Farmaci: Otc economici (-54% dei medicinali a prescrizione) e senza ricetta

Mentre la farmaceutica resta un cantiere permanente per le attività di razionalizzazione della spesa sanitaria pubblica, il comparto dell'automedicazione si ricandida come fattore di risparmio, sia per lo Stato che per i cittadini. E dopo un 2003 in "rosa" e un 2004 inaugurato all'insegna dell'arretramento, i produttori di farmaci Otc e Sp (entrambi acquistabili senza ricetta, ma i secondi non ammessi alla pubblicità: si veda la scheda), rappresentati da Anifa-Federchimica, stanno nuovamente reclamando dal Governo le armi che servono al decollo.

La ricetta che propongono ha il sapore di ciò che è ormai tradizione nel resto d'Europa: classificazione unica per i non prescription, maggiore elasticità sull'advertising, possibilità di usare lo stesso marchio per più prodotti, fidelizzando i consumatori e assicurando il massimo impegno delle aziende a tutela del proprio brand. Tutte opzioni destinate a risollevare le sorti del settore che nel 2003 ha assorbito l'11,2% del giro d'affari in farmacia con una crescita dell'8,9% sul 2002, per un totale di due miliardi di euro.

Un mercato che non decolla. Risultati che rischiano però di tramutarsi in un fuoco di paglia, almeno stando ai trend registrati nel primo quadrimestre dell'anno. Tra gennaio e aprile il giro d'affari del settore è diminuito dello 0,7% rispetto allo scorso anno: gli Otc hanno subito una contrazione delle vendite dello 0,7%, gli Sp hanno perso addirittura l'11 per cento.

Per gli Otc, le note più negative provengono dalla categoria dei prodotti destinati al trattamento delle affezioni respiratorie (quota di mercato 27,1%; variazione -4,1%) e dai gastro-intestinali (22,4%; -2,0%), mentre a segnare i migliori progressi sono stati gli analgesici (+1,2%), i vitaminici (+9,8%) e i dermatologici (+2,8%). Coinvolte invece in toto le classi terapeutiche dei Sp: le perdite più consistenti a volume si registrano per l'apparato respiratorio (quota mercato 49,3%; variazione -14,4%), per i cardiovascolari (-8,8%) e per vitamine e minerali (-11,4%).

Il tallone d'Achille della riconoscibilità. Forti delle qualità che più li caratterizzano - sicurezza d'uso ed economicità - le aziende del settore sono ancora in cerca di quel sostegno pubblico che dovrebbe garantire la fin troppo sospirata riconoscibilità. Il bollino di riconoscimento che fa bella mostra di sé sulle scatolette non sembra abbia aver fatto molta breccia nel cuore dei consumatori: stando a recenti indagini di mercato i più «ne gradirebbero l'introduzione». Né è mai decollata la campagna promozionale pubblica promessa in Finanziaria oltre due anni fa e mai più avviata.

Le fortune dell'autocura poggiano in realtà sulla consapevolezza di campione ridotto della popolazione sensibile anche alla questione prezzi. Materia su cui peraltro l'automedicazione nazionale non teme confronti: le scatolette Otc costano il 54% in meno dei farmaci Ssn su ricetta (6,33 contro 9,75 euro).

Ma la convenienza da sola non basta a ravvivare un mercato che lamenta anche una vistosa scarsità dell'offerta: delle 159 principali molecole del settore, solo 83 risultano presenti sul mercato nazionale, contro le circa 100 di Francia, Germania e Regno Unito. E non c'è dubbio che la limitatezza dell'offerta contribuisce pesantemente a limitare anche il mercato dei prodotti disponibili. Proprio per questo, «l'automatico riconoscimento in Italia di ciò che è già Otc in Europa» rappresenta la prima fondamentale richiesta del presidente Anifa, Angelo Zanibelli, (Sanofi-Synthelabo). «L'Italia - dice - è in netto ritardo nel processo di innovazione. E per garantire sviluppo è necessario rivedere tutte le regole avendo ben presente i vantaggi che ne deriveranno: minore spesa per il Ssn, minore spesa per il cittadino, più risorse da destinare ad altri bisogni, maggiori incentivi per le imprese a investire nel comparto. Il tutto a costo zero per lo Stato».
(19 luglio 2004)

Sara Todaro (da Il Sole-24 Ore del Lunedì)

