Privacy: via libera al trattamento dei dati sensibili, ma a determinate condizioni

Via libera dal Garante per la privacy a medici, avvocati e consulenti on line, che potranno trattare, pur nel rispetto di limiti e garanzie, anche dati sensibili come opinioni politiche e religiose e condizioni di salute per rispondere ai quesiti dei cittadini.

Con una decisione, l'Autorità Garante ha autorizzato, definendo precisi paletti, un'importante casa editrice a trattare dati sensibili, relativi anche a opinioni politiche, sindacali, religiose, appartenenza etnica delle persone che richiedono servizi di consulenza on line, offerti a pagamento dalla stessa società attraverso siti e pagine web di testate giornalistiche. L'esperto on line, ha sottolineato l'Authority, sia esso medico, avvocato, consulente matrimoniale o personal trainer, potrà rispondere a richieste formulate anche per e-mail purché nel rispetto delle regole indicate dal Garante, cioè, solo previa autorizzazione del Garante e con il consenso degli interessati. "La specifica richiesta di autorizzazione - ribadisce l'Autorità - avanzata dalla società, riguarda l'eventualità che un utente, nel formulare un quesito, rilasci spontaneamente dati a carattere sensibile e che l'esperto ne venga quindi a conoscenza ai fini della risposta".

I quesiti verrebbero inviati agli esperti comunque privi dei dati anagrafici e indirizzi e-mail e le risposte arrivanomautomaticamente ai richiedenti attraverso dei codici identificativi.
Nel caso poi che domande e risposte siano inserite con il consenso dell'utente, negli spazi aperti al pubblico, per
esempio in una rubrica, la società dovrà altresì verificare prima della loro pubblicazione che, oltre al nome e all'indirizzo e-mail dell'interessato, non vi siano altri dati, anche diversi da quelli sensibili, che permettano di identificare l'interessato. Gli esperti on line dovranno controllare che nelle risposte pubblicate non vi sia nessun elemento che permetta di risalire all'identità della persona che ha richiesto la consulenza. E sulle società che non rispettano le regole del Garante, incombe la sanzione penale.