Primo piano
Farmacovigilanza, lista dei supercontrollati in un decreto
In Gazzetta Ufficiale un primo elenco, comprendente tutte le specialita' medicinali in commercio a partire dall'1 gennaio 2002
Una lista di farmaci 'supercontrollati', composta da molecole piu' nuove, da tenere sotto stretta sorveglianza per rilevare eventuali effetti collaterali. Il decreto che istituisce un primo elenco, comprendente tutte le specialita' medicinali in commercio a partire dall'1 gennaio 2002, e' pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. I farmaci sono suddivisi in due gruppi: uno basato sul tipo di specialita' medicinale, l'altro sul principio attivo del farmaco.

L'iniziativa era stata anticipata lo scorso settembre, in un convegno a Roma, da Nello Martini, Direttore generale del dipartimento Farmaci del ministero della Salute. ''Non si tratta di un elenco di farmaci 'piu' cattivi' di altri - aveva precisato Martini - ma di prodotti sui quali tenere piu' alto il livello di attenzione, da monitorare cioe' con piu' intensita'. Non una lista compilata una tantum - aggiunge - ma da aggiornare o ampliare, e che dovra' diventare parte integrante dell'atto prescrittivo''.

Il Decreto - si legge sul sito del ministero della Salute - rappresenta l'evoluzione di quanto gia' disposto dal D.Lgs. 95/2003 che conferma come la segnalazione spontanea delle reazioni avverse sospette sia lo strumento fondamentale per l'attivita' di farmacovigilanza. Questa strategia nella sorveglianza spontanea coinvolge principalmente gli operatori sanitari che hanno il compito di segnalare solo reazioni sospette gravi e/o inattese per i farmaci in commercio da tempo, e tutte le reazioni sospette nel caso di vaccini e farmaci sottoposti a monitoraggio intensivo
Sanità
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Fecondazione, legge etica contro il diritto della scienza
La legge sulla fecondazione assistita che rischia di essere approvata in Italia e' una ''legge etica'', contro il diritto della Scienza, che ''antepone un principio morale e religioso alla migliore risoluzione, dal punto di vista scientifico, di un problema grave e diffuso quale quello della sterilita'''. E' il giudizio della Societa' italiana di ginecologia e ostetricia (Sigo) sul disegno di legge di regolamentazione della fecondazione assistita che torna oggi in Senato. Chiari, secondo la Sigo, i risultati pratici ai quali tale legge porterebbe: ''una fuga delle coppie che vogliono sottoporsi a questo trattamento verso quelle nazioni, quasi tutte, che garantiscono procedure terapeutiche piu' efficaci e sicure, e un inevitabile deperimento, in Italia, della ricerca e dell'evoluzione tecnica e scientifica in questo delicato settore, che si basa in massima parte proprio sulla casistica''.
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Farmaci inefficaci? Polemica Glaxo-Del Barone
''Se i farmaci funzionassero al 100% per tutti i malati, potremmo chiudere i nostri laboratori perche' non ci sarebbe piu' bisogno della ricerca. Invece, siamo alla vigilia di una rivoluzione della medicina, la farmacogenomica, che permettera' terapie sempre piu' efficaci perche' 'personalizzate', e nuove cure per quelle malattie gravi oggi senza trattamento''. Lo afferma Giuseppe Recchia, direttore medico della divisione italiana della GlaxoSmithKline, commentando le affermazioni del vicepresidente di GSK, Allen Roses, sugli scarsi effetti della maggior parte dei medicinali per oltre la meta' dei pazienti.

