Piaghe:per gli specialisti si possono risparmiare sofferenze e fondi


Un problema semisconosciuto, considerato marginale ma che provoca uno spreco di risorse e un crescente disagio sociale: le piaghe.
 
L'Italia ha il primato in Europa per numero di malati, che si stima intorno ai due milioni, in cui rientrano i diversi tipi di ulcere della pelle (da decubito, varici, da diabete). Per curare questi cittadini ogni anno lo Stato spende circa 850 milioni di euro, cioè tre volte in più degli altri paesi europei (221 mln la Francia, 225 la Germania, 435 la Gran Bretagna) e quasi come gli Stati Uniti (1 miliardo di euro), che però hanno una popolazione cinque volte superiore alla nostra.

Un costo diretto al quale va aggiunto quello indiretto sul sistema produttivo, se si pensa che solo per le piaghe da decubito si perdono ogni anno poco più di 460 mila giornate di lavoro (tra pazienti e chi fa l' assistenza), oltre all'influenza che la patologia provoca sullo stato emozionale quando si torna al proprio impiego (il 32% afferma di risentirne in maniera severa e il 62% moderatamente). Non meno significative sono, inoltre, le riverberazioni sul sistema sociale in generale, visto che se non curate appropriatamente le ulcere cutanee possono diventare un serio fattore invalidante.

Su un campione di 600 pazienti, l'80%  ha, infatti, ammesso che le piaghe gli impediscono di fare i lavori oltre a procurargli dolore. Di conseguenza la maggioranza di essi non può camminare a lungo, non riesce a sollevare le borse della spesa, ha difficoltà nel lavarsi e vestirsi da soli.
 
Di piaghe  se ne sta parlando a Pisa nel XIII congresso europeo dell'Associazione europea di riparazione tessutale (dal 21 al 23 maggio), dove sono confluiti, oltre agli specialisti anche i rappresentanti delle organizzazioni di volontariato che si occupano della materia.
 
L'esperienza del nostro paese e' stata rappresentata dall'Osservatorio della Terza Età "Ageing Society" il cui dipartimento di studi economici è presieduto dal Presidente di Infrastrutture Prof. Andrea Monorchio che in collaborazione con l'AIUC (Associazione italiana ulcere cutanee), hanno colto l'occasione per rilanciare al Governo e al ministro della Salute la richiesta di introdurre il rimborso delle cure e di favorire una maggiore approccio culturale e scientifico nelle università, considerando che gli esperti italiani in tema di  piaghe si contano sulle dita della mano.

Alla base del pesante esborso da parte del servizio sanitario per curare gli affetti da ulcere c'è l'obbligo delle cure negli ospedali. Cioè chiunque voglia usufruire di pomate, cerotti e medicamenti deve recarsi nelle strutture territoriali o, addirittura, ricoverarsi. Per questo la media delle degenze per piaghe sfiora i 30 giorni, contro quella dei paesi Ue che varia dai 10 ai 12 giorni, ottenuta privilegiando il servizio sul territorio, la formazione degli operatori e, soprattutto, la rimborsabilità  delle cure.

Secondo l'Aiuc, infatti, almeno la metà delle degenze, che costano 600 euro al giorno per paziente, si potrebbero abbattere dispensando nelle farmacie i vari prodotti. Allo Stato ciò costerebbe circa 300 milioni all'anno, ma il risparmio che ne otterrebbe è valutato in oltre 500 mln di euro, senza contare l'incidenza positiva sulla qualità della vita per i 2 milioni di italiani costretti a ricoverarsi e a fare la fila  negli ambulatori, oppure, in alternativa, a pagare di tasca propria i presidi medici.

"Il nostro problema e' di carattere normativo e formativo" afferma Elia Ricci, "Da un lato ? aggiunge Ricci -  c'è la sottovalutazione delle patologia che,
dobbiamo dire, non riguarda solo gli anziani, ma investe uno spettro più ampio di popolazione. Dall'altro abbiamo un sistema di cura che non e' appropriato perché potrebbe, nella maggior parte dei casi, fare a meno dell'ospedalizzazione o dell'intervento delle strutture sanitarie pubbliche. Cioè dotando le famiglie di farmaci e materiali di consumo, si otterrebbero risparmi e una migliore condizioni di vita per i pazienti e i familiari. Per le dimensioni e la consistenza del problema credo che non si possano più rimandare questi interventi".