Farmaci: la proposta taglia-spesa delle Regioni
 


Un nuovo tetto di spesa per tutti i farmaci a carico dello Stato, con l'obbligo per le aziende di abbassare i listini se si supera il budget. Un Fondo per la ricerca pubblica alimentato dalle industrie. Prezzo medio europeo da mandare in soffitta. Un colpo d'accetta al co-marketing e ai brevetti. Giro di vite per informazione e marketing. Revisione dei margini a farmacisti e grossisti. E creazione dell'«Agenzia nazionale dei medicinali». Ecco la rivoluzione farmaceutica delle Regioni.

Si chiama «Un Patto per la farmaceutica»: altro non è che una revisione da cima a fondo del settore. Lo propongono i Governatori in un documento approvato ieri e destinato ai ministri dell'Economia e della Salute, Tremonti e Sirchia.

Nonostante le manovre degli ultimi due anni, si afferma, la spesa è ancora fuori controllo. Cioè sopra il tetto fissato annualmente. Manca «un effettivo governo del settore», è la constatazione delle Regioni, e per questo serve un accordo di stabilità bis. Di qui la richiesta di arrivare a un «Patto sulla farmaceutica» tra Governo-Regioni-industrie-distribuzione (farmacie e grossisti). Mettendo sul piatto praticamente tutto quanto riguarda la filiera del farmaco: ricerca, produzione, distribuzione, marketing, prescrizioni.

Una presa di posizione, quella delle Regioni, che parte da una constatazione: se la spesa pubblica per farmaci dal 1995 al 2002 è cresciuta da 5,1 a 11,7 miliardi (e da 10 a 17,6 miliardi la spesa totale), non sono invece aumentati in «maniera simmetrica» gli investimenti delle imprese in ricerca. Come dire che la logica delle imprese sarebbe solo quella di «massimizzare il profitto». Una logica che andrebbe ribaltata, secondo le Regioni: poiché il welfare farmaceutico è «finanziato da denaro pubblico», va stabilito quanto (e come) debba essere «restituito, almeno per quota parte, al sistema-Paese» per investimento in R&S. Insomma, quasi una dichiarazione di guerra. Con questa ricetta.

Freno alla spesa. Il tetto sarà onnicomprensivo e riguarderà anche i farmaci acquistati dagli ospedali o distribuiti dalle strutture pubbliche. Dovrà essere fissato un tasso annuo di crescita «compatibile». Ogni sei mesi se ne verificherà la tenuta e, in caso di sfondamento, si applicherebbero riduzioni di prezzo proporzionali, che le aziende potrebbero spalmare sui prodotti in portafoglio.

Stretta alla produzione. Co-marketing e brevetti complementari sono un «improprio sostegno alla produzione», che favoriscono la «pressione promozionale» e impediscono «la tendenziale riduzione dei prezzi». Dunque, vanno superati. Promuovendo le confezioni «ottimali» per ciclo di terapia.

Ricerca: pagano le aziende. «È assolutamente prioritario e indilazionabile», si afferma, promuovere una ricerca applicata pubblica nei settori strategici del farmaco. Si propone così un Fondo da finanziare con le tariffe che le aziende versano per convegni, pubblicità e immissione in commercio. Ma anche con fondi da far pagare alle industrie se si supera il tetto di spesa programmato.

Prezzi: addio alla media Ue. L'attuale media Ue dei prezzi non rappresenta alcunchè e va «definitivamente superata». Per orientarsi «prioritariamente» a un prezzo di riferimento per categoria terapeutica omogenea, senza oneri per gli assistiti e chiedendo alle aziende di allineare i listini al valore-soglia.

Marketing: giro di vite. Va rafforzata l'informazione «pubblica e indipendente» con un progetto condiviso tra Governo e Regioni. Intanto si chiede l'abolizione tout court dei mini-meeting, il legame stretto tra convegni e formazione continua dei medici, il rapporto «uno a uno» di informatori e ricercatori nelle imprese, l'obbligo di inserire gli informatori nella direzione medica e non in quella marketing, l'eliminazione (o drastica riduzione) di campioni gratuiti.

Mordacchia alla distribuzione. Obiettivo: rafforzare la distribuzione diretta extra farmacie. Ma anche la revisione della remunerazione dell'attività di distribuzione. Ai farmacisti si lasciano più margini nella sostituzione dei medicinali. E per le imprese c'è una clausola-tagliola: se non si impegnano a partecipare alle gare di Asl e ospedali (con prezzo ridotto del 50%) rischiano di veder uscire il proprio farmaco dalla rimborsabilità.

Un'Agenzia. L'«Agenzia nazionale» avrà le competenze oggi sparse sul settore. Avrà un Cda di 5 persone, con un presidente nominato dall'Economia, due membri dalle Regioni, e uno a testa da Salute e Finanze.