il Governo cancellerà l'esclusiva è l'ultimo atto di una strategia di affossamento del sistema pubblico», ha commentato Rosy Bindi, oggi responsabile politiche Sociali della Margherita. «È questa, del resto - ha aggiunto - la vera priorità di Berlusconi. Si torna al metodo De Lorenzo che ai medici diceva: ?non ho soldi per i vostri stipendi ma potete guadagnarveli dove e come volete».

    «L'obiettivo è lo sfascio della Sanità pubblica» ha affermato Maura Cossutta, responsabile nazionale dello stato sociale del Comunisti italiani.

    «La validità della proposta - ha commentato Piergiorgio Massidda, capogruppo di Fi all'Affari Sociali della Camera - è dimostrata dalla reazione disordinata della sinistra. Sorprende che l'Ulivo, pur di criticare il Governo e le sue riforme innovative, usi motivazioni alle quali non credono piu neanche i bambini».

«Quella di Berlusconi ? ha affermato Livia Turco, responsabile Welfare dei Ds - - non è una scelta a favore dei medici ma è una vendetta ideologica contro la legge dell'Ulivo che aumenterà pesantemente le differenze tra cittadini ricchi e poveri. Berlusconi dimentica che nella loro piattaforma, al primo e secondo posto, i medici hanno scritto più risorse per la Sanità pubblica e no alla devolution».

Sì alla riforma del rapporto di lavoro dei medici, ma senza liberalizzazione selvaggia, ha affermato Dorina Bianchi, capogruppo dell'Udc all'Affari sociali della Camera. «La prioritá però - ha aggiunto -  è il rinnovo del contratto nazionale dell'intero comparto Sanitá».

«La proposta - ha commentato l'assessore Giovanni Bissoni (Emilia Romagna) - ha una connotazione smaccatamente elettorale e statalista che priva le Regioni di competenze e autonomie acquisite con il nuovo Titolo V della Costituzione. Ci dica il presidente del Consiglio se concluso l'orario di lavoro in Mediaset, Fede o Costanzo potrebbero, a esempio, lavorare da liberi professionisti in Rai».

Medici: Berlusconi dice addio alla "Legge Bindi"


«L'abbiamo promesso in campagna elettorale e lo faremo: libereremo i medici dal giogo della legge Bindi». Dev'essere stato più o meno con queste parole che, ieri, al termine di un vertice allargato a Palazzo Chigi, Silvio Berlusconi ha chiamato a raccolta Forza Italia e ha impartito le sue direttive: per i dottori del Ssn scatta l'era della liberalizzazione del rapporto di lavoro. Fatte le ore di lavoro che spettano, i medici del servizio pubblico potranno esercitare la libera professione dove e come vogliono. Senza più gli "steccati" - e le "brutte parole" - della reversibilità o irreversibilità della scelta "dentro o fuori" le mura del Ssn. E con l'indennità di esclusiva che finirà dritta dritta in busta paga. Con pari opportunità per tutti di fare carriera. E, forse, allungando anche l'età pensionabile fino a 70-72 anni.

Mentre infuria la polemica su un contratto scaduto da oltre due anni le cui linee guida non riescono neppure ad approdare a Palazzo Chigi, sulla "questione medica" scende in campo in prima persona il premier. Con indicazioni di lavoro precise e perfino con una data di scadenza ravvicinatissima: raggiungere l'obiettivo entro le elezioni europee. Se possibile. Intanto, comunque, si manderà un segnale preciso a una categoria, quella dei medici, che continua a contare, e parecchio, nel panorama politico italiano.

Al vertice con Berlusconi c'erano il ministro della Salute, Girolamo Sirchia, il sottosegretario alla Presidenza, Gianni Letta, i due capigruppo di Forza Italia alla Camera e al Senato, Elio Vito e Renato Schifani, i presidenti delle commissioni sanità, Giuseppe Palumbo e Antonio Tomassini, il responsabile di settore di Forza Italia, Eolo Parodi. Un vertice riservatissimo, nel corso del quale è stato fatto probabilmente il punto dello stato dell'arte e degli oltre cinquanta tentativi di Sirchia che in due anni hanno fatto flop tra gli stop delle Regioni e le scarse certezze avute dalla stessa maggioranza.

Berlusconi ha così deciso di tirare dritto per azzerare definitivamente l'odiata "riforma Bindi". Con un articolato, non semplicissimo da definire, che dovrà essere messo a punto, e naturalmente condiviso, in brevissimo tempo. Dopo di che, se tutte le difficoltà saranno superate e superabili, si individuerà lo strumento legislativo: un disegno di legge o emendamenti ad hoc in Parlamento. Magari - è un'ipotesi, ma ne va individuata la praticabilità anche costituzionale - al decreto legge bis sulle emergenze sanitarie che sta per tornare alle Camere. Senza contare, sullo sfondo, le prevedibili resistenze che ancora potranno arrivare dai governatori, che già più volte hanno frenato qualsiasi modifica della legge: da una parte perché rivendicano competenze proprie, dall'altra perché temono pesanti ricadute finanziarie a carico dei loro bilanci sanitari già in profondo rosso.

L'idea di fondo allo studio è comunque, intanto, di chiamare a raccolta le Regioni governate dal centro-destra. E fare scudo. Nella convinzione che la liberalizzazione del rapporto di lavoro dei medici - al di fuori dell'orario contrattuale ma con le garanzie di "non nuocere" al Ssn e di pensare per prima cosa al taglio delle liste d'attesa - rappresenti una carta vincente nei confronti dei medici. Tanto più mentre si va verso il voto alle amministrative e alle europee. Se poi non si facesse in tempo, resterebbe sul terreno una legge comunque in cammino.

Nella maggioranza c'è naturalmente la consapevolezza che la proposta non andrà avanti in discesa. Ma il dado è tratto e c'è tutta l'intenzione di non perdere tempo. Fa parte del "contratto coi medici", è la parola d'ordine. Anche se non mancheranno riflessi sull'andamento del rinnovo degli accordi che riguardano oltre 120mila tra medici e non della dirigenza del Ssn.

Una mina in piena regola, quella del contratto della dirigenza. Alla quale l'altro ieri s'è aggiunta quella della mancata ratifica da parte della Corte dei conti dell'accordo economico per il biennio 2002-2003 dei 570mila dipendenti non dirigenti. Ieri le Regioni in comitato di settore hanno confermato di garantire il loro impegno per pagare lo 0,32% in più promesso al momento della firma. Ma hanno chiesto che la Corte anticipi il normale iter e renda note subito le motivazioni reali della «certificazione non positiva». Oggi scenderanno in campo anche i governatori. Ed esaminare anche l'andamento del confronto di ieri col ministro della Funzione pubblica, Luigi Mazzella, sulla possibilità che nel futuro tutti i contratti vengano affidati a una struttura interregionale, non più all'Aran. In tempi di federalismo, sostengono i governatori, si deve cambiare.