17 gennaio 2006
Regioni in audizione su 194: sì ai volontari ma fuori dai consultori

Sì alla collaborazione con i volontari e con le realtà della società civile ma fuori dai consultori, "strutture pubbliche nelle quali si accede e opera dopo un regolare concorso". È questa la posizione espressa oggi in commissione Affari sociali della Camera dall'assessore regionale alle Politiche della salute della Toscana Enrico Rossi che ha parlato, a nome della Conferenza dei presidenti delle Regioni, nel corso di una audizione nell'ambito dell'Indagine conoscitiva sull'applicazione della legge 194.

Rossi ha definito l'attuale realtà, in campo di prevenzione dell'aborto, tra consultori e organizzazioni private "più frastagliata e ricca di ciò che la polemica politica vuol far credere. In molte Asl e consultori - ha aggiunto - esistono già intese operanti con le formazioni sociali. Noi non siamo contrari a questi rapporti purché, però, si sviluppino al di fuori dei consultori, strutture pubbliche dove si accede per regolare concorso". Rossi ha poi ricordato che una cosa è parlare di "paternità e maternità responsabili" e un'altra di "dissuasione, termine pericoloso perché presuppone l'entrare nei colloqui tra operatore e donna. Non é poi vero che esiste - ha aggiunto Rossi - una relazione tra natalità e abortività, una sorta di equazione inversamente proporzionale, così come esposta dal ministro Storace visto che i dati parlano di un 40% in meno degli aborti e cifre simili di diminuzione delle nascite. Per noi, invece, la denatalità è da ricondurre anche al crescere del disagio sociale e della mancanza di certezze per il futuro".

Infine una risposta all'accusa di non aver, negli anni, fornito da parte delle Regioni dati completi sul lavoro dei consultori e sulle Ivg. "I dati - ha detto Rossi - li abbiamo sempre dati e, anzi, penso che non esista legge più monitorata della 194".


 
Un codice per i medicinali
di Sara Todaro (da Il Sole-24 Ore del Lunedì)

Corsia preferenziale e procedure semplificate per la registrazione dei " generici", brevetti a durata decennale, obbligo di registrazione anche per i gas medicinali, registrazioni farmaceutiche a validità illimitata dopo il " tagliando" a cinque anni e fiato sul collo a chi registra ma non vende: dopo 3 anni di mancato utilizzo l'autorizzazione decade.

E ancora: ricette long time, pubblicità col lanternino dell'etica e punizioni esemplari per corrotti, corruttori e malandrini vari. Così il pianeta farmaci si prepara a fare i conti con il primo testo unico dei medicinali per uso umano della legislazione nazionale.

Il testo. Le novità sono in arrivo grazie al Dlgs approvato preliminarmente dal Consiglio dei ministri il 2 dicembre scorso e successivamente trasmesso al parere delle Regioni. Lo schema scritto con l'obiettivo di allineare la normativa nazionale alle più recenti direttive comunitarie in materia, in omaggio alla delega prevista dalla Comunitaria 2004 va dritto allo scopo. Anzi va oltre.

L'Italia, infatti, emula il percorso Ue: sceglie di dotarsi di un codice nazionale dei medicinali per uso umano, recepisce il corrispondente documento comunitario ( direttiva 2001/ 83/ Ce) e lo ingloba assieme alle norme di buona fabbricazione di settore ( direttiva 2003/ 94/ Ce) in un documento che riassume e aggiorna tutta la disciplina nazionale preesistente ( sette decreti legislativi), aggiornando il tutto alle ultimissime modifiche decise in ambito Ue ( la direttiva 2004/ 24/ C, che riguarda i medicinali vegetali tradizionali, e la direttiva 2004/ 27/ Ce che modifica trasversalmente numerose norme preesistenti).

Un poderoso lavoro di sintesi che detta il restyling di tutto il ciclo di vita dei prodotti ( immissione in commercio, produzione e importazione, etichettatura, classificazione, distribuzione, pubblicità, farmacovigilanza) tranne i prezzi e la concedibilità a carico del Ssn che ovviamente non rientrano nella disciplina sovranazionale e la sperimentazione clinica, le cui regole, aggiornate nel giugno 2003, sono già perfettamente allineate con le regole europee.