''E' un'affermazione ignobile - denuncia Del Barone commentando la dichiarazione di Roses - che poggia su interessi commerciali e spaventa chi ai farmaci si affida per guarire. Invece, bisogna avere fiducia, perche' la medicina si basa su dati di fatto. Piu' che dei medicinali, sarebbe il caso di dubitare dell'efficacia di dichiarazioni di questo genere. Intanto, informiamo correttamente i pazienti sui risultati e sui limiti delle terapie, senza generare sfiducia. Altrimenti rischiamo che il malato abbandoni il trattamento''.
Umbria
Incentivi ai medici che prescrivono pochi farmaci
I medici di famiglia che prescriveranno pochi farmaci ai propri assistiti riceveranno un incentivo. E' quanto previsto da un accordo locale, stipulato dall'Azienda sanitaria di Foligno, Spoleto e Gualdo Tadino con i medici del territorio, che ha provocato una forte polemica alla Regione dell'Umbria.
Enrico Sebastiani, consigliere regionale dell'Udc, ha presentato a questo proposito un'interrogazione alla Giunta Regionale dell'Umbria, per sapere se l'accordo riguarda anche le altre Asl dell'Umbria, ma soprattutto per conoscere l'entita' delle incentivazioni. Il consigliere regionale ritiene 'inverosimile' che un medico in cambio di incentivi possa rischiare di ''allontanare, tra i suoi pazienti quelli che ancor piu' necessitano delle sue cure, come gli anziani e i malati cronici''. A suo giudizio spingere medici a ridurre le prescrizioni farmaceutiche nei confronti dei propri pazienti, ''compromette la qualita' delle prestazioni e il loro status professionale''.
Tribunale di Napoli
Assistenza Primaria sul diritto al pagamento della voce "onorario professionale"
Continua la collaborazione tra il nostro quotidiano Doctor News ed il Centro studi di Diritto Sanitario. I lettori di Doctor News avranno a disposizione l'accesso gratuito alla banca dati di www.dirittosanitario.net  per accedere alle sentenze integrali utilizzando le seguenti chiavi di accesso:
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Assistenza Primaria sul diritto al pagamento della voce "onorario professionale" in ordine agli assistiti eccedenti il massimale

