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Il Consigliere regionale Mineo sulle liste d'attesa
 

Il Consigliere regionale Mineo sulle liste d'attesa

Ecco un caso clamoroso di malasanità. Un assistito si è rivolto al C.U.P., in data 2 luglio 2004, per una visita presso l'ambulatorio di chirurgia vascolare. La risposta che ha ottenuto è la seguente: la visita è prenotata per la data del 20 dicembre 2004. Deve attendere, cioè, circa sei mesi per una semplice visita.  La situazione delle liste d'attesa è davvero drammatica. I dati sono assolutamente sconcertanti: per la chirurgia vascolare i tempi di attesa sono di circa sei mesi,
per una mammografia e per una ecografia mammaria sono di circa cinque mesi, per un ecocardiogramma di sei mesi, per un elettrocardiogramma di tre mesi, per una TAC di oltre un mese, per una risonanza magnetica di tre mesi, per una radioterapia di tre/quattro mesi, per una visita diabetologica di oltre due mesi. Esiste ancora la sanità pubblica oppure i cittadini sono, oramai, costretti a rivolgersi al privato e a pagare prestazioni sanitarie assolutamente fondamentali? Come è possibile notare i tempi di attesa sono del tutto incompatibili con le più elementari norme di tutela della salute e della vita umana. Questa situazione, sia chiaro, non è il frutto di incapacità o di scarsa abnegazione da parte del personale medico e paramedico. Al contrario, è possibile tranquillamente affermare che le lunghe liste di attesa sono oramai la norma malgrado la professionalità e l'impegno straordinario del personale. Se non sono ancora più lunghe lo si deve allo spirito di sacrificio degli operatori pubblici, come è, ad esempio, nel caso citato dell'ambulatorio di chirurgia vascolare.
Il problema deriva da una carenza di personale che è diventata strutturale, a seguito di un blocco pressoché totale delle assunzioni da parte della Regione che
dura da troppi anni e che paralizza l'attività sanitaria, nell'Azienda sanitaria locale TA 1 come in tutte le altre Aziende sanitarie della Puglia. Siamo, di fatto, in una condizione di emergenza. Un'emergenza non più tollerabile che non si è attenuata nemmeno a seguito della reintroduzione dei tickets e dell'elevamento dell'IRPEF regionale. L'attesa delle prestazioni, soprattutto in casi come quelli della prevenzione e della cura dei tumori, mette in discussione il diritto alla salute e alla cura  E' oramai del tutto evidente che la situazione della sanità ionica, come quella dell'intera regione, richiede una svolta profonda e l'apertura di un vero e proprio conflitto politico, sociale ed istituzionale con un governo regionale totalmente insensibile rispetto alle attese e alle esigenze dei cittadini.
Luciano Mineo