19/07/2004 11.26
Confcommercio: da sette federazioni nazionali nasce Federsalute

In casa Confcommercio nasce Federsalute, la prima associazione di settore che raggruppa sette federazioni nazionali di categoria già appartenenti alle 153 del sistema confederale. Si tratta, spiega la Confcommercio in una nota, di Adf (Associazione distributori farmaceutici), Anaste (Associazione nazionale strutture terza età), Anisap (Federazione nazionale istituzioni sanitarie ambulatoriali private), Ascofarve (Associazione nazionale distributori medicinali veterinari), Federottica (Federazione nazionale ottici-optometristi), Federsan (Federazione nazionale commercianti articoli sanitari, ortopedici e parafarmaci) e Fei (Federazione erboristi italiani) per un totale di 7.000 imprese e oltre 34mila addetti.

Sono due, attualmente, gli obiettivi principali della neonata associazione: operare per la realizzazione del "Sistema mutualistico integrativo", autorizzato (Dlgs n. 229/1999) ma non ancora attuato in Italia, e la costituzione del "Fondo per la non autosufficienza", per evitare che i malati siano costretti a pagare di tasca propria costi che non sempre possono essere sopportati.

"Con la costituzione di questa nuova grande realtà associativa - spiega il presidente di Federsalute, Vittorio Cavaceppi - Confcommercio intende rinnovare e amplificare il proprio pluriennale impegno in un comparto economico e sanitario di assoluta importanza a livello nazionale, europeo e mondiale, dotando di una rappresentanza collegiale le associazioni delle categorie impegnate nell'erogazione di beni e servizi destinati alla salute dei cittadini

Ecm: Sirchia replica alle accuse Fnom

«Nulla è stato tolto alle prerogative di altre istituzioni ed enti, che continuano a mantenerle e ad esercitarle, come previsto dalla legge». È la risposta del ministro della Salute Girolamo Sirchia alla FnomCeO sul tema del riconoscimento delle Società Scientifiche ai fini dei programmi di Ecm.
  
«Con l'impostazione data recentemente al riconoscimento delle professioni sanitarie, in base alla quale ogni
professionista deve conseguire un certo numero di crediti per dimostrare in modo trasparente la propria capacità
professionale - ha spiegato Sirchia - le Società Scientifiche italiane avranno la possibilità di divenire provider, ovvero erogatori di crediti al personale che frequenta corsi, convegni, stage, da esse organizzati».

È questa, ha sottolineato il ministro, «una grande possibilità per le Società Scientifiche ed una responsabilità per le Istituzioni che concedono loro questo privilegio» e «d'altra parte è ovvio che le Società Scientifiche, essendo depositarie della cultura specialistica, abbiano tutti i titoli per poter esercitare questo tipo di attività».

Le Società Scientifiche italiane tuttavia, ha rilevato Sirchia, sono estremamente numerose e molte continuano a formarsi. Per questo, il ministero «ha ritenuto necessario prevedere i requisiti che devono possedere le Società e le Associazioni tecnico-scientifiche delle professioni sanitarie per poter svolgere le attività di collaborazione con le Istituzioni sanitarie e le attività di aggiornamento professionale dei propri associati, con l'obiettivo di garantire efficacia, appropriatezza, sicurezza ed efficienza alle prestazioni sanitarie erogate».

Il riconoscimento, ha precisato il ministro, «costituisce presupposto per poter chiedere successivamente l'accreditamento come provider ai fini del programma Ecm, in conformità ai criteri che saranno stabiliti dall'apposita intesa fra Ministero e Regioni, in sede di Conferenza Stato-Regioni». Sirchia ha quindi illustrato le tappe successive della procedura: il ministero, ha detto, «deve ora valutare se le Società Scientifiche rispondano a requisiti che garantiscano la loro idoneità ad intervenire come provider e come valutatori di eventi. Per fare questo il ministero dovrebbe attivare un apposito e corposo Ufficio che non è in grado al momento di realizzare, ed ha quindi dovuto procedere ad utilizzare un service esterno, cui affidare l'istruttoria delle domande di riconoscimento delle varie Società prima di procedere al riconoscimento stesso, che resta prerogativa esclusiva del Ministero della Salute».

Il service, ha concluso Sirchia, «è stato affidato alla Federazione delle Società Medico-Scientifiche Italiane (Fism) per la parte medico-scientifica, in quanto si ritiene che questa sia la più qualificata entità non profit in grado di valutare l'esistenza o meno dei requisiti» richiesti.