"Annual Sanità": il riequilibrio delle risorse deve puntare ai fondi integrativi

Recuperare 10,5 miliardi dalla previdenza. Aumentare la spesa privata di altri 5,2 miliardi con «piani assicurativi» volontari e garantiti dallo Stato. Combattere il «superfluo» e le inefficienze di Asl e ospedali per risparmiare altri 8 miliardi. I conti del Servizio sanitario nazionale non tornano? Ebbene, per evitare tagli alle prestazioni, e trovare nuova linfa per la ricerca biomedica, la ricetta sarebbe bell'e pronta. Varrebbe complessivamente quasi 24 miliardi e salverebbe il Servizio sanitario dal de profundis. A proporla, è stato ieri il ministro della Salute, Girolamo Sirchia, nel corso di «Annual sanità: spesa sanitaria pubblica e privata in Italia», convegno organizzato dal Sole-24 Ore insieme a Farmindustria.

Tema delicatissimo e avvertito come una vera e propria urgenza, quello della spesa sanitaria. Ne sanno qualcosa le Regioni, che continuano a battere cassa per far fronte a extradeficit plurimiliardari. E ne sa qualcosa il ministero dell'Economia, che in una ormai lunga congiuntura in salita, continua a resistere agli assalti ai forzieri dello Stato. Fatto sta che tutti, o quasi, gli intervenuti al convegno di ieri hanno messo in guardia: per evitare di finire a un punto di non ritorno, è necessario individuare forme di finanziamento alternative a quelle, ormai insufficienti, oggi garantite dal sistema pubblico. E la strada da percorrere suggerita, è soprattutto quella dei Fondi sanitari integrativi. Ma anche (l'ha proposto Roberto Formigoni, presidente della Regione Lombardia) dell'affidamento degli ospedali a Fondazioni gestite con i privati.

Ma "congiuntura difficile", significa anche trovare le strade per uscire dalle secche di una R&S all'italiana povera di risorse e di idee innovative di finanziamento. Un aspetto, questo, che vede le imprese private operanti nel settore sanitario in una particolare situazione di sofferenza.

E lo stimolo a uscire dal guado è arrivato da tutti. Con un occhio particolare per l'industria farmaceutica che «ha tutte le caratteristiche per essere un fattore di accelerazione della nostra competitività: dobbiamo tenerne conto, non abbiamo molto tempo», ha dichiarato Guidalberto Guidi, presidente del gruppo editoriale Sole 24 Ore. Anche perché - ha affermato Giorgio Squinzi, vice presidente di Confindustria per l'innovazione e lo sviluppo tecnologico - «l'industria della salute è ad alta densità di ricerca e il tema della sanità è connesso con ricerca e innovazione in modo importante per il sistema-Paese». Un tema, questo, nuovamente sostenuto dal presidente di Farmindustria, Federico Nazzari, che ha rilanciato con forza la necessità di stringere un «patto» con le istituzioni per la costruzione di una politica industriale farmaceutica. Purché concordata.

Ma è stato il tema della spesa sanitaria il filo rosso attorno al quale ha ruotato il convegno. La proposta di Sirchia, in particolare, farà parte di un «piano strategico» che il ministro sottoporrà alle Regioni la prossima settimana. Per recuperare il gap rispetto agli altri Paesi europei - ha dichiarato il ministro - è necessario recuperare 1-1,5 punti di Pil per arrivare, tra spesa privata e pubblica, a quota 9,7-10 per cento.

Di qui la proposta di Sirchia. Per prima cosa, spostando lo 0,8% del Pil dalla previdenza alla sanità, anche per fronteggiare l'emergenza della non autosufficienza: aumento dell'età pensionabile, eliminazione dei privilegi pensionistici, controllo degli abusi, sono alcune delle misure specifiche indicate dal ministro. Seconda proposta: accrescere dello 0,4% (per portarla complessivamente al 2,7%) la spesa privata ricorrendo a «piani assicurativi garantiti dallo Stato, opportunamente incentivati, volontari». Infine: eliminando la «spesa superflua, le inefficienze e le inappropriatezze» nella gestione di Asl e ospedali, si recuperebbero, secondo il ministro, almeno altri 8 miliardi. Una cifra che vale il 10% del Fondo sanitario nazionale.
(5 dicembre 2003)

Roberto Turno (da Il Sole-24 Ore)