Virus del Nilo: i test sul sangue funzionano
  Da qualche giorno tutte le donazioni effettuate negli Stati Uniti vengono vagliate con test sperimentale: la prima sacca infetta, scoperta oggi, è stata immediatamente tolta dalla circolazione

Iniziati solo da pochi giorni, i test sistematici per l'individuazione del virus del Nilo condotti su tutte le sacche di sangue donate negli Stati Uniti hanno già rilevato un donatore - una donna quarantaseienne che vive in Texas - che pur non mostrando sintomi rischiava di trasmettere il contagio.
Le autorità sanitarie americane hanno bloccato le sacche impedendo che sangue e derivati venissero impiegati, iniziando subito le controanalisi. Secondo Hira Nakhasi, che alla Food and Drug Administration è responsabile della prevenzione delle epidemie legate al sangue trasfuso, è la prova che le donazioni sono oggi molto più sicure di un anno fa.
Il virus del Nilo, originario dei paesi affacciati sul lato sud del Mediterraneo, è stato osservato per la prima volta sulla costa Est degli Stati Uniti un paio di anni fa, e si è rapidamente diffuso fino alla California contagiando moltissime specie di animali selvatici, punti come l'uomo dalle stesse zanzare che fungono da veicolo del contagio, che negli anziani e in genere negli organismi debilitati può rivelarsi fatale.
La stragrande maggioranza dei casi nasce proprio da una puntura di zanzara, ma delle 4.000 infezioni registrate negli Stati Uniti lo scorso anno si stima che siano 13 quelle causate da una trasfusione o da una donazione d'organo.
Il test impiegato dall'inizio di luglio si basa su una tecnica chiamata testing dell'acido nucleico (NAT, nella sigla inglese), capace di rilevare piccole quantità di genoma virale nel sangue.