Snamid: medici pronti alle sperimentazioni cliniche

Una task-force di quasi mille medici di famiglia italiani promossi a "sperimentatori clinici del farmaco". Ovvero «giá pronti a iniziare i test farmaceutici di fase clinica III, che grazie al Decreto ministeriale del 13 maggio 2001 sono stati aperti anche ai medici di medicina generale del nostro Paese».

A diplomare questi esperti, attraverso un corso di formazione ad hoc organizzato nel 2002 e pronto a ripartire con l'edizione 2003, sono i vertici della Societá nazionale di aggiornamento medico interdisciplinare (Snamid), che oggi a Milano hanno presentato il XVI Congresso nazionale Snamid  intitolato «La medicina generale tra sperimentazione e pratica clinica», in programma fino a domenica nel capoluogo lombardo.

«Si tratta di un corso "itinerante" che da gennaio 2002, in 31 edizioni, ha formato 925 medici di base in tutto il territorio nazionale (369 al Nord, 365 al Centro e 191 al Sud)»,  ha spiegato il vicepresidente Snamid, Roberto Stella. E per passare alla fase operativa, verificando al contempo la reale fattibilitá della sperimentazione clinica da parte dei camici bianchi sul territorio, ha annunciato il presidente della Societá, Virginio Bosisio, «con il consenso delle societá scientifiche italiane di medicina generale stiamo partendo con un progetto su 60 medici di 3 regioni (20 in Lombardia, 20 in Toscana e 20 in Sicilia): una specie di prova generale, di 'simulazionè, che, nell'ambito di uno studio sugli anti-ipertensivi, valuterá l'effettiva capacitá dei medici nel relazionarsi con i vari attori coinvolti in questi test».

Questo corso di formazione, «accreditato dal ministero della Salute nel programma Ecm - ha proseguito Stella - è frutto di un lavoro iniziato quasi un anno prima dell'effettiva apertura, da parte dello stesso ministero, della sperimentazione
clinica di fase III ai medici di famiglia». Insomma, il Dm del maggio 2001 era un provvedimento «grandemente  atteso, se si pensa che nei Paesi evoluti i test sui farmaci erano una realtá negata solo ai medici di famiglia italiani». Certamente, hanno sottolineato gli esperti della Snamid, per la fase operativa «molti punti sono ancora da definire, attraverso percorsi condivisi tra medici, istituzioni e aziende». Il peso dei colossi del farmaco nella ricerca scientifica è infatti «pesante: la finanziano per il 77% del totale. Gli enti no-profit la sostengono solo per il 23% e per pochissime aree terapeutiche».
 
La Snamid caldeggia dunque un dialogo concreto. E un appello va al ministro delle Salute, Girolamo Sirchia. «Desidereremmo una  presenza più stabile di Snamid al tavolo ministeriale», ha affermato il presidente Bosisio. «Il ministro - ha ricordato - dice  che i sindacati non hanno le basi per partecipare attivamente a certe discussioni, ma Snamid (che fa capo al sindacato Snami), queste basi le ha: in 3 anni di vita è cresciuta per numero di iscritti,
presenza sul territorio e sulla stampa medica, e rapporti con istituzioni e industrie». Venticinque, infatti, sono le aziende
presenti al congresso milanese, che vale 5 crediti formativi Ecm e che grazie all'azienda di servizi tecnologici Telbios sará trasmesso in diretta a 200 medici riuniti tra Roma, Bari e Trapani.

messo in rete il 31.01.2003 da Fimmg sezione web di Taranto  ad indice  News