Federalismo fiscale: la Regione Puglia ricorre al TAR e alla Corte Costituzionale
 

Federalismo fiscale: la Regione Puglia ricorre al TAR e alla Corte Costituzionale

La Regione Puglia ha deciso di impugnare davanti al Tribunale amministrativo regionale del Lazio e davanti alla Corte Costituzionale il Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri applicativo del Decreto legislativo n. 56/2000 sul federalismo fiscale. Il presidente, Raffaele Fitto precisa che aveva preannunciato questa iniziativa "esattamente un anno fa nella seduta della Conferenza Stato-Regioni considerandola una extrema ratio". "Nello stesso tempo ho scritto al Presidente del Consiglio e al Presidente della Repubblica motivando ampiamente il perché la Puglia, in assoluta solitudine, ha negato, in sede di Conferenza Stato-Regioni, l' intesa sullo schema del D.P.C.M. in questione. Ora non resta che essere coerenti nella piena coscienza di avere tutti i titoli e le carte in regola per assumere tale iniziativa". "Il risanamento finanziario della Regione Puglia - ha aggiunto Fitto - faticosamente conseguito, non può essere messo in discussione da un decreto che riteniamo non solo incostituzionale ma tale da produrre un danno incalcolabile per la Puglia e per l' intero Mezzogiorno. Non ci si oppone solo ad un decreto formulato dal governo Amato e al conseguente D.P.C.M. dell' attuale governo 'per partito preso'". "Qui ad essere in gioco - ha concluso - è il futuro della Puglia e del Mezzogiorno. In queste circostanze l' unica fedeltà che conta è quella al proprio ruolo istituzionale".
Le perplessità della Regione Puglia sul decreto legislativo n.56 del 2000, adottato in attuazione dei principi in materia di federalismo fiscale, erano state espresse ufficialmente nel luglio 2003. Tali osservazioni critiche hanno poi portato alla decisione odierna di impugnare il decreto dinanzi al Tar del Lazio e alla Consulta. "A distanza di 3 anni dall' approvazione del decreto - si legge in un documento della Regione Puglia del luglio scorso - già in fase di prima applicazione di tali meccanismi, sono emerse anomalie non previste dal legislatore, tali da mettere in serio pericolo gli equilibri finanziari di alcune Regioni. Di certo se il citato D.P.C.M. applicativo del decreto 56/2000 dovesse essere varato dal Consiglio dei Ministri nei termini attuali, provocherebbe per tutte le regioni meridionali una perdita secca, rispetto alla 'spesa storica', determinando un vero e proprio trasferimento di risorse dal Sud al Nord del Paese". La Regione Puglia, ad esempio - prosegue il documento - passerebbe da "una perdita di 30 milioni di euro per il 2002 ad una perdita di 70 milioni di euro per il 2003, fino ad arrivare a una perdita di oltre 600 milioni di euro nel 2013 e, per effetto dell' accumulo, subirebbe, nel decennio, una incredibile decurtazione di risorse pari a circa 4 miliardi di euro. Tale onere assolutamente insostenibile per la Regione Puglia (si consideri che il massimo sforzo fiscale consentito alla Puglia dalle norme vigenti non farebbe recuperare, nel decennio, neppure la metà delle risorse perdute) impone di contrastare, con ogni utile iniziativa, un provvedimento che, se approvato, comprometterebbe in via irreversibile la stessa sopravvivenza finanziaria della Regione". Nel documento si evidenzia, infine, "l' assoluta necessità di procedere al superamento del Decreto 56/2000, prevedendo uno strumento alternativo più coerente con l' art. 110 della Costituzione e che persegua l' obiettivo di una più equa e razionale ripartizione delle risorse disponibili. Le predette misure dovrebbero essere attuate prima dell' adozione del D.P.C.M. in questione, al fine di evitare un danno oneroso ed illegittimo non solo alla Regione Puglia ma a tutte le Regioni meridionali".