Le novità. Le innovazioni emergono fin dal primo capitolo del corposo tomo, composto di 158 articoli e 13 Titoli, alla voce « definizioni » , laddove si provvede a modificare l'indicazione di medicinale, specificando che esso deve esercitare un'azione farmacologica, immunologica o metabolica e dunque fugando qualsiasi possibile confusione con altri prodotti ( es. dispositivi medici), ma stabilendo come ulteriore norma di garanzia che nei casi dubbi ovvero quando il prodotto può rientrare per le sue caratteristiche sia nell'area dei farmaci sia in altre categorie prevale e si applica sempre la definizione di " medicinale" e le relative regole.

Ma le novità non si limitano a questo: tra i temi di rilievo figurano anche argomenti innovativi che modificano in modo significativo la normativa vigente sotto la spinta di sollecitazioni della Commissione Ue o segnalate dalle categorie interessate.

Così, è proprio in risposta ai rilievi critici avanzati dalla Commissione Ue all'ordinamento nazionale — rispettivamente nel luglio 2004 e nel marzo 2005 — che viene prevista la decadenza dell'autorizzazione all'immissione in commercio per chi non commercializza effettivamente il prodotto nell'arco di 3 anni e viene cancellata la norma che escludeva i gas medicinali dall'obbligo di ottenere l'autorizzazione per il commercio.

Mentre è tratta di peso dalle più recenti modifiche comunitarie la nuova disciplina sui generici, che armonizza il periodo di protezione dei dati sperimentali ( 8 anni) del farmaco di riferimento, garantendo a quest'ultimo un'esclusiva di mercato di 10 anni prima della vendita in farmacia delle " copie". Tra le righe della futura legge trovano però risposta anche i mille " sassolini" che la normativa vigente non è ancora riuscita a rimuovere e che in qualche caso rappresenteranno spine ulteriori per produttori, medici e farmacisti.

 

Farmaci da banco nei supermercati: è di nuovo polemica

Liberalizzare la vendita dei farmaci da banco nei supermercati.Il tema torna all'ordine del giorno dopo l'iniziativa lanciata dalle Coop che raccolgono firme per una legge che liberalizzi la vendita. E come sempre in questi casi, le risposte dei diversi attori del sistema non si sono fatte attendere.

Un attacco frontale alla campagna della Coop, è arrivato dal presidente nazionale di Federfarma, Giorgio Siri, a Torino per partecipare alla cerimonia per i 60 anni dell' associazione farmacisti. "Il messaggio che hanno fatto passare è che a determinare il prezzo dei farmaci saremmo noi farmacisti - ha affermato Siri - Ciò non è vero. La leva del prezzo del farmaco è in mano ai produttori i farmacisti non hanno mai avuto il potere di definirlo. Ma evidentemente tra noi e i produttori c' è un differente rapporto di forza e sul banco degli imputati ci sono finiti i farmacisti".

Contrario anche il ministro della Salute Francesco Storace che ritiene la vendita nei supermercati orientata a una logica di consumo, "se si vuole
mettere un farmaco nel supermercato - ha dichiarato - è perché si immagina un mercato potenziale, e quindi si rischia di entrare nella spirale della logica del consumo che non fa bene alla salute".

Parere contrario anche da Giuseppe Del Barone, presidente della FnomCeO, per il quale i medici sono gli "unici professionisti abilitati alla prescrizione dei farmaci". Da qui la richiesta che si ponga al più presto la parola fine alla querelle sulla vendita dei farmaci da banco nei supermercati. Per Del Barone l'applicazione del decreto che prevede sconti fino al 20% sui prodotti di automedicazione è l'unica strada per contrastare l'iniziativa delle Coop. "Noi crediamo - aggiunge Del Barone - che la salute dei cittadini sia un bene che non può essere commercializzato e la politica del risparmio sui farmaci non può essere perseguita attraverso regimi di concorrenza tipici dei settori commerciali. In caso contrario è come se si volesse confondere il sacro con il profano considerando i farmaci alla stregua di un prodotto alimentare o di un detersivo". Per quanto riguarda inoltre le assicurazioni della Coop circa la presenza di personale qualificato nei supermercati, ha concluso Giuseppe Del Barone, "non sarà agevole assicurare un numero sufficiente di farmacisti, con gravi rischi per la salute dei cittadini derivanti da quelle prescrizioni che faranno riferimento al solo principio attivo o al generico, anziché al farmaco griffato. E laddove si riuscisse ad attuare un presidio sotto la diretta responsabilità di un farmacista, si correrebbe il rischio di creare farmacie di serie B, dove gli stessi farmacisti vedrebbero mortificate la loro funzione e la loro professionalità".

