Schede di dimissione ospedaliera 2001: il day hospital avanza mentre diminuiscono i ricoveri ordinari

Il day hospital che continua a rosicchiare spazi ai ricoveri ordinari in ospedale. Un milione di giornate in meno di degenza, che continuano ad accorciarsi e durano mediamente 6,8 giorni. Settecentomila italiani che cercano cura in un'altra Regione. E una spesa totale per le prestazioni ospedaliere che ha raggiunto 25 miliardi, con valori più alti per gli uomini (2.936 euro medi per ciascun ricovero) che per le donne (2.619 euro).

È un'Italia della salute che continua a indossare il costume d'Arlecchino, ma è anche un Ssn che sia pure faticosamente cerca di uscire dal guado quello fotografato dal freschissimo rapporto del ministero della Salute che «Il Sole-24 Ore del Lunedì» è in grado di anticipare.

Un check gestionale-organizzativo datato 2001, che fa perno su un'approfondita analisi delle «Schede di dimissione ospedaliera» (le Sdo) - in sostanza, il numero e la tipologia dei ricoveri effettuati nelle strutture di ricovero pubbliche e accreditate con il Ssn - di ben 1.386 istituti sia pubblici che privati.

Una fotografia di gruppo altamente significativa sia per il campione (pressoché assoluto) preso in esame, sia per la sempre maggiore completezza e veridicità delle risposte arrivate da ciascuna struttura. I risultati. Il quadro che emerge è appunto quello di un servizio sanitario a macchia di leopardo, con significative e a volte gravi cadute negative, soprattutto nel Mezzogiorno.

Ma è anche la fotografia di un Ssn che, appena imboccata nell'anno di grazia 2001 la via federale "prima maniera", sempre più, da Nord a Sud, sembra aver preso coscienza degli enormi gap da colmare. E delle responsabilità finanziarie - oltreché politiche, in termini di voti espressi dai cittadini alle elezioni amministrative - che ormai chiamano direttamente in causa i governatori.

Una strada ancora lunga da percorrere, come del resto dimostrano i dati della "mobilità" dei pazienti, i viaggi della speranza da una Regione (meno dotata di strutture valide) a un'altra (ben più avanti nell'offerta, quantitativamente e qualitativamente).

Le degenze. Ricoveri ordinari in calo del 2% nel 2001 rispetto al 2000. In aumento, invece, il day hospital di oltre il 15%. C'è qualche degenza in più nel privato che nel pubblico rispetto al 2000 e i ricoveri sono più corti. Il 94% dei ricoveri ospedalieri è per acuti e, di questi, il 75% è in degenza ordinaria, il 25% in ricovero diurno. In tutto, le strutture pubbliche effettuano l'86,3% delle dimissioni (86,7%, nel 2000) che corrispondono all'83,5% delle giornate di degenza.

Pubblico in pole position, quindi, ma con una leggera flessione in favore del privato accreditato nei ricoveri per acuti. Il privato batte invece per la prima volta il pubblico nei ricoveri di riabilitazione, dove la distribuzione è rispettivamente del 52,2% contro il 47,8% (nel 2000 era 48,2 contro 51,8%). Sempre sul fronte dei ricoveri, cala la degenza media nazionale di quelli per acuti in regime ordinario, che passa a 6,8 giorni (nel 2000 era di 6,9 giorni), con un minimo di 5,5 giorni in Campania e un massimo di 9,2 in Valle d'Aosta. Anche la degenza media "pre-operatoria" è in lieve calo, a 2,2 giorni.

I costi. Con le Sdo 2001 il ministero della Salute prova per la prima volta a fare una valutazione economica dei ricoveri. Anche se, chiarisce, si tratta solo di proiezioni basate sul tariffario nazionale, avendo ogni Regione rielaborato proprie tariffe. Così il ministero, a livello indicativo, attribuisce un peso economico maggiore ai ricoveri dei maschi rispetto a quelli delle femmine.

Un parametro che cambia nelle diverse fasce d'età: da uno a 19 anni è maggiore per i maschi, da 20 a 44 anni per le femmine, da 45 a 74 anni costano molto di più i ricoveri dei maschi, da 75 anni in poi quelli delle femmine. Il costo medio per le prestazioni di ricovero ordinario è di 2.619 euro per le donne e di 2.936 euro per gli uomini. In day hospital, invece, i costi teorici sono più alti per le donne che per gli uomini. Secondo i calcoli del ministero, la media di costo a prestazione di day hospital è di 1.182 euro per le femmine e di 1.236 per i maschi, con una gradualità in aumento a partire dalla nascita (rispettivamente 514 e 532 euro tra 0 e un anno), fino alla fascia di over-75, l'unica in cui si registra un'inversione di tendenza femmine-maschi con 1.486 euro per le prime in media e 1.476 euro per i secondi.

A costare di più non sono però le prestazioni maggiormente diffuse. Gli «interventi ortopedici maggiori tra i quali quelli sulle articolazioni dell'anca e del ginocchio», ad esempio, sono la classe a maggiore impatto economico teorico (773,67 milioni), ma si trovano al quindicesimo posto nella classifica del numero di ricoveri. Al contrario, il primo in classifica per numero di ricoveri, il «parto vaginale senza complicazioni», spende a tariffa ministeriale 484,39 milioni: il quarto posto per costo.

La mobilità. In giro per l'Italia in cerca di un ricovero ha peregrinato nel 2001 il 7,7% dei pazienti censiti nelle Sdo (oltre 700mila). Una mobilità stabile, secondo il ministero. A viaggiare di più per i ricoveri per acuti, sono i pazienti di nove Regioni, quasi tutte nel Sud. Il "saldo negativo" è maggiore in Campania (-53.342 pazienti), Sicilia (-41.320), Calabria (-34.823), Basilicata (-16.321), Puglia (-8.565), Sardegna (-7.479), Piemonte (-5.724), Trento (-2.886), Valle d'Aosta (-1.951). I saldi positivi maggiori toccano a Lombardia (84.284 pazienti), Emilia Romagna (41.273), Toscana (31.258) Veneto (28.783) e Lazio (28.232): in sostanza, le Regioni più ambite da chi viaggia in cerca di cure.
(14 luglio 2003)

Roberto Turno e Paolo Del Bufalo (da Il Sole-24 Ore del Lunedì)