PSA: va rivisto il significato
25/7/2003 12:44:10 - Secondo uno studio di Harvard pubblicato sull'ultimo numero del New England Journal of Medicine l'attuale valore scelto come soglia per ulteriori esami causa una sottostima dei casi

La misurazione del PSA non sarebbe sufficientemente affidabile nell'individuare il cancro della prostata. Lo afferma uno studio effettuato da quasi 7.000 uomini presso l'Università di Harvard, negli Stati Uniti.
Secondo gli esperti, i valori considerati attualmente normali sarebbero troppo alti, proprio perché l'esame tende a sottostimare il rischio di cancro: secondo le attuali indicazioni in materia, solo se il PSA risulta più alto di 2,5 ng/mL è opportuno fare ulteriori controlli come una ecografia della prostata, per individuare eventuali cancri in fase precoce e quindi curabili.
Tale valore andrebbe abbassato ulteriormente, secondo i ricercatori, soprattutto negli uomini più giovani, ovvero sotto i 60 anni o poco più anziani.
Mantenendo come limite il valore attuale, non vengono diagnosticati circa otto tumori su dieci negli uomini sotto i 60 anni.
La questione però non è semplice: secondo molti esperti, non serve individuare in fare precocissima il tumore della prostata, perché si tratta di una malattia che peggiora molto lentamente e che talvolta non si manifesta neppure, pur esistendo a livello cellulare: in pratica, scoprirla in anticipo non migliora in alcun modo la vita del paziente né la allunga. D'altro canto, nel caso in cui si identificasse la presenza di un cancro, si dovrebbe procedere all'asportazione di tutta o di parte della prostata, intervento che spesso provoca incontinenza e difficoltà di erezione.