Documento di programmazione economico finanziaria: la salute non si tocca

La Sanità non si tocca»: è la promessa contenuta nel Dpef che il Governo ha approvato nel Consiglio dei ministri di ieri.

Nel documento, snello e di appena 52 pagine, non mancano anche cifre e previsioni di spesa per il Ssn: a conti fatti e a «legislazione vigente» la Sanità aumenterà il suo peso specifico nella finanza pubblica passando dall'attuale 6,3% sul Pil al 6,5% nel 2008. Che tradotto in cifre significa 89,6 mld per il 2004 e ben 92,4 mld nel 2005.

Dopo tanti rinvii e polemiche - che sono costati tra l'altro il posto all'ex ministro dell'Economia Giulio Tremonti - arriva alla meta l'atteso piano a cui il Governo affida la difficile impresa di far uscire l'Italia dalla «trappola della bassa crescita». La ricetta si basa su un mix di interventi che unisce conti a posto, misure per lo sviluppo e riduzione del debito.

Una strategia per la quale «è necessario il contributo di tutti: cittadini, famiglie, istituzioni, parti sociali, terzo settore, ciascuno nell'ambito dei propri compiti e responsabilità». «È impensabile - è scritto nel documento - che queste correzioni strutturali siano indolori. Dunque occorrerà individuare misure economicamente non recessive e socialmente sostenibili». Insomma, non mancherà la solita dose di lacrime e sangue. Ma con una promessa: «Scuola, Sanità, sicurezza e servizi sociali non avranno a risentire della politica economica del governo che privilegia, anzi, la richiesta di protezione sociale».

Il Dpef fotografa l'andamento della spesa pubblica «a legislazione vigente» (senza calcolare, dunque, futuri interventi). Per la Sanità sono due i dati che prevalgono su tutti: il tasso di crescita media nel periodo 2005-2008 che sarà del 3,7% all'anno e l'incidenza sul Pil della spesa sanitaria che passerà dal 6,3% del 2003 al 6,5% del 2008. Stime, queste, che tengono conto delle misure di contenimento della spesa per acquisti di beni e servizi e della farmaceutica «adottate con decretazione d'urgenza nel mese di giugno».

«L'indicato livello medio di crescita risente anche - avverte il Dpef - della circostanza che nell'anno 2004 si realizza la corresponsione di rilevanti arretrati contrattuali». Ecco le cifre della crescita: 89,6 mld nel 2004; 92,4 mld nel 2005; 95,6 nel 2006; 99,6 nel 2007 e 103,8 nel 2008.

A livello generale, la manovra economica 2005 sarà di circa 24 mld: 17 di misure strutturali e 7 di una tantum. Per gli anni successivi, il Governo prevede manovre da 13,7 mld nel 2006, 7,3 nel 2007 e 6 nel 2008. L'inflazione programmata sarà, invece, dell'1,6% per il 2005, 1,5 per il 2006 e 1,4 per il 2007 e il 2008. Per quanto riguarda l'indebitamento netto «l'obiettivo 2005 è fissato al 2,7% del Pil con un miglioramento rispetto al tendenziale di circa l'1,7%.

Per gli anni successivi l'indebitamento segue un profilo progressivamente decrescente con una riduzione di mezzo punto percentuale fino a raggiungere l'1,2% nel 2008». Per l'avanzo primario la previsione è del 4,8% nel 2008. Il rapporto debito/Pil sarà pari al 104,1% nel 2005, per scendere al 101,9% nel 2006; al 99,3% nel 2007 e al 98,1% nel 2008. Questa correzione significativa avverrebbe con manovre di aggiustamento e «operazioni di privatizzazione, cessione di crediti e immobili» per circa 100 mld nel 2005-2008.
(30 luglio 2004)