in questo numero:
Primo piano
Pensione a 70 anni e piu' potere ai medici
Arriva il "Governo Clinico" e si allunga l'età pensionabile a 70 anni per i primari ed a 72 anni per gli universitari
Maggiori poteri ai medici nella gestione delle aziende sanitarie e ospedaliere e camici bianchi, universitari inclusi, in pensione a 70 anni. Sono le novita' previste dal Disegno di legge di riforma del Ssn, messo a punto dal ministro della Salute, Girolamo Sirchia, e approvato venerdì dal Consiglio dei Ministri. Negli ospedali-azienda, il governo delle attivita' cliniche, la programmazione, l'organizzazione, lo sviluppo e la valutazione delle attivita' tecnico-sanitarie e di quelle ad alta integrazione sanitaria sono assicurati con il diretto coinvolgimento del Collegio di Direzione dell'Azienda. Al vertice c'e' il Coordinatore Clinico Aziendale che e' un medico, nominato dal direttore generale su proposta dei dirigenti di struttura complessa (gli ex primari), tra i quali dovra' essere scelto. Presiede il Collegio di direzione e fornisce parere obbligatorio al direttore generale sugli atti relativi alle materie di competenza. Le funzioni igienico-organizzative dei presidi ospedalieri e dei distretti restano affidate a direttori sanitari di presidio ospedaliero o di distretto. Il Ddl stabilisce, infine, che le aziende sanitarie possono trattenere, per particolari esigenze assistenziali, di anno in anno, a domanda dell'interessato, i direttori di struttura complessa fino al compimento del settantesimo anno di eta'. Il personale medico universitario, con incarico di direttore di struttura complessa, puo' svolgere attivita' assistenziale fino al compimento del settantesimo anno.

Sanità
Le reazioni
Anaao, bene Governo Clinico, no in pensione a 70 anni
''Finalmente si fa strada la convinzione della necessita' di valorizzare il ruolo dei medici nel governo clinico delle aziende sanitarie e ospedaliere, procedendo alla riorganizzazione''. E' il commento di Serafino Zucchelli, segretario dell'Anaao, principale sindacato dei medici dirigenti ospedalieri, alle nuove norme sul 'Governo Clinico' previste dal Ddl varato venerdì dal Consiglio dei Ministri. Norme accolte ''con piacere'', anche se non mancano alcune perplessita'. No secco, invece, all'innalzamento dell'eta' pensionabile a 70 anni. L'Anaao ribadisce la propria ''contrarieta' a quanto previsto sull'eta' pensionabile. Siamo contrari a concedere la direzione di struttura fino ai 70 anni, da chiedere, per di piu', come una sorta di carita' anno per anno. Ancora piu' grave il mantenimento in servizio del personale medico universitario con responsabilita' di struttura complessa fino ai 72 anni''.
Le reazioni
CGIL-Medici, Ddl solo regalino natalizio dopo il carbone
Il via libera del Consiglio dei Ministri al Ddl su 'Governo Clinico' ed eta' pensionabile e' ''un piccolo pensierino natalizio rispetto al carbone che questo governo continua a regalare ai medici''. E' il commento di Massimo Cozza, segretario nazionale FP Cgil medici. Il Ddl, ''pur affrontando il tema della giusta esigenza di un maggior coinvolgimento degli operatori sanitari nei processi decisionali di natura sanitaria nelle Asl'' appare, secondo Cozza, ''confuso. Sovrappone il nuovo ruolo del coordinatore clinico aziendale con il vecchio ruolo del direttore sanitario, ed e' dunque difficilmente applicabile nella realta'. Inoltre, gli altri dirigenti ed operatori sanitari sono ancora una volta esclusi''. Sonora bocciatura per l'innalzamento dell'eta' pensionabile dei primari.
Le Reazioni
Del Barone, finalmente più potere ai medici
''Grande soddisfazione'' del presidente della Federazione degli Ordini dei Medici (Fnomceo), Giuseppe Del Barone, per il Ddl Sirchia che garantisce ai medici piu' potere nel governo clinico delle aziende sanitarie e ospedaliere. Giudizio ancora sospeso, invece, per l'allungamento dell'eta' pensionabile a 70 anni. "Finalmente - commenta Del Barone - si riporta il medico su un piano di parita' con il direttore generale. La Federazione vigilera' affinche' i medici, nella pratica, non siano piu' succubi dei direttori generali e costretti a subire un'impostazione che privilegia criteri economici, con tirate d'orecchie come 'si prescrive troppo' o 'si spende troppo'''. Sulla possibilita' di continuare a lavorare fino a 70 anni d'eta', Del Barone e' favorevole al fatto che l'allungamento dell'eta' pensionabile riguardi tutti i medici pubblici, universitari compresi, ''senza favoritismi''. "Non dimentichiamo, pero', che sempre piu' si comincia a lavorare intorno ai 35, 37 anni e dunque e' automatico che l'eta' pensionabile si allunghi. Altrimenti, un giovane medico dovra' aspettarsi una pensione 'da fame'''.
Proteste
I parlamentari del Polo contro Sirchia per le nomine al Pascale
''La lettera dei parlamentari del Polo contro di me? Ho altri problemi. Piu' importanti''. Cosi', in una intervista al Corriere della Sera, il ministro della Salute, Girolamo Sirchia, replica alle polemiche, interne alla maggioranza, seguite alla nomina dei nuovi vertici dell'Istituto Pascale di Napoli. ''La faccenda e' molto semplice -spiega il ministro- Il commissario si era dimesso. Anzi no, sono io che ne ho rilevato l'incompatibilita', visto che era stato nominato direttore generale a Campobasso. L'ho mandato via e ho nominato un commissario. Cosa c'e' di strano?''. ''Ho nominato l'attuale commissario dello Spallanzani; non credo che si possa discutere sulla sua professionalita' -aggiunge Sirchia- L'assistente che gli ho affiancato e' l'attuale direttore generale della comunicazione del ministero. Ma e' normale che ci sia un collegamento tra la azienda ospedaliera e il ministero. Anche ad Ancona abbiamo commissariato un ospedale nominando un funzionario del ministero. Dov'e' lo scandalo?''. ''Non mi risulta che qualcuno voglia chiedermi di andarmene -afferma in ogni caso il ministro- Non lo prevedo. Stiamo a vedere. Comunque sono a disposizione''.
