Medici: parte il tavolo a tre con Governo e Regioni
 

Riforma del rapporto di lavoro dei medici pubblici, punto e a capo. È partito ieri a Palazzo Chigi il tavolo Governo-Regioni-sindacati sulla modifica dell'esclusività del rapporto di lavoro. Con un obiettivo primario in campo: l'introduzione della reversibilità della scelta da parte dei camici bianchi del Ssn. Ma le difficoltà subito emerse sono quelle sul tappeto ormai da più di un anno. Una, più di tutte: l'indisponibilità riaffermata dalle Regioni di modificare l'esclusività, se contemporaneamente non si ridiscutono le regole contrattuali. Vale a dire: se si cambia, i governatori non pagheranno i fondi destinati ai medici.

E proprio il futuro contratto si sta rivelando una potenziale polpetta avvelenata. Pomo della discordia sono i fondi in più (lo 0,99%) necessari a rispettare il patto Governo-sindacati del febbraio 2002. Quei fondi le Regioni non vogliono metterli di tasca propria. E anche il Governo si chiama fuori, come ha ribadito ieri il sottosegretario all'Economia, Gianluigi Magri. Una parte dei medici pubblici è così già sul piede di guerra. «Se le dichiarazioni del Governo non saranno corrette o smentite - afferma il segretario nazionale dell'Anaao AssomeD, Serafino Zucchelli - andrà a monte il tentativo di conciliazione previsto per martedì prossimo e saremo pronti a dichiarare lo sciopero dopo dieci giorni».

Un clima nient'affatto tranquillo, insomma, circonda l'intera partita che ruota attorno al rapporto di lavoro dei dottori del Ssn. La "partenza" del tavolo - sicuramente un'apertura al dialogo dopo ripetute richieste, dimostrata dalla presenza del sottosegretario alla presidenza Gianni Letta, dai ministri Sirchia (Salute), La Loggia (Affari regionali), Mazzella (Funzione pubblica) e per l'Economia dal sottosegretario Magri, affiancati da un nugolo di sindacati e per le Regioni da Fabio Gava (Veneto) e Giovanni Bissoni (Emilia Romagna) - non ha partorito ieri ancora alcun risultato concreto. Ma una promessa, quella sì: mercoledì prossimo ci sarà un rendez-vous tra Governo e Regioni per cercare di sbloccare la situazione con una proposta comune.

E, in caso di soluzione positiva, arrivare successivamente a un incontro con l'universo dei sindacati. A quel punto si ragionerebbe sulle norme di legge e sullo strumento: un Ddl, anche se c'è chi pensa a emendamenti ad hoc da presentare al decreto legge all'esame della Camera che ha prorogato a luglio 2005 l'intramoenia negli studi professionali.

Il ministro della Salute s'è detto convinto: «Rivedrò comunque la norma sull'esclusività dei medici - ha dichiarato Sirchia -. È un principio indispensabile che fa parte della libertà dei cittadini e non è pensabile che un principio illiberale continui a essere causa di danni e di spese». Fatto sta che le Regioni hanno continuato a negare ieri la propria disponibilità a farsi carico dei fondi dell'esclusiva se sarà messa in campo la reversibilità.

Sul fronte dei medici, a dispetto della contrapposizione tra sigle, sebbene con qualche distinguo la reversibilità piace. A patto però che non si tocchino i fondi dell'esclusività di rapporto. Soltanto la Cgil-medici s'è detta contraria a toccare l'attuale irreversibilità della scelta per il rapporto di lavoro esclusivo. Sul tappeto c'è poi anche la possibilità di far carriera per chi non ha scelto il rapporto esclusivo. E soprattutto i primari dell'Anpo insistono: va allungata l'età pensionabile. Ora tocca a Governo e sindacati.
(7 maggio 2003)

Roberto Turno (da Il Sole-24 Ore)