Le Asl "catturate" nella rete web
 

La febbre di Internet contagia anche il mondo della Sanità. Ad affacciarsi sul Web è ormai l'80% delle strutture del Servizio sanitario nazionale. Ma se la Rete è sempre più invasa di siti dedicati alla salute - molti dei quali realizzati da aziende, associazioni e privati - la "navigazione" si snoda tra pagine «istituzionali», tanta informazione, poca interattività (solo nel 50% dei casi) e soprattutto scarsa disponibilità a offrire «e-services».

Solo il 23% dei siti privati e il 19% di quelli pubblici ha, difatti, deciso di sfruttare a pieno le potenzialità di Internet offrendo ai navigatori la possibilità di utilizzare servizi che normalmente richiedono spostamenti fisici o l'uso del telefono (informazioni aggiornate su tempi d'attesa, prenotazioni online, colloqui virtuali con esperti e medici). Insomma, dilagano i "siti vetrina", ma resta al palo l'erogazione dei servizi virtuali. E non è tutto: secondo «Cup-2000 e-care» - la società che fornisce parte dei servizi sanitari di Bologna e che ha compiuto questa indagine dettagliata del "web in corsia" - l'altro nodo da sciogliere al più presto è l'affidabilità delle informazioni messe in rete. Nessuno - avverte la ricerca - ha finora pensato di controllare la credibilità dei contenuti. Molti siti offrono diagnosi online e dispensa consigli medici via e-mail.

Tutto al di fuori di regole, codici e controlli: un Far West, questo, che secondo «Cup 2000 e-care» va arginato attraverso l'istituzione di una Authority.

L'identikit dei siti. Internet è uno strumento ampiamente sfruttato dall'universo della salute: il 78% delle Asl italiane ha un sito, così come l'84% delle aziende ospedaliere e l'86% degli Irccs e dei Policlinici. A conti fatti solo il 19% delle strutture pubbliche non è presente sulla rete. La fruibilità dei siti e dei portali risulta piuttosto buona (91% dei casi in quelli privati, e 81% nei pubblici). Gli argomenti sono trattati in modo sufficientemente chiaro e adatto all'«utenza prevalente» costituita per l'80% da non addetti ai lavori (cittadini, pazienti e così via). Ma l'interattività è ancora assente da quasi il 50% di siti e portali. Un fatto, questo, dimostrato anche dall'assenza di qualsiasi tipo di link in quasi il 30% dei casi esaminati. I più interattivi sono, comunque, i siti delle aziende pubbliche (circa il 60% rispetto al 53% dei privati) che ricorrono a una limitata tipologia di strumenti.

Tra questi i più diffusi sono le segnalazioni di reclami mediante una scheda, o l'invio di e-mail all'azienda, all'Urp, o al servizio 118. I siti privati interattivi sono, invece, caratterizzati da una forte presenza di forum, sondaggi e "medici online" che spesso promettono "diagnosi virtuali" per le richieste più semplici. Minima, infine, la presenza di banner pubblicitari: solo il 7% ne ha qualcuno.

Il menu dei servizi. Quasi l'80% dei siti punta tutto sulle informazioni. Molti sono semplici contenitori (il 26% dei pubblici e il 20% dei privati), in grado di offrire una pura attività informativa su malattie, patologie, cure, servizi, e così via (cosiddetta «e-information passiva»). Il 54% dei siti pubblici e il 49% dei siti privati offre, invece, agli utenti anche la possibilità di interagire («e-information attiva»). Chi clicca su questi siti ha la possibilità di dialogare con esperti, scaricare materiale, documenti o bandi interessanti, inviare reclami e segnalazioni. Infine, solo il 23% dei siti privati e il 19% di quelli pubblici si spingono a fornire «e-services»: offrono, cioè, la possibilità di usufruire via web di servizi.

È il caso, a esempio, del sito dell'Asl 1 di Torino, (
www.asl1.to.it) che permette ai pazienti di effettuare una pre-prenotazione per alcune prestazioni o dell'ospedale San Giovanni-Addolorata (www.hsangiovanni.roma.it) che, oltre alle prenotazioni online, offre la possibilità di consultare, attraverso login e password, anche la propria cartella clinica. Ancora più critica è la situazione dell'e-commerce (la vendita nei siti privati) e dell'e-procurement (l'acquisto da parte di strutture pubbliche). Questi servizi tipici della "net-economy" trovano pochissimo spazio in ambito sanitario (1% dei siti pubblici e 9% di quelli privati). Su questo fronte una delle "mosche bianche" del Servizio sanitario sono gli «Istituti ortopedici Rizzoli» di Bologna che stanno sperimentando un sistema di gare online per l'acquisto di alcune forniture; sistema che - secondo la ricerca - ha reso gli acquisti «più veloci, trasparenti e vantaggiosi».
(5 maggio 2003)

Marzio Bartoloni (da
Il Sole-24 Ore del Lunedì)