Contratto dirigenza medica e non medica: via libera del Comitato di settore alle direttive. Ma i medici non ci stanno

Ieri sera il Comitato di settore ha dato il via libera alle direttive per i contratti dei medici e dei dirigenti non medici. Immediata la reazione dei sindacati dei camici bianchi, che promettono battaglia. Approfondimento e commenti su Il Sole-24 Ore Sanità della prossima settimana, in distribuzione da lunedì.

Gli atti d'indirizzo. Neppure un euro in più rispetto al 4,62% di aumento sul monte salari 2001 per il 2002-2003. E nessun riferimento alla differenza dello 0,99% con gli importi indicati nell'accordo Governo-sindacati del febbraio 2002. La copertura economica dell'indennità di esclusiva si dovrà sottoporre a verifica secondo l'accordo dell'8 agosto 2001 e comunque sarà rivista contrattualmente anche dal punto di vista giuridico.

L'orario di lavoro diventa flessibile (con un "impegno minimo di riferimento", quantificato nelle attuali 38 ore) e si àncora al raggiungimento degli obiettivi aziendali. Niente più comitato dei garanti aziendale per il recesso.
Il comitato di settore ha dato ieri il via libera definitivo alla direttiva all'Aran sul contratto di medici e veterinari e dei dirigenti non medici.

Due i livelli di contrattazione - nazionale e aziendale - già previsti a suo tempo nell'atto di indirizzo di fine maggio 2002 del comparto. E si richiama il nuovo assetto istituzionale disegnato col nuovo Titolo V della Costituzione, chiarendo che il provvedimento di riferimento è il Dlgs 165/2001 (l'ordinamento del lavoro nelle pubbliche amministrazioni). Per quanto riguarda le risorse, si confermano il 2,46% per il 2002 e il 2,16% per il 2003. A questi importi le Regioni hanno "facoltà", in caso di avanzi di amministrazione e pareggio di bilancio o per realizzare programmi annuali, di confermare per il primo biennio economico le risorse aggiuntive dell'1 per cento.

Niente Nucleo di valutazione, sostituito dai controlli interni previsti dal Dlgs 286/2000. E quattro paletti per il sistema di valutazione. Il primo stabilisce di definire la correlazione tra valutazione delle prestazioni e retribuzione di risultato, subordinando l'erogazione di quest'ultima a momenti di verifica intermedia a consuntivo.
Dovranno poi essere stabiliti anche gli organismi di verifica, con indicazioni più specifiche alle aziende sui controlli interni. Valutazione di risultato e professionale dovranno essere coerenti tra loro e per questo servono procedure semplificate rispetto alle attuali e ambiti e soggetti coinvolti nei due momenti di valutazione.

La parte variabile della retribuzione di risultato dovrà agganciarsi al raggiungimento di obiettivi aziendali. E sarà legata anche al cambiamento dell'orario. In sostanza, i medici "dirigenti" non possono essere legati a un orario fisso di lavoro e le 38 ore settimanali diventano un impegno minimo di riferimento. I fondi contrattuali sono sempre i soliti tre: risultato, accessorio e posizione. Ma secondo la direttiva, si dovranno superare eventuali automatismi di fondi derivati da aumenti di personale, lasciando ad aziende e Regioni la valutazione tra le necessità sul territorio, la produttività e la rivalutazione delle risorse. E si dovrà rafforzare il meccanismo di riduzione dei fondi per riduzioni di organico dovute alle riorganizzazioni, salvando le prerogative aziendali ridistribuire eventuali risorse «stabili» legate a riduzioni definitive nell'organico. Il contratto nazionale, comunque, dovrà occuparsi solo di fissare i princìpi di questa materia: al resto ci penseranno le Regioni.

Per i contratti individuali si dovrà individuare un termine entro cui le aziende e i dirigenti devono sottoscrivere i contratti individuali, anche prevedendo sanzioni per gli inadempienti. Il Comitato di settore chiede anche di introdurre modifiche come la possibilità di clausole di risoluzione concordate tra le parti (le tipologie le individuerà un tavolo regionale) e una tutela per le aziende che hanno investito nella formazione dei dirigenti che chiedano "unilateralmente" di cessare dal lavoro prima «che sia trascorso un congruo periodo di lavoro di permanenza nell'azienda stessa.

Sull'esclusiva, dal punto di vista giuridico si confermano le indicazioni del vecchio contratto. Per gli aspetti economici, invece, sarà necessaria una verifica sulle risorse risparmiate nella contrattazione integrativa aziendale e sulla consistenza economica del finanziamento previsto dal contratto 2000-2001. Anche considerando, sottolinea la direttiva, che nel 2001 i costi in più rispetto alle previsioni Aran dovrebbero essere di circa 500 milioni. E per questo, la copertura finanziaria dovrà essere considerata tra le verifiche previste dall'accordo dell'8 agosto 2001 e "trovare adeguato riscontro in obiettivi qualitativi aggiuntivi da assegnare alla dirigenza". In parole povere: per l'esclusiva vale il "chi rompe paga" con il Governo e i medici che la vorranno dovranno fare di più.

Medici sul piede di guerra. Per la Cimo-Asmd, i contenuti del documento rimettono in discussione diritti ormai acquisiti e peggiorano notevolmente il trattamento economico e normativo, trascurando, inoltre, alcuni aspetti come i rischi connessi alla professione e lo stress dato dai ritmi lavorativi. "Con queste premesse - ha detto Biasoli - i contratti di lavoro dei medici diventeranno mine vaganti per il Governo e Regioni".

"Un documento - commenta l'Anaao - che rasenta la provocazione nei confronti di una categoria professionale, i medici dipendenti del Ssn, che da un decennio e due contratti ha attuato i più forti cambiamenti in senso di privatizzazione del rapporto di lavoro e variabilità del salario rispetto a tutto il pubblico impiego". Anche l'Anaao parla di "pesanti attacchi a diritti acquisiti e elementi peggiorativi rispetto al quadro legislativo e contrattuale vigente". Giudizio finale: "L'atto di indirizzo emanato è completamente inadeguato sul piano economico e normativo ad avviare su basi serie e concrete la trattativa per il rinnovo del contratto della dirigenza medica".

La
Cgil medici attacca: "No a un contratto del gambero per i medici. L'atto di indirizzo conferma il tentativo di cancellare i diritti acquisiti già in atto in numerosi settori del lavoro". Bocciatura netta anche da parte della Federazione medici della Uil, per la quale "è improponibile voler far partire il rinnovo contrattuale dal 4,62% di differenziale inflativo" e "non è pensabile che si possano adottare parametri diversi a seconda delle categorie". Sulla stessa lunghezza d'onda, la Cisl medici: "Così la contrattazione parte col piede sbagliato".

Per il
Coas, è lunga la lista nera degli aspetti negativi che caratterizzano l'atto: le risorse insufficienti, il ritocco dell'orario di lavoro, definito inaccettabile, e l'abolizione del comitato dei garanti sul recesso. "Stringeremo una rete comune a tutti  i medici ospedalieri -afferma il Coas -per ricacciare l'atto che penalizza la qualità del lavoro del medico nonostante il ministro Sirchia abbia riconosciuto la valorizzazione in tutti i settori".
(4 luglio 2003)