Infarto: a Milano si studia una terapia genica per prevenirlo

Un gene "di ricambio" da iniettare nel paziente per ripristinare una corretta circolazione sanguigna nel cuore malato. Si basa su questa tecnica la terapia genica anti-infarto allo studio dell'équipe di ricercatori guidata da Maurizio Capogrossi, responsabile del laboratorio di biologia vascolare e terapia genica dell'Irccs privato "Centro cardiologico Monzino" di Milano.

Oggi l'esperto ha presentato i risultati di uno studio pilota sul gene del fattore di crescita FGF1utilizzato in pazienti con ischemia agli arti inferiori. Un test in cui questo speciale frammento di Dna ha dimostrato buone possibilità
di creare, senza rischi, una sorta di "bypass naturale" contro una patologia che negli Stati Uniti e in Europa provoca ogni anno oltre 200mila amputazioni.

"Ora, in collaborazione con l'Istituto dermopatico dell'Immacolata di Roma, partiremo con due trial clinici su soggetti con questo tipo di malattia a due differenti livelli di gravità - ha annunciato l'esperto - ma negli animali stiamo già facendo esperimenti sull'utilizzo di questo gene contro l'ischemia cardiaca (infarto) e tra un anno e mezzo, il tempo di ricevere le autorizzazioni necessarie, potremmo arrivare all'uomo".

Primi in Italia, dunque, i ricercatori del Monzino e dell'Idi inizieranno la sperimentazione clinica (sull'uomo) di una nuova terapia genica non virale (i vettori utilizzati non sono virus ma plasmidi, meno a rischio di reazioni immunitarie) che promette di creare nuove arterie in sostituzione di quelle ostruite. Quello che si chiama, appunto, un bypass naturale. Il gene inquestione, FGF1, iniettato intramuscolo nella zona lesa, ordina infatti la produzione di una proteina con effetti angiogenetici.

"Abbiamo già condotto uno studio pilota di fase I su 51pazienti, reclutati per lo più negli Usa, con grave ischemia degliarti inferiori - ha spiegato Capogrossi, ex cervello in fuga tornatonel 1996 dall'America al Monzino - e abbiamo verificato un'ottima tollerabilità del prodotto e un'efficacia molto promettente". Ma i dati vanno confermati in fase II e per questo partiranno due trialche coinvolgeranno anche gruppi controllo.

La prima ricerca riguarderá 112 pazienti con ischemia grave, reclutati in centri di vari Paesi Europei di cui 10 italiani (Emilia Romagna, Lazio, Lombardia, Marche, Toscana e Veneto); la seconda, "unica al mondo", tratterà 80 malati meno gravi (con 'claudicatio intermittens', condizione molto più diffusa) e avverrá tra Milano
(Monzino) e Roma (Idi).

 Tra gli altri progetti del Monzino, ha aggiunto Elena Tremoli, responsabile del Laboratorio di biologia cellulare e
biochimica dell'aterotrombosi, c'è anche 'Pogeac', un programma di controllo del rischio cardiovascolare che permetterá di valutare il profilo genetico dei malati e il peso di ambiente e stili di vita. Il direttore scientifico del centro, Paolo Biglioli, ha inoltre ricordato il successo del primo programma italiano per la riabilitazione a domicilio e monitoraggio dei pazienti operati al cuore (più di 150 persone seguite a distanza), la crescita del
numero di interventi eseguiti (1.478 nel 2002, 982 cardiaci e 465 vascolari) e il basso tasso di mortalitá a 30 giorni dall'impianto di bypass aorto-coronarico (0,5% al Monzino contro una media nazionale di 2,1%, calcolata sulle 36 strutture che hanno fornito i dati al ministero della Salute, come richiesto dal ministro Sirchia).

A chiudere i lavori è stato lo stesso Sirchia, che ha ripetuto l'importanza della prevenzione (lotta al fumo, dieta corretta, educazione al movimento fisico e educazione stradale), di un sistema sanitario capace di rinnovarsi cercando anche finanziamenti alternativi alla ricerca ("inutile chiedere soldi allo Stato quanto purtroppo, di questi tempi, non ce ne sono") e della creazione di reti di Irccs pubblici e privati specializzati in varie branche della
medicina. Il ministro ha infine ricordato "a fine dicembre ho ricevuto dal Parlamento la delega al riordino degli Irccs pubblici, e dal Consiglio di Stato la garanzia che questi centri continueranno ad afferire alla Sanità nazionale. Ai vari Cda potranno partecipare o solo Stato e Regione di competenza, o, insieme a loro, enti privati senza scopo di lucro (il cosiddetto modello delle Fondazioni)".

messo in rete il 27.01.2003 da Fimmg sezione web di Taranto  ad indice  News