22/12/2004 15.33
Dall'Aifa 13 nuove specialità a carico del Ssn e nuove autorizzazioni all'immissione in commercio

Il Consiglio di amministrazione dell'Agenzia italiana del farmaco ha deliberato oggi all'unanimità l'inserimento nella fascia A del Prontuario farmaceutico nazionale di 13 nuovi farmaci per il trattamento del dolore. Si tratta di 10 nuovi medicinali e 3 specialità riclassificate dalla fascia C in fascia A, vale a dire a completo carico del Servizio sanitario nazionale, dedicati al trattamento del dolore in pazienti affetti da tumore o malattie degenerative.

L'agenzia per il farmaco ricorda che alcuni farmaci, come il Contramal, il Fortradol, il Co Efferalgan, il Tramadolo Eg, il Tramalin, il Tralodie, il Prontalgin sono indicati per il trattamento del dolore lieve e moderato altri come Transtec, il Triquisic, il Ticinan per il dolore di grado severo, altri ancora come l'Actiq, il Depalgos, l'Oxicontin rispettivamente per il dolore acuto o moderato e grave.

Nella seduta odierna il CdA dell'Aifa ha altresì approvato altre 16 nuove autorizzazioni all'immissione in commercio di medicinali che saranno dispensati gratuitamente dal Ssn ai cittadini. Tra questi, anche 3 nuovi principi attivi, il Bortezomib, l'Emtricitabina e l'Aripiprazolo, rispettivamente indicati per la terapia del mieloma multiplo, dell'Aids in pazienti che non rispondono ai trattamenti e della schizofrenia e 9 farmaci generici - comprendenti anche molecole per il trattamento della depressione, dell'ipertensione, dell'ipertrofia prostatica benigna, del carcinoma mammario - che grazie al costo inferiore rispetto alle specialità medicinali coperte da brevetto consentono di compensare in parte l'incremento di spesa derivante dall'introduzione alla rimborsabilità di farmaci innovativi. Grazie allo snellimento delle procedure i tempi necessari per le nuove autorizzazioni all'immissione in commercio di farmaci sono scesi da dieci a due mesi.

 

Rapporto "Osservasalute 2004": italiani in ottima salute, ma attenzione alla devolution

Gli italiani vivono di più. E meglio, grazie a servizi di eccellente qualità. Ma la devolution spinta è in agguato e tante sanità locali, troppo diverse tra loro, possono nuocere gravemente alla salute.

Queste le conclusioni del «Rapporto Osservasalute 2004» dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, presentato ieri a Roma. Il Rapporto - raccolto in un volume di 460 pagine - è frutto del lavoro di oltre 110 ricercatori "istitutionali" (di ministeri, enti di ricerca, Università, Regioni ecc.) distribuiti su tutto il territorio e coordinati da Walter Ricciardi, direttore dell'Istituto di Igiene dell'Ateneo romano.

L'Italia invecchia sempre di più, ma la buona notizia è che migliorano gli stili di vita, la copertura vaccinale è ormai in linea con gli obiettivi dell'Organizzazione mondiale della Sanità, i programmi di screening per i tumori sono una realtà diffusa, l'appropriatezza cresce al passo dell tecnologie più efficienti.

La cattiva notizia, invece, è che se il federalismo in giuste dosi avvicina i servizi ai bisogni dei cittadini, la devolution eccessiva sta trasformandosi in un rischio per la salute. «Un'elevata variabilità organizzativa - commenta il Rapporto - allontana soprattutto dal principio di uniformità nell'erogazione dei servizi e dall'idea che lo Stato possa gestire la complessità organizzativa del sistema creata dalle singole Regioni».

Osservasalute non ritiene che «necessariamente la libera competizione porti a utilizzare il modello organizzativo più conveniente per i cittadini» e suggerisce «un accordo tra Regioni su sistemi più convergenti». Soprattutto per quanto riguarda la gestione di una Sanità ormai "ricca" di ticket diversi tra loro (in Calabria Puglia, Piemonte, Lombardia e Veneto) e aliquote Irpef  "fai-da-te" come quelle di Piemonte, Lombardia, Veneto, Umbria, Marche, Puglia e Calabria.

Per quanto riguarda la salute tra il 1951 e il 2002 gli uomini hanno guadagnato in media 12,9 anni di vita e le donne 15,4 (due anni in media dal 1990 a oggi), con il picco più elevato in Puglia: 14,8 e 17,7 anni.
In calo i maggiori ?big killer?: dal 1991 al 2002 la mortalità per malattie circolatorie è scesa dal 42,96 al 29,57% e per i tumori dal 26,84 al 23,86%. Quella per malattie infettive è pressoché azzerata.

Le Regioni che hanno ottenuto risultati "eccellenti" secondo Osservasalute sono, ad esempio, il Veneto e la Lombardia nella riduzione della mortalità per tumori, l'Emilia Romagna che ha il più basso tasso di mortalità per malattie circolatorie, il Piemonte dove c'è la più bassa mortalità per infarto.

A Bolzano e in Toscana si registra il minore numero di parti cesarei e a Trento la maggiore speranza di vita senza disabilità. Il Friuli ha la più bassa mortalità infantile. Il Lazio è la Regione che ha ridotto di più la mortalità per cardiopatia ischemica e l'Abruzzo quella per disturbi circolatori cerebrali.
(22 dicembre 2004)

Paolo Del Bufalo (da Il Sole-24 Ore)