Punta ad altre soluzioni, invece, il Movimento nazionale liberi farmacisti (Mnlf). "Portare i farmaci d'automedicazione nei supermercati - spiega in una nota - non risolverà il problema del costo dei farmaci" in fascia C. "Il ministro della Salute e il presidente dell'Antitrust sono perfettamente a conoscenza del fatto che tale manovra riguarderebbe solo l'8% dei farmaci oggi pagati direttamente dai cittadini. I costi maggiori per la popolazione si registrano proprio sul restante 92% dei farmaci con obbligo di prescrizione medica". "Si continua a parlare di supermercati - prosegue il Mnlf - quando il vero problema è l'assenza di una visione organica del sistema: manca una cultura pro-concorrenziale in tutti i settori che riguardano il farmaco, dalla produzione alla distribuzione intermedia e a quella al dettaglio". E "continuare giustamente a parlare di concorrenza, proponendo soluzioni parziali e insufficienti, significa prendere in giro i cittadini e favorire unicamente gli interessi economici della grande distribuzione".   Le misure proposte dal Mnlf, invece, sarebbero in grado «non solo di far scendere i prezzi di tutti i farmaci pagati direttamente dai cittadini, ma di far risparmiare anche sui farmaci a carico dello Stato, permettendo alle Regioni di rientrare ben al di sotto del 13% (tetto di spesa farmaceutica) fissato per legge. Risorse che potrebbero essere utilizzate per rilanciare la ricerca farmaceutica italiana e migliorare alcuni servizi sociali essenziali". Insomma, "una rivoluzione copernicana lontana da soluzioni parziali, ma vicina ai problemi reali della sanità italiana".


Vertice FnomCeO: Del Barone pronto a lasciare
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di Barbara Gobbi e Roberto Turno (da Il Sole-24 Ore)
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«Mi dimetto. Piuttosto che far subire alla Federazione e ai medici l'onta del commissariamento, mi sacrifico» . Giuseppe Del Barone, da cinque anni presidente dei medici d'Italia, lascia la sua poltrona alla FmomCeo. L'addio è in calendario per giovedì 26 gennaio, se la convocazione non andrà deserta.

Un addio in un certo senso molto all'italiana, quello di Del Barone.
Che arriva nell'imminenza dell'elezione del nuovo presidente Fnom.
Le dimissioni arrivano a conclusione di una vicenda che parte da lontano: la sua elezione, nel 2003, venne subito contestata per l'erroneo conteggio dei voti: 37 schede mancanti: l'errore formale c'era tutto.

E infatti scattò subito il ricorso alla «Commissione per gli esercenti le professioni sanitarie» : la Commissione dapprima lo respinge per vizio di notifica alle parti, poi i ricorrenti si rivolgono alla Cassazione che, a sua volta, conferma l'esistenza degli elementi per una pronuncia, dopo di che la Commissione accoglie il ricorso. Siamo però giunti al luglio scorso: a due anni e mezzo dalle elezioni e a meno di un anno della nuova chiamata al voto dei dottori d'Italia. E non è ancora finita: Del Barone ricorre ancora per vizio di notifica della trattazione della " causa" e solo a ottobre la Commissione conferma la sua decisione.

Eccoci così ai giorni nostri. Vecchie elezioni annullate, presidente dunque sconfessato, nuove urne da aprire. Chi gestirà le elezioni? Colpo di scena: Del Barone ricorre a un articolo del Regolamento che ripristina l'Esecutivo precedente le elezioni del 2003, quando egli stesso era già al vertice. A quel punto scatta la rivolta finale. Con un particolare, che a tanti non piace: il rischio che alla Fnom arrivi un commissario inviato dal ministro.
Del Barone fa la mossa finale.

Lascia tutto (non è stato neanche rieletto all'Ordine di Napoli: un «complotto» della Margherita, dice da tempo) e sbarra le porte al commissario. Il 26 gennaio si deciderà sulle dimissioni sue e del comitato centrale, sul nuovo presidente, sul nuovo Cc e sulle elezioni.

E qui la partita diventa tutta politica. Altro che solo deontologia. Le domande sono: eleggere un presidente pro tempore di garanzia, disposto a farsi da parte dopo le elezioni? O, se possibile, un presidente già buono per l'uso anche per dopo? E ancora: quando votare? Chi ( i più governativi) vorrebbe le urne prima delle politiche, chi dopo. La cadenza temporale, è ovvio, non è del tutto casuale.

