Reazioni ai farmaci: prevenirle è possibile

Anche nel contesto extra ospedaliero gli effetti collaterali sono spesso evitabili

Sono frequenti ma prevenibili, anche nell'ambulatorio del medico di famiglia. Ecco il ritratto delle reazioni avverse indotte da farmaci, almeno secondo uno studio coordinato dal Brigham and Women's Hospital di Boston, e pubblicato sulle pagine del New England Journal of Medicine.

"A favorire negli ultimi anni la comparsa e la diffusione delle reazioni avverse è stato il crescente consumo di farmaci" esordiscono i ricercatori. "Per quanto riguarda i pazienti ospedalieri, effetti indesiderati dei medicinali si verificano nel 15-30 per cento dei ricoverati in reparti di medicina generale, e nell'1-6 per cento dei degenti in reparti specialistici. Le forme gravi colpiscono tre soggetti su cento, con un decesso ogni mille pazienti internistici e ogni diecimila chirurgici".

A conti fatti il 5-10 per cento dei degenti va incontro a reazioni da farmaci che in tre casi su dieci è possibile prevenire. I farmaci in causa dipendono dalle abitudini in campo sanitario dei singoli paesi: negli Stati Uniti una delle allergie più diffuse è quella alla penicillina; in Italia ai primi posti sono non solo gli antibiotici, ma anche gli antinfiammatori. I sintomi possono coinvolgere ogni organo del corpo. Nelle allergie prurito e orticaria sono comuni, ma spesso compaiono manifestazioni che interessano polmoni, reni, stomaco, fegato, sangue e midollo osseo.

Tanto noto e ben delineato è il quadro delle reazioni ospedaliere, quanto sfumato e non definitivo è invece il panorama di ciò che accade sul territorio. Eppure gli effetti indesiderati di farmaci assunti a casa sono non di rado all'origine di ricoveri urgenti: solo nel 1994 un milione di statunitensi sono stati ospedalizzati a causa di reazioni avverse a farmaci, coprendo quasi il 5 per cento del totale dei ricoveri.

"In quest'ultimo caso la mancanza di informazioni dipende da una serie di fattori" commentano gli studiosi. "Innanzitutto dal fatto che i pazienti prendono le medicine senza controllo medico e di rado riferiscono eventuali reazioni, specie se lievi. In secondo luogo dal fatto che i medici di medicina generale non sempre segnalano gli eventi avversi registrati: il più delle volte si limitano a cambiare farmaco, specie quando si tratta di sintomi non gravi e passeggeri come prurito, qualche chiazza d'orticaria o un attacco di rinite".

Per chiarire l'argomento, i ricercatori del Brigham and Women's Hospital in collaborazione con colleghi del Beth Israel Deaconess Medical Center, dell'Università di Harvard e della Harvard Risk Management Foundation hanno intervistato oltre 1.200 assistiti di quattro ambulatori di medicina generale di Boston che avevano ricevuto la prescrizione di almeno un farmaco in quattro settimane.

"In due degli ambulatori le ricette erano informatizzate, negli altri due scritte a mano" riferiscono gli autori. "Il nostro scopo era non solo stabilire la prevalenza delle reazioni da farmaci sul territorio, ma anche capire come prevenirle al meglio in una logica di sistema sanitario più che di singolo individuo".

Per tre mesi hanno dunque classificato gli eventi avversi registrati secondo i criteri della gravità e della possibilità di prevenzione o di cura tempestiva. Le reazioni sono state 181, riferite da un quarto degli oltre seicento pazienti che hanno risposto all'intervista: nessuna si è rivelata mortale, 24 (cioè più del 13 per cento) sono state definite gravi e 157 significative. La frequenza con cui si sono verificati effetti collaterali (27 casi ogni 100 pazienti) è stata nettamente superiore a quella normalmente registrata in ospedale, forse perché nei pazienti ambulatoriali l'esposizione ai farmaci è più prolungata nel tempo. Ma ciò che ha colpito di più i ricercatori è stato il tasso di evitabilità di tali eventi: 71 di essi, cioè due su cinque, sono risultati prevedibili o curabili.

"Delle venti reazioni prevedibili, nove dipendevano dalla prescrizione di un farmaco sbagliato, le altre da dosi o posologie non adeguate" sottolineano "Nel gruppo delle cinquanta reazioni curabili, invece, sei volte su dieci il medico non aveva riconosciuto i sintomi, negli altri casi è stato il paziente a non riferirli". Diversamente da quanto accade in ospedale, infine, i farmaci più di frequente coinvolti nelle reazioni sono stati gli antipertensivi, betabloccanti in testa, e quelli per la depressione, come gli inibitori del reuptake della serotonina.

"Lo studio dei medici di Boston apre la strada agli sforzi per identificare, curare e prevenire gli eventi avversi a farmaci anche nei pazienti ambulatoriali" commenta in un editoriale William Tierney, ricercatore dell'Università dell'Indiana. "In realtà, per determinare l'effettiva prevalenza degli effetti indesiderati dei farmaci, soprattutto quando si tratta di sintomi generici il cui nesso con l'assunzione di medicinali non è scontato, bisognerebbe confrontare le reazioni di pazienti in trattamento con quelle di soggetti analoghi che però non assumono terapie. In ogni caso, dato il numero sempre maggiore di medicine sul mercato e l'uso sempre più diffuso che ne viene fatto, senza questi sforzi la lotta alle reazioni da farmaci non potrà essere vinta".

di Gian Galeazzo Riario Sforza - Tempo Medico n. 766

25 May 2003

Fonte: New Engl.J.Med. 2003; 348: 1556 e 1587 (e-mail: tgandhi@partners.org)