Massima
In mancanza di specifica disciplina, anche per gli assistiti eccedenti il massimale occorre fare riferimento all' art. 45 del DPR 484/1996 e 45 del DPR 270/2000. In applicazione delle predette disposizioni al medico è dovuta, anche per tale quota di assistiti, la voce del compenso fisso denominata "onorario professionale". Tale voce compete "per ciascun assistito in carico", senza alcun riferimento al limite numerico delle scelte. Significativa, infatti, appare la circostanza che l'onorario professionale non sia più riferito agli "assistibili " in carico", come disposto, dai precedenti regolamenti, ma agli "assistiti".
Scienza
Endocrinologia
Diabete: interventi sullo stile di vita aiutano a prevenirlo
Interventi intensivi sullo stile di vita possono aiutare a prevenire il diabete di tipo 2. Secondo gli autori dello studio, è certo che questo tipo di interventi possa almeno posporre l'insorgenza della malattia, e pertanto essi devono essere implementati nell'ambito della medicina di base. Gli interventi finora utilizzati in questo senso, sempre secondo gli autori, sono stati descritti in modo insufficiente, oppure non intesi come trattamento standard per i soggetti ad alto rischio. Gli interventi intensivi sullo stile di vita sono in grado di produrre cambiamenti positivi a lungo termine sulla dieta, sull'attività fisica, sui parametri chimici e biologici e di ridurre il rischio di diabete. In proiezione futura, un approccio che miri ad una dieta volta al controllo del peso piuttosto che ad una sua riduzione potrebbe essere un metodo con un rapporto costo/beneficio migliore per gestire i pazienti in sovrappeso a rischio di diabete. (Diabetes Care. 2003;26:3230-3236)
Oncologia
Tumore mammario: efficace la combinazione tegafur-uracile-tamoxifene nello stadio II
La combinazione di tegafur, uracile e tamoxifene costituisce un'efficace terapia adiuvante dopo la mitomicina nelle donne con tumore mammario allo stadio II. Comunque, questa chemioterapia relativamente lieve non sembra in grado di prevenire la recidiva in soggetti ad alto rischio. Individualmente, il tamoxifene, la combinazione fra tegafur ed uracile, e la mitomicina si erano dimostrati efficaci nel migliorare i tassi di sopravvivenza nelle donne con tumore mammario in stadio precoce. Aggiungere i 3 farmaci dopo l'intervento potrebbe essere un'opzione efficace nelle donne con prognosi relativamente migliore, come quelle in età postmenopausale, e quelle con un basso numero di metastasi linfonodali. Nei soggetti con tumori negativi per i recettori degli estrogeni, non sono stati riscontrati particolari effetti collaterali legati alla combinazione dei 3 farmaci, ma è stato dimostrato che le pazienti in età postmenopausale e quelle con poche metastasi linfonodali possono giovarsi del prolungamento della terapia con tamoxifene in termini di prolungamento della sopravvivenza senza la malattia. (Clin Drug Invest 2003;23:689-699)
Endocrinologia
Diabete di tipo I aumenta il rischio di tumori gastrici ed uterini
I pazienti con diabete di tipo I sono a maggior rischio di cancro rispetto alla popolazione generale, e questo eccesso di rischio è più evidente per quanto riguarda i tumori dello stomaco, della cervice e dell'endometrio. Non sembra invece influenzato il rischio di tumore a carico di mammella, colon, retto, pancreas e rene. E' noto che il rischio di tumore è aumentato anche con il diabete di tipo 2, ma il rischio di tumori specifici in questo caso è differente da quello legato al diabete di tipo I: per esempio, il tumore del pancreas è più comune fra i soggetti con diabete di tipo 2, il che supporta la teoria secondo cui l'iperinsulinemia ne sia la causa. (J Natl Cancer Inst 2003;95:1797-1800)
Urologia
Tumore prostatico: anziani troppo controllati?
Troppi forse gli uomini sopra i 75 anni monitorati per tumore alla prostata. Secondo gli autori, è sorprendente come molti medici suggeriscano il monitoraggio negli anziani quando la sua efficacia non è stata ancora ben provata nemmeno nei giovani. Al di là delle controversie riguardo lo screening con PSA, comunque, vi è un consenso generale verso l'inutilità dello stesso sopra i 75 anni, dato che i pazienti in questa fascia d'età solitamente vanno incontro a decesso per cause diverse dal tumore prostatico. Ciò nonostante, circa l'88% degli uomini anziani riferiscono che il loro medico ha raccomandato lo screening, anche se non vi era un pressante bisogno di farlo: i fattori di rischio di tumore prostatico riconosciuti, come la familiarità e l'etnia, non sono stati associati con il monitoraggio del PSA negli anziani. (J Natl Cancer Inst 2003;95:1792-1797)
Reumatologia
Artrite: un secondo TNF-bloccante può funzionare se il primo fallisce
Passare dall'infliximab all'etanercept, o viceversa, sembra essere una strategia appropriata, quando necessario, nei pazienti con artrite reumatoide o spondiloartropatia. Le differenze negli effetti secondari dei farmaci possono essere responsabili della loro efficacia variabile. Mentre entrambi i farmaci condividono l'abilità di legarsi al TNF-alfa solubile, impedendone il legame al recettore, l'infliximab può anche attivare il complemento e dare il via alla citotossicità anticorpo-dipendente; l'etanercept non può farlo, ma oltre al TNF-alfa può bloccare anche il TNF-beta. Non tutti i pazienti rispondono al blocco del TNF-alfa, ed altri sviluppano effetti collaterali che portano alla sospensione del trattamento. Questi eventi possono essere aggirati passando da un farmaco all'altro, e secondo gli autori è clinicamente sensato effettuare il passaggio se il paziente non viene adeguatamente servito da uno dei due farmaci. (Ann Rheum Dis 2003;62:1195-1198)


1 Per il 2004 programmati altri scioperi

2 Coronarie, la RM apre una nuova epoca diagnostica

3 Migliorano gli stili di vita degli italiani


www.fineco.it
Per il 2004 programmati altri scioperi

Il cartello sindacale unitario che unisce 42 sigle sindacali dei medici dipendenti (esclusi quelli della Cgil) ha indetto tre giorni di sciopero contro il mancato rinnovo del contratto di categoria e lo smantellamento del Servizio sanitario nazionale.

Il calendario delle proteste, deciso con un documento al termine di una manifestazione a Roma, prevede per venerdì 16 gennaio una giornata di assemblee unitarie in tutte le strutture sanitarie alla quale seguiranno gli scioperi di lunedì 9 febbraio, lunedì 8 e martedì 9 marzo. E' stata anche decisa una manifestazione nazionale per il 2 aprile.

