Proposta di legge regionale su medicina non convenzionale
 

Proposta di legge regionale su medicina non convenzionale

Per una medicina più umana, attenta alla persona, non solo alla malattia, con l’obiettivo non tanto di distruggere la patologia ma di restituire al corpo la capacità di affrontarla. È lo scopo della proposta di legge regionale per il riconoscimento e la disciplina delle medicine non convenzionali, illustrata in Regione dal primo firmatario, il consigliere segretario del Consiglio regionale, Simone Brizio, dal vice presidente del Consiglio Aldo Aloisi, dal presidente del gruppo consiliare dell’Italia dei Valori, Carlo Madaro, dai consiglieri AN Tommy Attanasio e Giuseppe Marinotti, che con il capogruppo CCD, Cosimo Mele, hanno aderito all’iniziativa legislativa.
“L’esigenza dalla quale siamo partiti – ha spiegato Brizio - è di mettere ordine ad una pratica che vede nella società reale il crescente ricorso a discipline sociosanitarie per così dire ‘integrali”. Si tratta di tutte quelle che considerano la malattia non tanto l’effetto di agenti patogeni esterni quanto il risultato di uno squilibrio degli aspetti somatici e psichici dell’individuo”.
La diffusione delle malattie di natura psicosomatica è impressionante. In Italia vengono vendute ogni anno 21 milioni di confezioni di un forte calmante. È il segno -– ha fatto notare Marinotti – di un disagio davanti al quale molti pazienti si sottopongono ogni giorno a pratiche terapeutiche non convenzionali ma efficaci (si calcolano in Puglia in 6-700 mila, un decimo del dato nazionale). Occorre offrire loro le necessarie garanzie – è il suo parere di medico - e riconoscere il ricorso a pratiche non alternative ma complementari rispetto a quelle della medicina tradizionale”.
Due gli obiettivi dell’iniziativa, che collocherebbe la Puglia all’avanguardia, prima tra le Regioni del Mezzogiorno a dotarsi di una disciplina finora adottata solo da Emilia, Toscana e Lombardia. Sono stati sottolineati dal vice presidente Aloisi e si concretizzano nel “recupero del malato come persona, intesa nella sua interezza, e nel riconoscimento delle strutture e degli operatori”.
Oltre all’albo delle discipline di medicina non convenzionale (agopuntura, ayurveda, chiropratica, fiori di Bach, fitoterapia, yoga, medicina antrosopofica, medicina tradizionale cinese, naturopatia, omeopatia, omotossicologia, riflessologia, shiatsu, somatopsichica ed altre eventuali) è prevista l’istituzione di una commissione tecnico consultiva regionale, che provvederà, tra l’altro, ad accertare la professionalità di chi pratica gli interventi. “Figure professionali che venivano prima criminalizzate” ha ricordato Madaro, il magistrato del che dieci anni fa si impegnò nel riconoscimento giuridico della libertà di cura (in quella occasione si trattava in particolare della terapia oncologica del dott. Di Bella).
“Affermato il principio della liberta terapeutica, si tratta ora – ha notato Attanasio, dichiarandosi tra i “beneficiati” di metodi sanitari non convenzionale – di aprire un percorso virtuoso ad una proposta che sembra antesignana di un futuro certo della medicina, per renderla più vicina all’uomo ed alle sue esigenze integrali”.
Tutti si sono augurati la sollecita approvazione della proposta in Consiglio: la copertura finanziaria non sollecita del resto risorse regionali, affidandosi all’autofinanziamento, con le quote che saranno versate dalle organizzazioni di rappresentanza del settore. (10 gennaio 2003)


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