Alzheimer: serve una rete integrata sul territorio


Aumenta la popolazione degli anziani e con essa aumentano anche le malattie correlate all'età.

«Bisogna andare oltre il progetto Kronos e passare ad una seconda fase per ampliare l'erogazione dei servizi ai malati attraverso una rete, prima di tutto quello diagnostico perchè ancora oggi gli effetti evidenti della malattia vengono confusi con la depressione, stress ed altro», ha detto il sottosegretario alla Salute Antonio Guidi presentando il dossier con i dati dello studio della commissione ministeriale competente, ricordando che «spesso le cifre della malattia dell'alzheimer vengono sottovalutate dalla società che pone invece allarmi per emergenze virtuali».

Il «dossier» sarà sottoposto al Presidente del Consiglio e alle Regioni. «Occorre coinvolgere i medici di base affinchè la diagnosi venga fatta prima possibile, cosa che oggi avviene da uno a tre anni, ma anche ridurre l'effetto imbuto sull'erogazione dei farmaci ai malati da parte dei centri, per scarso scambio con i medici sul territorio e, infine, - ha aggiunto Guidi - serve un collegamento tra i Comuni e i servizi sociali delle Asl, attraverso una rete
integrata, in qualche modo obbligatoria, affinchè il progetto terapeutico-riabilitativo venga coniugato con i servizi sociali di territorio».
  
Per il sottosegretario alla Salute con delega sulle malattie della demenza, quindi, il prossimo passo sarà un protocollo d'intesa con le Regioni sulla malattia dell'alzheimer. «È assurdo che i servizi sociali e riabilitativi vengano trattati come optional», ha aggiunto.
  
L'Alzheimer è una patologia degenerativa cerebrale che colpisce prevalentemente i soggetti in età avanzata e
rappresenta il 50-60% di tutte le demenze. In Italia la demenza interessa il 5,3%& degli uomini e il 7,8% delle donne ultra65enni, e si può stimare che 430-450.000 persone siano affette da malattia di alzheimer e si prevede che il loro numero raddoppi entro il 2020.

«Bisogna perciò avere più risorse ma occorre vedere anche cosa succede a fondi che spesso cambiano destinazioni d'uso poi, raggiungendo solo in parte il malato.
Occorre fare uscire dal ghetto malattie come l'alzherimer - ha concluso Guidi - che hanno un grande impatto sociale ma che sembrano di minore importanza perchè fuori moda».