Censis: gli italiani promuovono il federalismo "temperato" e i ticket


Per il 61% degli italiani è meglio pagare il ticket piuttosto che nuove tasse. E poi il (54,1%) dà il benvenuto al federalismo sanitario a patto che sia temperato dal riequilibrio finanziario dello Stato centrale; per il 52,4% i servizi e le strutture sanitarie risultano adeguate e in particolare, la medicina di base (il 74,5%) e l'assistenza farmaceutica (il 71,5%), mentre sono valutati in maniera meno positiva i servizi domiciliari (38,8) e i servizi territoriali (31,3%); il 48,7% dà un giudizio negativo sull'intramoenia; cresce l'attenzione agli stili di vita salutari, il 53,5% degli italiani pone maggiore attenzione al cibo per la "voglia di tutelare la salute e stare bene con se stessi"; il 6,8% ha ridotto il numero di sigarette fumate.

Sono questi alcuni degli aspetti che, più di altri, caratterizzano le opinioni e i comportamenti degli italiani in materia di Sanità, come emergono dall'indagine annuale del Monitor biomedico 2003, realizzata su un campione rappresentativo di italiani nel mese di marzo 2003 e presentata questa mattina. I risultati della ricerca evidenziano, inoltre, che esiste una relazione piuttosto stretta tra la qualità percepita dei servizi sanitari e le opinioni sul federalismo, con una più alta propensione federalista tra coloro che beneficiano di servizi più efficienti (infatti, il 55,6% degli italiani, tra quanti dichiarano di usufruire di oltre 6 servizi sanitari adeguati, valuta positivamente il nuovo ordinamento).

Il farmaco, che gli italiani vorrebbero finalizzato alla cura di patologie specifiche, nei fatti è chiamato ad assolvere a una gamma più ampia di funzioni. A esempio, nelle aree dove i servizi sanitari sono inadeguati, il farmaco rappresenta la risposta più rapida e diffusa all'insorgere di piccoli malesseri. Opera, in sostanza, come un vero e proprio ammortizzatore sanitario che integra la carenza dei servizi sul territorio. Per quanto riguarda la funzione di controllo di efficacia e sicurezza dei farmaci, secondo una nettissima e trasversale maggioranza deve essere attribuita al ministero della Salute (53,1%).Esiste un divario piuttosto ampio tra la percezione negativa dei cittadini e la dinamica reale dell'impatto del nuovo Prontuario su costi e ampiezza della copertura farmaceutica. Infatti, dati alla mano, il Prontuario ha provocato nelle tasche degli italiani e sul grado di copertura della rete pubblica effetti diversi da quelli negativi percepiti dai cittadini.

Il Monitor 2003, come negli anni scorsi, presenta i dati relativi all'articolazione territoriale delle opinioni: l'approfondimento riguarda i cittadini di quattro regioni: Lombardia, Toscana, Lazio e Campania, dalle caratteristiche sociali e sanitarie molto diverse tra loro e che, quindi, ben si prestano a una verifica puntuale della diversificazione regionale della domanda e dell'offerta sanitaria. Dall'indagine "locale" è emerso che i lombardi sono più per la regionalizzazione, stanno attenti alla prevenzione ma non all'alimentazione; i toscani sono i «federalisti di ferro», ma in un sistema con un forte ruolo del pubblico e anche con il coinvolgimento dei privati e fanno molta attenzione ai cibi biologici. I cittadini del Lazio, invece, non si sentono ancora pronti al federalismo in Sanità, preferiscono la vita all'aria aperta, controllano l'alimentazione, vanno alle terme e nei beauty center, mentre i campani sono estranei al federalismo, bocciano i servizi sanitari e ricorrono frequentemente ai farmaci.
(3 luglio 2003)

Marzio Bartoloni