Intramoneia: l'attività sotto la lente dell'Assr

Una spesa totale a carico degli assistiti di 792 milioni di euro, in crescita del 12,55 per cento. Onorari al personale per 700 milioni, in aumento del 15,4 per cento. Ricavi per le aziende sanitarie per 91,7 milioni, sostanzialmente stabili.

È andata bene nel 2002 l'attività libero professionale dei medici all'interno del Ssn. Gli italiani hanno pagato in media 13,82 euro pro capite, ma con grandi oscillazioni: la spesa più alta è stata al Nord (19,44 euro a testa), con l'Emilia Romagna (24,02) leader assoluto, e il Sud (5,91 euro a testa) fanalino di coda, con la Calabria (2,46) in fondo alla classifica. E se i costi a carico dei cittadini aumentano, crescono anche i ricoveri in libera professione intramoenia: nel 2001 sono stati 37.494 (lo 0,93% dei ricoveri totali), con macroscopiche differenze regionali e una pesante incidenza della chirurgia generale.

Gli interventi sul cristallino e per il parto (cesareo e non) sono i più gettonati. Ma non mancano, non sempre giustificabili, i ricoveri a pagamento per i malati di cancro. È un quadro a tinte opache quello che emerge dai «Dati di sintesi sulla libera professione intramoenia» relativa al 2002, elaborata dall'Agenzia per i servizi sanitari (Assr) e appena consegnata a tutte le Regioni.

Un quadro nel quale le statistiche dicono molto e poco insieme: quanto, soprattutto, abbia inciso la necessità di evitare i lunghi tempi d'attesa per ottenere le prestazioni a pagamento all'interno del servizio pubblico. Prestazioni di cui si ha diritto gratuitamente, e che nel caso delle neoplasie gridano vendetta.

Costi e ricavi allo specchio. Il Nord sbanca in valori assoluti e pro capite sia per i ricavi che per i costi: 492 milioni di incassi, con una quota per cittadino di 19,44 euro; 418,4 milioni di corrispettivi al personale (16,53 euro) a testa. Seguono le regioni del centro Italia, con poco più di 178 milioni di incassi (16,27 euro a cittadino) e 163 milioni di oneri per il personale.

In fondo alla graduatoria stanno Sud e isole maggiori, con 121 milioni di ricavi (5,91 euro a testa) e 118,5 di oneri per i dipendenti (5,77 pro-capite). Una classifica che vede la Lombardia in pole position per incassi assoluti (141,5 mln) e la Basilicata ultima (con 3,9); ma che assegna all'Emilia Romagna la leadership per i ricavi pro capite (24,02 euro) e la Calabria con ricavi al lumicino (2,46).

Classifiche che valgono anche per quanto riguarda gli oneri per il personale. E se l'intera operazione ha comportato per il Ssn un guadagno di 91 milioni di euro (che serve alla copertura di altri costi), non tutte le Regioni possono cantare vittoria. Sono 5 le Regioni in perdita nel rapporto costi/ricavi pro-capite: Umbria, Marche, Abruzzo, Molise e Puglia.

Un risultato, avverte l'Assr, che «verosimilmente è da attribuire alla circostanza che le aziende sanitarie hanno previsto lo svolgimento dell'attività libero professionale intramoenia con oneri a proprio carico allo scopo di ridurre le liste d'attesa». Nel confronto tra 2001 e 2002, il Lazio (+42,6%) ha segnato l'aumento più sostenuto nei ricavi e l'Abruzzo (-3,3%) il dato peggiore.

Ma per quanto riguarda i costi è sempre il Lazio (+42,78%) a tenere la testa, con l'Abruzzo (+0,25) in coda. Ricoveri a quota 37.494. I dati sui ricoveri sono riferiti al 2001, perché solo per quell'anno s'è potuta fare per la prima volta una rilevazione. Rilevazione purtroppo ancora impossibile per l'assistenza specialistica in intramoenia. E anche per quanto riguarda i ricoveri, si registra la solita Italia a più velocità.

I ricoveri in prestazioni a pagamento sono stati 37.494, lo 0,29% del totale (12,9 milioni) del Ssn. Ma con percentuali che variano dai picchi dello 0,86% del Lazio e dello 0,57% del Piemonte, allo 0,1% di Basilicata e Sardegna. Dati, sottolinea lo studio, da prendere con le molle, considerato che, essendo il primo anno di rilevazione, le aziende sanitarie potrebbero non aver compilato esattamente le Sdo (schede di dimissione ospedaliera).

La chirurgia generale (27,61%) sbanca per numero di interventi, seguita da ostetricia e ginecologia (18,35%) e da ortopedia e traumatologia (9,28%). L'oncologia, con l'1,15%, ha riguardato 430 pazienti.
(8 dicembre 2003)

Roberto Turno da (Il Sole-24 Ore del Lunedì)