Rapporto Cer: i rischi del federalismo per la spesa sanitaria

Il nuovo meccanismo di finanziamento della spesa sanitaria pubblica da parte delle Regioni rischia di registrare un disavanzo a partire dal 2006. La stima emerge da un rapporto del Cer che ha esaminato il nuovo sistema federalista. Il deficit delle 15 Regioni a statuto ordinario è stimato sopra i 10 mld di euro nel 2014 quando andrà a regime il meccanismo del finanziamento esclusivamente regionale.
 
Il rapporto del Cer, presentato in collaborazione con Dexia-Crediop, individua «rilevanti problemi finanziamento del sistema sanitario che finiranno per gravare sui bilanci regionali». Questi deficit potranno essere corretti con riduzioni di spesa o con aumenti delle entrate proprie. Se quindi le regioni non riusciranno ad agire sul primo versante dovranno fare ricorso a maggiori entrate e il Cer ipotizza un aumento dell'addizionale Irpef da parte degli enti territoriali da un minimo di 0,2 a un massimo di 2 punti percentuali per le varie regioni entro il 2014, considerando l'ipotesi realistica, secondo il Cer, di un disavanzo tra finanziamento e spese del sistema sanitario pubblico di oltre 10 miliardi di euro (20.500 miliardi di vecchie lire è l'indicazione del rapporto) a tale data.
 
Di fronte a questo scenario gli economisti Alessandro Aronica e Claudio De Vicenti propongono alle Regioni di
remunerare le prestazioni sanitarie a tariffa e di attivare contratti a medio-lungo termine tra le Ssl e le strutture
ospedaliere private e pubbliche. 

Da parte del vice presidente della Convenzione Europea, Giuliano Amato, é arrivato l'invito a spingere i sistemi sanitari "a muoversi tra concertazione e concorrenza", ma soprattutto ad eliminare "la logica dello Stato sempre pagatore in ultima istanza" se si vogliono davvero riequilibrare i conti del comparto.

Questo perché la ricerca segnala che ormai a livello nazionale emergono tre modelli: quello "burocratico", più diffuso nel Mezzogiorno, rinuncia a utilizzare i margini di responsabilità e di autonomia delle Asl e rischia di incamerare solo i costi del processo concorrenziale, poiché minimizza i rischi di aumento dei ricoveri a tariffa e di mancata copertura dei costi fissi delle strutture pubbliche.

Con il modello della "concertazione", tipico di alcune regioni del Nord Est e del Centro dotate di una strumentazione forte di indirizzo e controllo sul sistema sanitario, si punta a evitare l'aumento incontrollato dei ricoveri a tariffa ma si scontano più elevati costi di transazione e si rinuncia ai vantaggi potenziali della dinamica concorrenziale.

Infine c'é il cosiddetto "modello delle regole" che sta prendendo forma in Lombardia. Un'impostanzione che riduce i costi di transazione e punta a stimolare la concorrenza tra gli operatori, ma corre anch'essa il rischio di aumenti della spesa complessiva riconducibili all'aumento dei ricoveri a tariffa e agli squilibri finanziari delle strutture pubbliche gravate da costi fissi non recuperabili nel breve periodo.

L'immagine della sanità in Italia dopo la riforma federalista resta, in sostanza secondo il Cer, sempre quella di un comparto che nel paese viaggia a due velocità: il Nord "meglio dotato" del centro e del Sud per quello che riguarda il personale, i posti letto e le apparecchiature per abitante. Mentre il rapporto tra medici di base e popolazione residente risulta, invece "maggiore e tendenzialmente eccessivo" nel mezzogiorno.

Il dato più allarmante é che comunque tutte le Regioni del sud mostrano "un indice di qualità dell'offerta di servizi inferiore alla media nazionale" e per quello che riguarda l'efficienza interna nella gestione dei servizi, l'indicatore del personale per posti letti nelle strutture private accreditate "risulta in media nazionale pari a circa la metà di quello delle strutture pubbliche".