Ssn: dal 2001 al 2004 16 miliardi di disavanzi

Sedici miliardi di deficit in quattro anni. Con il 2004 che regalerà il disavanzo più eclatante: 5 mld di "rosso". Una previsione che però è addirittura in difetto: mancano all'appello i maggiori costi per i rinnovi dei contratti e delle convenzioni dei medici e della dirigenza in genere. Un fardello che si trascinerà inevitabilmente nel 2005 e che peserà come un macigno sui conti del Ssn: vale almeno altri 2,6 mld. Altro che patto di stabilità sana-deficit.

La Corte dei conti. Non sono i Governatori, stavolta, a mettere in guardia l'Esecutivo sui bilanci che non tornano della Sanità pubblica. È invece la magistratura contabile a tracciare somme e a fare stime che suscitano allarme e che, insieme, sembrano dare ragione delle lagnanze delle Regioni, che sui costi della salute sono in contrasto permanente effettivo con Palazzo Chigi e con il ministero dell'Economia, il primo custode delle casse di Stato. Perché le parole usate dalla Corte nelle relazioni sui bilanci 2003 delle Regioni, suonano realmente come un campanello d'allarme.

Per quella crisi di liquidità denunciata dalla relazione al Parlamento. E soprattutto per la secca pronuncia sulla tenuta del patto di stabilità dell'8 agosto 2001: l'aumento pur sostanzioso concesso a suo tempo, s'è rivelato insufficiente. A dispetto dei tagli che pure le Regioni hanno fatto. E se non ci saranno aumenti pari alle necessità, scordiamoci la tenuta a livello nazionale dei livelli essenziali di assistenza. O si taglia o si trovano ulteriori modelli di finanziamento. Per le Regioni, i cui bilanci anche fino all'80% sono impegnati proprio dai conti della sanità, la partita è di quelle decisive.

Manovra correttiva e futuro. È anche all'incrocio sempre pericoloso dei bilanci del Ssn che si giocano i destini della Sanità pubblica. Lo dice chiaramente la Corte dei conti. Con parole quasi profetiche, considerate le emergenze della finanza pubblica. Davanti a una manovra bis di aggiustamento dei conti del 2004 su cui il Governo ha incassato le settimana scorsa la fiducia della Camera, e che questa settimana andrà al voto finale del Senato, che è piaciuta davvero poco agli enti locali e territoriali. E, ancora, in vista di quel Dpef 2005-2008 e della Finanziaria 2005 che dovranno tracciare la rotta per il prossimo anno.

La manovra 2005 sarà del resto la cartina di tornasole per i destini finanziari (e non solo) del Ssn. Intanto perché c'è da rifare (o da prorogare) il patto di stabilità sanitario del 2001, che scade a fine anno: molto si giocherà infatti a quel tavolo, con i finanziamenti che saranno concessi. Le Regioni del resto hanno alzato per tempo la posta: chiedono 9-10 mld in più sul 2004. Peccato che l'Economia, almeno fino a quando al timone c'era Tremonti, non era disposta a aumentari oltre il tasso d'inflazione programmato. Solo briciole, rispetto alle richieste pressanti dei Governatori. Di tutti: del Centro-destra come del Centro-sinistra.

I Governatori. Quanto basta, insomma, per aspettarsi anche sul versante della spesa sanitaria una ripresa autunnale incandescente. Anche perché, è chiaro, se la Finanziaria non introdurrà correttivi specifici (ticket o quant'altro), per "tagliare" basterà una sola mossa: non aumentare i finanziamenti alle Regioni. Le quali, a questo punto, i tagli dovranno deciderli da sé. Proprio mentre esploderà la stagione dei contratti e delle convenzioni. Il tutto, però, in vista di un altro appuntamento: le elezioni regionali del 2005. Davanti alle quali nessun Governatore vorrà togliere servizi sanitari ai suoi elettori. E i conti, tanto per cambiare, andranno sempre più in rosso.
(26 luglio 2004)

Dpef: il Consiglio dei ministri approva le linee guida

Il Consiglio dei ministri di oggi ha varato le linee guida del Documento di programmazione economico finanziaria che dovrebbe essere varato dal Cdm già fissato per giovedì 29 lulgio.

"Le linee guida del Dpef sono state collegialmente discusse ed unanimamente condivise",  si legge nel comunicato finale del Consiglio dei ministri, in cui si sottolinea - soprattutto dopo le recenti polemiche - l'armonia e la sintonia dell'intero governo sui contenuti del Documento di programmazione economica e finanziaria.

La manovra correttiva dei conti pubblici sarà di 24 miliardi di euro.  Nel documento si confermano  le indicazioni emerse alla vigilia: per il 2005 il deficit/Pil tendenziale sarà del 4,4, con una crescita del Pil a +1,9%. Grazie alla manovra correttiva, che come richiesto dall'Unione europea sarà per 2/3 strutturale (17 mld) e per 1/3 di misure una tantum (7 mld), il deficit programmatico rispetto al Pil per il 2005 scenderà a quota 2,7%.

La quota del 2,7% di deficit/Pil programmatico - spiegano fonti govrenative - permetterà all'Italia di collocarsi in una zona di tranquillità al riparo di rischi di iniziative quali l'early warning.
  
Per quanto riguarda l'avanzo primario questo scenderà dall'attuale 2,4 al 4,8 nel 2008, mentre il debito scenderà al 100% del Pil nel 2007.

Nessuna indicazione, invece, per quanto riguarda l'inflazione (si tratta di un Dpef, non della Finanziaria), mentre per quanto riguarda la riforma fiscale, si conferma che questa rientra nel documento, ma nulla é stato stabilito in termini di modalità e tempistica. Si ricorda però che l'entità del taglio delle tasse indicata dal presidente del Consiglio e dal governo
nelle settimane passate era di circa un punto percentuale del Pil.

La bozza, su cui ha lavorato il Cdm, deve essere sottoposta a parti sociali, Regioni e Comuni (i sindacati lunedì 26, gli enti locali già domani, sabato 23).

Le linee guida del Dpef confermano l'obiettivo del Governo di ridurre le tasse per una cifra attorno a un punto di Pil (circa 13 miliardi). La tempistica e la composizione della riforma sono però argomento di discussione e, dunque, sono ancora da definire anche con le parti sociali.