Governo clinico: via libera del Cdm al Ddl del ministro Sirchia

Nasce il medico super manager che spunterà le unghie ai direttori generali manager. E sale a 70 anni l'età pensionabile dei camici bianchi pubblici, universitari inclusi. Si scrive "governance clinica", si legge "più potere ai medici". È all'insegna di una nuova distribuzione degli incarichi e di un diverso assetto di equilibri e poteri nelle Asl e negli ospedali-azienda, che il ministro della Salute, Girolamo Sirchia, ha proposto al Governo i nuovi «Principi fondamentali in materia di Servizio sanitario nazionale». E il Cdm di oggi ha approvato il testo che passa ora all'esame della Conferenza Stato-Regioni per poi tornare in caso di proposte o modifiche al Consiglio dei ministri.

A pochi giorni dal brindisi per i 25 anni del Ssn, ecco dunque arrivare una nuova riforma che tanto "mini", visti gli interessi che rimette in gioco, non può essere considerata. La andava ripetendo da settimane, il ministro, la sua voglia di mettere mano alla governance del Ssn. E ora - anche dopo la complicata partita tuttora apertissima sull'irreversibilità del rapporto di lavoro dei medici pubblici - ha deciso di rompere gli indugi.

La governance clinica. Punto di partenza del Ddl, costituito di due soli articoli, è un principio cardine: «Il governo delle attività cliniche, la programmazione, organizzazione, sviluppo e valutazione» delle attività tecnico-sanitarie e ad alta integrazione sanitaria, dovranno essere garantite con un «collegamento» diretto, e indispensabile, del Collegio di direzione dell'azienda. Nasce insomma il coordinamento clinico. E viene creata una super figura di vertice: il «coordinatore clinico aziendale». Il nuovo super manager sanitario, che sarà nominato dal direttore generale su proposta dei dirigenti di struttura complessa (gli ex primari), tra i quali dovrà essere scelto.

Il super coordinatore clinico potrà svolgere le attuali funzioni del direttore sanitario, che la Regione potrà decidere di sopprimere negli ospedali e resterà titolare (primario) della struttura che dirige solo nel caso non assuma le funzioni del direttore sanitario. Il coordinatore darà pareri obbligatori al direttore generale «sugli atti relativi alle materie di competenza». Di più: svolgerà funzioni di indirizzo, coordinamento e verifica nei confronti dei medici responsabili di strutture aziendali su aspetti sanitari, clinico-organizzativi, programmi di tutela della salute. E ancora: elaborerà indirizzi sulle strategie di assistenza e sui «percorsi diagnostico-terapeutici per la sistematica revisione e valutazione della pratica clinica e assistenziale», con un occhio particolare per i risultati ottenuti rispetto a obiettivi clinici e taglio delle liste d'attesa.

Altri poteri del coordinatore clinico saranno la presidenza dei collegi tecnici per la verifica delle attività professionali. E anche, materia scottante, delle commissioni per affidare gli incarichi di primariato: commissioni che dovranno selezionare una terna di nomi (oggi si sceglie all'interno di «una rosa» di nomi), dalla quale il direttore generale dovrà pescare «salvo diversa motivata determinazione». Varranno titoli profesionali, scientifici e di carriera nonché i crediti di formazione continua (Ecm) posseduti. Il coordinatore clinico aziendale presiederà inoltre il collegio di direzione, le cui decisioni il direttore generale potrà non seguire, ma ancora una volta solo con un «provvedimento motivato».

In pensione a 70 anni. Si torna alla carica per l'allungamento dell'età pensionabile. «Per particolari esigenze assistenziali», le aziende sanitarie potranno mantenere in servizio fino a 70 anni, anche di anno in anno e su richiesta dei medici interessati, i dirigenti medici di struttura complessa. Possibilità che viene estesa ai medici universitari.