Scienza
Neurologia
Demenza: test STMS utile nella diagnosi
Il test breve dello status mentale (STMS) è migliore del Mini-Mental State Examination (MMSE) nel rilevare i pazienti con elevate probabilità di sviluppare deficit cognitivi lievi o morbo di Alzheimer. Attualmente, il MMSE è il test di screening sulla funzionalità cognitiva maggiormente in uso, ma non è sensibile nel rilevamento di deficit mnemonici lievi o altri deficit cognitivi.Il test STMS è stato creato appositamente per l'uso nella valutazione della demenza, ed è stato designato per essere maggiormente sensibile nei confronti dei problemi di apprendimento e di agilità mentale che si possono osservare in caso di deficit cognitivi lievi. In questi ultimi soggetti, l'STMS ha caratteristiche che lo rendono più informativo dell'MMSE. Gli autori comunque sottolineano che nessuno dei due test può essere utilizzato da solo nel diagnosticare deficit cognitivi o demenza, e che la diagnosi deve essere integrata con un'adeguata valutazione clinica. (Arch Neurol. 2003;60:1777-1781)
Endocrinologia
Diabete di tipo I: parziale efficacia dell'insulina glargine rispetto alla NPH
Nell'analisi delle variabili secondarie l'insulina glargine non appare superiore alla NPH per quanto riguarda la correzione dell'emoglobina glicosilata. La somministrazione basale di insulina glargine una volta al giorno per 4 settimane come parte di un regime a dosi giornaliere multiple è sicura, e risulta più efficace dell'insulina NPH nel diminuire i livelli di glucosio plasmatico a digiuno solamente nei soggetti che in precedenza avevano assunto insulina NPH due volte al giorno, ma non in quelli che avevano assunto insulina NPH una volta al giorno. (Diabetes Care 2000; 23:1137-42)
Pneumologia
Fibrosi polmonare: forse efficace la terapia con prostaglandine
I fibroblasti dei soggetti con fibrosi polmonare idiopatica mostrano una produzione ridotta di HGF, un agente che nei modelli animali si è dimostrato in grado di proteggere le cellule epiteliali alveolari da questo tipo di fibrosi. Secondo un recente studio, questo difetto sembra secondario ad un deficit nella produzione di prostaglandina E2. L'interazione fra fibroblasti e cellule epiteliali, secondo le più moderne teorie, gioca un ruolo chiave nella fisiopatologia della fibrosi polmonare. E' stato dimostrato che l'HGF funziona nell'uomo come fattore di crescita per le cellule epiteliali alveolari di tipo 2, che i fibroblasti dei soggetti colpiti dalla malattia ne producono poco e che la somministrazione di prostaglandina E2 esogena può invertire la situazione. Gli autori dunque ipotizzano un possibile ruolo terapeutico per la modulazione prostaglandinica nella fibrosi polmonare idiopatica. (Am J Respir Crit Care Med 2003;168:1156-1161)
Pneumologia
Asma: il fumo ostacola l'azione dei corticosteroidi
Il fumo di sigaretta è collegato alla resistenza a breve temine al trattamento corticosteroideo nei pazienti con asma cronico. Nei soggetti asmatici che non hanno mai fumato, il trattamento con prednisolone fa riscontrare significativi miglioramenti nella FEV1 (P = 0,019), nella PEF al mattino (P = 0,006) e nel grado di controllo dell'asma (P = 0,004) rispetto al placebo. Tale effetto viene invece nullificato negli asmatici fumatori, in cui non si riscontrano differenze fra il farmaco ed il placebo. Anche negli ex fumatori, il beneficio è limitato solamente alla PEF al mattino ed alla sera. Ciò indica che in questi ultimi due gruppi di pazienti potrebbe essere utile ricercare un trattamento antiinfiammatorio alternativo, e sottolinea altresì l'importanza della cessazione del fumo in presenza di asma. (Am J Respir Crit Care Med 2003;168:1308-1311)
Cardiologia
Scompenso cardiaco ischemico: donne più a rischio di morte degli uomini
Fra i pazienti con scompenso cardiaco, le donne sembrano reagire meglio degli uomini se la causa dello scompenso non è ischemica, ma se la causa è ischemica le donne risultano a maggior rischio di morte rispetto alle loro controparti maschili. Secondo i ricercatori, nei trials che riguardano le malattie cardiovascolari le donne sono state finora sottorappresentate. La frazione di eiezione ventricolare sinistra e le coronaropatie sono fattori predittivi di decesso più potenti nelle donne che negli uomini: la presenza di coronaropatie aumenta il rischio di 2,5 volte nelle donne e di 1,5 volte negli uomini; per ogni aumento dell'1% nella frazione di eiezione ventricolare sinistra, la mortalità diminuisce del 4% nelle donne e dell'1% negli uomini. Le coronaropatie stanno dunque uccidendo più donne che uomini, e secondo gli autori il medico non può permettersi di prescrivere terapie meno aggressive per le pazienti di sesso femminile con scompenso cardiaco rispetto a quanto farebbero con il sesso maschile. (J Am Coll Cardiol 2003;42:2128-2134,2135-2137)