Fatto sta che nel bel mezzo c'è un bilancio da approvare. Intanto i giochi politico sindacali di corrente sono apertissimi, le alleanze o presunte tali si sprecano. Attivissimi, per esempio, sono i dentisti. I medici di famiglia della Fimmg continuano a rivendicare la poltrona. Ma gli ospedalieri non stanno certo a guardare.

Una sfida all'ultima ricetta. Con qualche pendenza: chi ha visto il promesso nuovo Codice deontologico?

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Documento del Cnb su "Aiuto alle donne in gravidanza e depressione post-partum"

La legge 194 non è stata sino a oggi "sufficientemente" applicata nella parte che riguarda la prevenzione e l'aiuto alla donna in gravidanza al fine di evitare, ove possibile, la decisione di abortire. Questa la posizione del Comitato nazionale di bioetica (Cnb) che, sull'argomento, ha approvato un documento (Aiuto alle donne in gravidanza e depressione post-partum) in cui analizza anche il ruolo e lo stato di applicazione della legge. Sottolineando come la stessa intitolazione della 194 fa "innanzitutto riferimento alla tutela sociale della maternità", il Cnb afferma che in particolare le disposizioni dell' art.5, "che s'incentrano sul concetto di aiuto alla donna da offrirsi nel momento in cui accede al colloquio previsto dalla normativa, avrebbero dovuto costituire l'aspetto unanimemente condiviso dell'approccio sociale e giuridico al problema dell'aborto, ma la loro attuazione secondo un giudizio ampiamente condiviso è rimasta insufficiente". Tali disposizioni, "orientate al fine di rimuovere le cause che porterebbero la donna all'interruzione della gravidanza - rileva ancora il Cnb - muovono nel senso di un impegno dei servizi socio-sanitari sia nell'interesse della donna, sia nell'interesse del concepito ed esprimono la non indifferenza, in ogni caso, dell'ordinamento giuridico rispetto alla prospettiva di un'interruzione della gravidanza". In tal senso, secondo il Comitato "rispondono a una finalità preventiva dell'aborto da realizzarsi, secondo la volontà espressa dal legislatore, attraverso il dialogo e l'aiuto". Inoltre, è il richiamo del Cnb, "una speciale attenzione va oggi riferita alle donne immigrate, soprattutto nel caso in cui la loro presenza in Italia non risulti regolare". Il Comitato nazionale di bioetica invita dunque al "recupero di un ampio impegno condiviso a sostegno alla donna in gravidanza, così da rendere palese nel contesto sociale e nelle pubbliche istituzioni un clima positivo e di disponibilità verso la gravidanza in atto, clima - denuncia - la cui percettibilità è sembrata, non di rado, scarsa". In questo quadro, il Cnb reputa importante una "seria progettazione delle modalità con cui venga svolto il colloquio con la donna richiesto dalla legge 194, specie per gli aspetti non strettamente medici". In particolare, propone il Comitato, sarebbe necessario distinguere, nel colloquio, una prima fase mirata all'aiuto sociale e psicologico e tale da coinvolgere competenze ulteriori a quella sanitaria. Insomma, proprio nel corso del colloquio, secondo il Comitato, va fatto tutto ciò che è necessario perché la donna, se ciò è possibile, ripensi e abbandoni la scelta dell'aborto. Inoltre, il Cnb ritiene anche non accettabile, "sia rispetto ai diritti della donna, sia rispetto alla dignità dei portatori di anomalie o malformazioni, che nell'ipotesi più frequente relativa all' art. 6 della legge quella in cui un grave pericolo per la salute psichica della donna in caso di prosecuzione della gravidanza risulti riferito a rilevanti anomalie o malformazioni del feto si consideri nel sentire sociale il ricorso all'interruzione volontaria della gravidanza come scontato". Dal Cnb, dunque, arriva un forte richiamo a una piena applicazione della legge 194 nella parte che riguarda appunto la prevenzione, anche attraverso un ripensamento delle modalità con cui è attuato il colloquio con la donna in gravidanza. È infatti questo il momento fondamentale in cui le istituzioni devono cercare di venire in aiuto della donna offrendole sostegno concreto e, nel caso, una possibile alternativa. Il Comitato sottolinea infine che l'esigenza di aiuto psicologico alla donna "investe, ovviamente, anche il caso in cui un'interruzione della gravidanza sia stata effettuata; se è vero, infatti, che lo stesso aborto spontaneo richiede un'elaborazione del lutto per la perdita, a maggior ragione - conclude il Cnb -sarà necessario un supporto psicologico nel caso di interruzione volontaria della gravidanza".

Pubblicato da FimmgTaranto vai indietro - vai avanti
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