Lombardia: un paziente su 20 contrae un'infezione in corsia


Il 5% dei ricoverati in ospedale, in pratica un paziente su 20, si infetta durante la permanenza in corsia. Un contrattempo "spesso evitabile" che lo mette a rischio di vita nel 14-38% dei casi, e che nella migliore delle ipotesi ne allunga la degenza di 18 giorni in media con un peso "allarmante" sull'amministrazione ospedaliera,sulle casse regionali e su quelle statali.

I dati, in linea con quelli europei "ma con tutta probabilità ampiamente sottostimati", vengono da uno studio condotto dall'Unitá di prevenzione della Regione Lombardia, che dal 28 febbraio al 24 marzo 2000 ha monitorato un totale di 18.682 malati assistiti in 803 reparti di degenza di 88 presìdi distribuiti sul territorio regionale. La ricerca, presentata oggi a Milano dal direttore generale Sanità del Pirellone, Alessandro Lizioli, offre uno "spaccato" del problema infezioni in ospedale estendibile, in mancanza di indagini nazionali, a tutto il
Paese.

L'ultimo studio italiano sulle cosiddette infezioni nosocomiali risale infatti al 1983, ha sottolineato Lizioli. Confessandosi "indignato" per la poca attenzione nei confronti di eventi che, se indagati in modo più completo, "scopriremmo riguardare 10-15 ricoverati su 100". E il disinteresse per la questione è ancora più grave se si pensa alla "marea" di risorse che si potrebbero risparmiare controllando queste infezioni. "Addirittura millemiliardi di vecchie lire l'anno in tutta Italia", ha ipotizzato Graziano Tassan Gurle, amministratore delegato dell'azienda svedese Molnlycke Health Care, promotrice dell'incontro milanese.

Secondo Lizioli per far luce sulla dimensione delle infezioni ospedaliere in Italia c'è ancora molto da fare. "I Comitati di controllo delle infezioni voluti a suo tempo dal ministero della Salute non sono mai partiti", ha
denunciato l'esponente della direzione generale Sanitá della Regione Lombardia, con la conseguenza che "le varie strutture sanitarie adottano i sistemi di monitoraggio più svariati, assolutamente disomogenei". Pertanto l'indagine lombarda, che sará pubblicata a luglio sul "Journal of Hospital Infections" ed è "la seconda in Italia per ampiezza del campione", mostra dati probabilmente al ribasso, ha insistito l'esperto, anche perché "molte infezioni si verificano quando ormai il malato è stato dimesso".

Il quadro è quindi più grave di quanto sembra, e lo stanno indagando anche i vertici della Regione Veneto, del Policlinico San Matteo di Pavia e della Casa di cura Poliambulanza di Brescia, presenti oggi a Milano.

Dallo studio lombardo emerge che gli interventi più a rischio di infezioni sono, ancor più di quelli chirurgici, la ventilazione meccanica, la nutrizione parenterale e il posizionamento di cateteri vascolari o urinari. Quanto ai costi, a far lievitare la spesa per l'ospedale sono soprattutto i giorni di degenza aggiuntivi. Prevenire gli eventi evitabili diventa quindi strategico. "Per un grande ospedale - ha concluso Lizioli - ridurre le infezioni del 10%produrrebbe un risparmio di un miliardo di vecchie lire ogni anno, e ridurle del 25%, così come prevede il Piano sanitario nazionale, permetterebbe a una grande struttura un risparmio annuo di 2,5 miliardi".