Direttori generali: un incarico da "quaranta mesi"

Maschi e instabili. Raramente colmi di sanità nel cuore, ma pronti a fare le valigie se il vento della carriera li porta altrove o se la tempesta della politica (e dei bilanci che non quadrano) decide di sfrattarli dalle preziose seggiole.

Hanno vita relativamente breve sulla loro specialissima plancia di comando i direttori generali-manager delle aziende sanitarie e ospedaliere pubbliche d'Italia: in media durano in carica 40 mesi (3 anni e 4 mesi), ma nelle Asl resistono assai meno che negli ospedali. Con una mobilità elevatissima in Calabria e Valle d'Aosta (1 anno e 7 mesi) e una tenuta ben maggiore (5 anni e 3 mesi) in Alto Adige. Ma con una caratteristica di "maschilismo sanitario" comune dal Nord al Sud: le donne sono state soltanto il 3% dei 535 Dg che hanno ricoperto la carica almeno per un anno.

Sei anni. Mentre s'è scatenato il dibattito innescato dal progetto di riforma messo in cantiere dal ministro della Salute, Girolamo Sirchia, per i manager del Ssn è tempo di bilanci. Che non sono soltanto i conti spesso amari del "dare e avere" da tirare all'inizio e alla fine dell'anno. A fare un check dello stato dell'arte degli effetti della mobilità dei direttori generali Ssn dal 1996 al 2002, è un'originalissima indagine curata da Mario Del Vecchio e Clara Carbone dell'Università Cergas-Bocconi, contenuta nel «Rapporto Oasi 2002» sull'aziendalizzazione del Ssn, di prossima pubblicazione.

Sei anni fondamentali, e spesso tempestosi, quelli dell'avvio dell'aziendalizzazione del servizio sanitario pubblico. Sei anni in cui molto è cambiato dall'epoca degli ingloriosi comitati di gestione delle vecchie Usl.

In questo senso, l'arrivo dei direttori generali-manager ha rappresentato un fondamentale salto gestionale, oltreché culturale, per il Ssn. Manager con ampi poteri, che rispondono direttamente al livello regionale che li nomina, e che gestiscono una torta da 76 mld l'anno, a valori 2003.

E il loro grado di stabilità, sottolineano Del Vecchio e Carbone, ha effetti rilevantissimi sulle aziende sanitarie: «Un cambiamento dei vertici aziendali, ottiene come effetto un'alterazione significativa dei processi aziendali». Con il risultato che «l'instabilità produce costi più elevati di quanto non avvenga in altre tipologie di aziende».

Asl meno stabili. La caducità della resistenza sulla poltrona di manager, intanto, secondo l'indagine (che non tiene conto della Sicilia) s'è caratterizzata soprattutto nelle Asl. Rispetto a una media nazionale che ha visto il 21% di tutte le aziende sanitarie avere al vertice nel corso dei 6 anni un solo direttore generale (per 56 manager), nelle Asl il Dg ha retto dal 1996 al 2002 appena nel 9% (16 manager) dei casi. Negli ospedali azienda, invece, 16 manager hanno resistito per tutti i sei anni per un dato complessivo del 45%: «Forse perché - spiega la ricerca - negli ospedali gli obiettivi e i compiti dei Dg sono meglio definiti e la valutazione dei risultati ottenuti è meno influenzata da elementi di soggettività».

Nel 39% complessivo dei casi (105 manager) la durata in carica è stata di almeno due anni, nel 26% di tre anni.

Poca formazione. Insomma, in media ogni azienda sanitaria ha visto cambiare i propri vertici all'incirca una volta e mezza in sei anni con una resistenza in carica media di circa 3 anni e 4 mesi. Ma la "volatilità" dei manager - che s'è caratterizzata nei picchi del 1998 e del 2001, trascurando i cambiamenti che stanno ancora per arrivare - è stata assai diversa da una Regione all'altra. Più stabili Alto Adige, Lombardia, Veneto e Basilicata. Variabilità altissima, invece, per Calabria, Valle d'Aosta, Sardegna, Trentino e Lazio.

Ma un altro dato emerge dalla ricerca: il 95% dei manager ha lavorato in una sola Regione e quasi la metà ha svolto l'incarico almeno per due anni. Come dire che spesso «l'esperienza di Dg s'è caratterizzata come un fatto isolato della propria carriera professionale». Poca sanità nel cuore, insomma. E probabilmente, è la conclusione, l'evidenza di «un ritardo nella formazione di un corpo professionale di manager della Sanità pubblica».
(27 gennaio 2003)

messo in rete il 27.01.2003 da Fimmg sezione web di Taranto  ad indice  News