Coronarie, la RM apre una nuova epoca diagnostica

La risonanza magnetica per scrutare i difetti del cuore e verificare in modo non invasivo l'esito di infarti. E' la rivoluzione tecnologica che si sta diffondendo in Italia e che potrà rivoluzionare i metodi di diagnosi cardiovascolare. "Si tratta di una vera e propria innovazione - spiega Sabino Iliceto, direttore del dipartimento di Medicina clinica e sperimentale dell'università di Padova - grazie alla quale si potrà valutare anche l'integrità delle coronarie.

"La RM del cuore - spiega Iliceto - consente un'esplorazione totalmente non invasiva dell'organo fornendo una qualità di immagine assolutamente irraggiungibile con i metodi tradizionali. L'enorme capacità di esplorazione ottenibile con la RM consente l'esame del cuore in tutte le sue componenti; anche in corso di ischemia cardiaca, seguita o meno da infarto - prosegue il cardiologo - si possono generare danni la cui rilevazione è pressoché impossibile da ottenere con i test tradizionali".

La risonanza magnetica, se utilizzata dopo l'iniezione di un liquido di contrasto consente di identificare la sede e l'estensione di infarti nuovi e vecchi, di valutare la fase acuta dell'infarto, il danno arrecato dall'occlusione coronarica acuta e il beneficio provenuto dall'eventuale utilizzo di strategie terapeutiche per salvare muscolo cardiaco e quindi la vita.

Migliorano gli stili di vita degli italiani

Dediti all'attività sportiva e attenti a mangiare alimenti sani: cresce fra gli italiani la voglia di essere belli e, allo stesso tempo, di essere in salute. Il rapporto annuale sullo stato sociale del paese 2003 a cura del Censis, rileva che la cura di sé e del proprio corpo assume particolare importanza nel nostro paese.

Nel 2003 è salita al 37% (dal 34,7% del 2001) la quota di italiani che praticano attività sportiva, il 30% (contro il precedente 25,6%) si sottopone a diete alimentari. In generale, poco più della metà degli italiani (53,5%) ha dichiarato che nell'ultimo anno ha posto maggiore attenzione all'alimentazione, il 6,8% ha ridotto molto il fumo, il 4,7% il consumo di alcol e il 4,4% ha smesso di fumare. E ancora: il 2,5% ha scelto di proteggersi nei rapporti sessuali occasionali.

Non è improbabile che questo miglioramento negli stili di vita sia da attribuire anche alla costante opera di sensibilizzazione che i medici di famiglia svolgono ogni giorno nei loro studi.

In questo numero:

1 Promosso il sistema sanitario misto pubblico-privato

2 Fondi alle Regioni per l'assistenza agli extracomunitari

3 GB, un direttore per combattere le infezioni ospedaliere


Promosso il sistema sanitario misto pubblico-privato

Ospedale pubblico, privato accreditato o del tutto privato? Il 65,9% degli italiani non ha dubbi: non interessa la tipologia dell'ospedale, quello che davvero conta è la qualità delle cure erogate. Libertà di scelta per il cittadino e legittima competizione per le strutture ospedaliere sono, dunque, i principi di fondo che registrano una sempre maggiore condivisione nel nostro paese. Il dato emerge da un rapporto sull'ospedalità in Italia, presentato dall'Associazione italiana ospedalità privata (Aiop). La parola d'ordine, quindi, è proprio qualità e, nel suo nome, cadono - secondo l'indagine promossa dall'Aiop su un campione di 4.400 italiani - gli antichi steccati tra strutture pubbliche e private accreditate, mentre queste ultime sembrano guadagnare sempre più terreno.

