Fondo per la non autosufficienza: una "bomba" da 4 miliardi
La "bomba sanitaria" del prossimo decennio vale 4 miliardi di euro. A tanto ammontano le risorse necessarie a sostenere il «Fondo per la non autosufficienza» che - secondo le carte della Salute - dovrebbe garantire cure a domicilio e sostegno alle famiglie alle prese con il macigno della disabilità.

Invecchiamento. Emergenza nell'emergenza dei conti sanitari che non tornano mai, la questione della non autosufficienza è riesplosa a margine del dibattito sul Dpef e in coincidenza con il richiamo rivoltoci dal Fondo monetario internazionale che ha raccomandato al Governo di mettere in pista riforme strutturali tenendo conto dell'invecchiamento record della popolazione italiana. Nel 2001 gli over 65 rappresentavano il 18,2% della popolazione, nel 2025 saliranno al 25,4% e aumenterà di pari passo l'entità delle risorse necessarie ad assisterli.

Il tutto tenendo presente che già oggi, a esempio, la popolazione in età consuma il 51,9% della spesa farmaceutica pubblica e determina il 53,2% delle prescrizioni. Disabilità. Altrettanto elevati i costi della disabilità.

Secondo un recentissimo studio dell'Agenzia per i servizi sanitari regionali (Assr) la non autosufficienza avrebbe determinato, nel 2000, una spesa pari a 11 miliardi. Le proiezioni basate anche sui dati dell'Istituto delle assicurazioni (Isvap) fanno prevedere spese da oltre 29 miliardi nel 2030, per raggiungere la quota record di 46 miliardi nel 2050.

Somme da capogiro davanti alla quali la già dissestata finanza sanitaria regionale non può che cedere le armi. Così, a un anno di distanza dalla proposta allo studio dei ministeridel Welfare e della Salute per la creazione di polizze long-term care all'italiana (costo ipotizzato: 15 miliardi l'anno) la questione anziani è tornata di prepotenza all'attenzione del dibattito economico-politico di questi giorni.

Il Fondo. Nel capitolo ?ombra? del Dpef dedicato alla Sanità - poi eliminato assieme a tutti gli altri approfondimenti per essere rinviato ai tavoli tecnici preparatori della finanziaria - il Fondo per la non autosufficienza rappresenta una delle novità più sostanziose.

L'ipotesi, ancora tutta da sviluppare e soprattutto da mandare a verifica con le parti sociali, individua tre possibili fonti di finanziamento eventualmente da mixare a piacere: i contributi assicurativi obbligatori; l'istituzione di una tassa di scopo; la destinazione vincolata di una giornata festiva lavorativa. Soluzione, quest'ultima, presa di peso dal modello tedesco, a suo tempo più volte usato come termine di riferimento dal ministro Sirchia.

Un contributo, comunque, assolutamente obbligatorio, come il ministro Sirchia ha chiesto, ma come anche le stesse Regioni hanno più volte ipotizzato. Le risorse ottenute dovrebbero essere ripartite con vincolo di destinazione tra le Regioni per essere gestite da centrali distrettuali per la non autosufficienza ancora tutte da inventare.

I dubbi. Un canovaccio appena abbozzato, che lascia evidentemente più zone d'incertezza. Sulla «fattibilità» del progetto sono già emersi i primi dubbi. La «stella» della tassa di scopo - inizialmente la più gettonata per alimentare il Fondo per la non autosufficienza - è data già sulla via del tramonto.

Anche se c'è già chi l'ha messa in pratica, dimostrandone l'efficacia: a Bolzano, infatti (so vada il servizio qui a fianco) il fondo per la non autosufficienza si costituisce proprio così. Altrettanti dubbi stanno emergendo sull'accettabilità da parte delle forze sociali di un onere che peserebbe sulle tasche dei già tartassati lavoratori per una quota minima di 250 euro l'anno.

Anziani ma non troppo. Di fronte all'emergenza, però, c'è anche chi sta iniziando a rivedere il concetto di ?anziano?: con l'aumento della vita media, infatti, gli over 65 sono sempre meno ?vecchi? e, secondo gli ultimi sondaggi, dichiarano sempre di più di sentirsi in buona salute. Mentre aumenta sempre di più il numero degli ultraottantenni.
(28 luglio 2003)

Sara Todaro, Paolo Del Bufalo (da Il Sole-24 Ore )