Beta agonisti, nessun rischio per l’infarto miocardico nei soggetti con Bpco
Il rischio di infarto miocardico nella Bpco non è modificato dall’uso dei broncodilatatori beta agonisti; lo indica l’analisi retrospettiva dei dati di un vasto campione di soggetti (oltre 12 mila) condotta all’università di Montreal.

Lunedì 27 gennaio 2003 – Gli effetti collaterali cardiovascolari dei broncodilatatori, soprattutto dei beta agonisti, sono sempre stati considerati un fattore di rischio per i pazienti affetti da malattie respiratorie, trattati con questi farmaci orali o nebulizzati. Alcuni studi epidemiologici hanno già confermato un aumento del rischio di infarto in malati cardiopatici trattati con beta agonisti per l’asma, ma non hanno chiarito se lo stesso rischio possa riguardare i soggetti affetti da broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco). Una ricerca retrospettiva, condotta presso l’università di Montreal, sembra escluderlo: i dati riguardano complessivamente 12 mila soggetti, e sono stati ottenuti da una banca dati sanitaria governativa.
I ricercatori hanno selezionato più di 12000 soggetti non asmatici che tra il 1980 e il 1997 hanno manifestato Bpco iniziale, ai quali sono stati prescritti beta agonisti soprattutto per inalazione. Gli autori dello studio, pubblicato sulla rivista Thorax, hanno confrontato i soggetti che non hanno mai avuto problemi cardiaci con i 1127 che hanno avuto un infarto del miocardio dopo avere iniziato l’uso dei beta agonisti. Sono stati considerati tutti i fattori di rischio e l’uso di altre terapie farmacologiche. Al termine dell’analisi dei dati hanno concluso che nei pazienti con Bpco l’uso di beta agonisti per inalazione non comporta l’aumento del rischio di infarto, neanche nei casi di preesistente e concomitante malattia cardiovascolare.
L’alta incidenza di infarto tra chi nell’ultimo anno aveva ricevuto alte dosi beta è stata attribuita dagli autori all’aggravarsi della Bpco, che di per sé costituisce un fattore di rischio.
I risultati concordano con quelli di uno studio prospettico condotto a Seattle, presso la University of Washington: i dati su 450 pazienti, pubblicati da American journal of medicine, confermano l’associazione tra beta agonisti e maggiore rischio di infarto per i soggetti con asma, ma la escludono per quelli con Bpco.

messo in rete il 27.01.2003 da Fimmg sezione web di Taranto  ad indice  News