In generale, hanno sottolineato i curatori dell'indagine, gli intervistati hanno espresso un giudizio di "buon livello" sugli ospedali che hanno sperimentato negli ultimi 12 mesi, con fenomeni di fidelizzazione elevata. Ma a crescere è anche la consapevolezza nelle scelte: nel 2003, 6 persone su 10 hanno affermato di conoscere le possibilità di scelta esistenti tra ospedale pubblico e convenzionato, a parità di costi, contro il 49% del 2001. Il 68,6%, inoltre, esprime una valutazione "molto" o "abbastanza positiva" sulla possibilità di utilizzare pubblico o privato accreditato alternativamente senza oneri aggiuntivi.

"Oggi - ha spiegato il presidente Aiop Emmanuel Miraglia - la competizione avviene sulla base della qualità dei servizi e nella percezione dei cittadini è caduta la distinzione tra pubblico e privato in quanto tale, tanto che i due terzi degli italiani scelgono, appunto, proprio sulla base della qualità dei servizi prestati. Sempre di più cioè - ha proseguito – le scelte vengono compiute in maniera consapevole".

Fondi alle Regioni per l'assistenza agli extracomunitari

Boccata d'ossigeno per le casse regionali. Il Cipe ha infatti approvato la ripartizione della quota accantonata per l'assistenza agli extracomunitari non in regola con le norme relative all'ingresso e al soggiorno. Alle Regioni andranno quasi 31 milioni di euro per assicurare prestazioni quali la tutela sociale della gravidanza, la tutela della salute dei minori, la vaccinazioni e gli interventi di profilassi.

Tra i criteri scelti per la ripartizione di questi fondi, il primo è riferito al numero di istanze di regolarizzazione presentate nelle singole Regioni e il secondo alla spesa sostenuta da ciascuna Regione per il ricovero degli stranieri irregolari. "Altro intervento importante - ha sostenuto Cesare Cursi, sottosegretario alla Salute - è quello della ripartizione delle quote del FSN 2003 destinato al finanziamento di interventi per la prevenzione e la lotta all'Aids". Si tratta di quasi 50 milioni di euro che in parte andranno a finanziare corsi di formazione e di aggiornamento per il personale dei reparti di ricovero per malattie infettive e degli altri reparti che riceveranno ammalati di Aids e in parte serviranno all'attivazione del trattamento domiciliare.

Nella stessa seduta, il Cipe ha disposto la ripartizione dei fondi a favore delle Regioni a valere sul Fondo Nazionale Sanitario 2003 per gli interventi di prevenzione e cura della fibrosi cistica per 4,3 milioni e 35 milioni per l'esclusività del rapporto per il personale dirigente del ruolo sanitario. "Con questi finanziamenti - ha concluso Cursi - si vogliono dare segnali concreti di disponibilità nei confronti delle Regioni consapevoli che solo da un concorso di intenti fra Stato e Conferenza Stato-Regioni, sia possibile difendere il SSN garantendo la salute del cittadino".

 

GB, un direttore per combattere le infezioni ospedaliere

Il ministro della Sanità John Reid si è impegnato a nome del governo a lottare contro le infezioni negli ospedali e in particolare contro la diffusione di un potente super virus resistente agli antibiotici che ha fatto raddoppiare le infezioni nelle corsie ospedaliere della Gran Bretagna.

Reid ha annunciato che ogni ospedale avrà un direttore apposito per cercare di limitare le infezioni che derivano spesso dall'inosservanza di semplici regole di igiene. Tanto più che le infezioni contratte negli ospedali costano ogni anno l'equivalente di 1,5 miliardi di euro al servizio sanitario nazionale e uccidono migliaia di pazienti. Secondo gli ultimi dati, almeno 100 mila persone all'anno contraggono infezioni durante la loro permanenza nelle strutture ospedaliere pubbliche.

Di queste, nei primi mesi del 2002, circa 3.500 hanno contratto lo stafilococco aureo resistente alla meticillina (Mrsa). Il batterio è responsabile della maggior parte delle infezioni nosocomiali, che si contraggono nelle corsie e sale operatorie degli ospedali. Di solito entra in un ambiente con un paziente infetto o portatore del germe e poi viene trasmesso ai diversi malati tramite il personale ospedaliero che li cura. Generalmente presente sotto la pelle o nel naso, il germe diventa pericoloso quando si introduce nel corpo umano spesso attraverso le ferite aperte o le cannule della fleboclisi.