Farmaci, Sirchia: "Quelle delle Regioni sono idee sovietiche"

«Sono robe sovietiche e deteriori. Non condivisibili nei contenuti, nella forma e nel modo con cui sono state portate avanti per lo scarso rispetto istituzionale, oltreché personale, dimostrato». Dice di aver letto solo su Internet, nel sito delle Regioni, la proposta dei governatori (anticipata da «Il Sole-24 Ore» di venerdì 9 maggio) per cambiare da cima a fondo il sistema della farmaceutica.

E, due giorni dopo, il ministro della Salute, Girolamo Sirchia, passa al contrattacco. Con toni durissimi. Respingendo al mittente tutte, o quasi, le proposte del «Patto per la farmaceutica» indirizzato dalle Regioni a lui e a Giulio Tremonti. Né manca un nuovo affondo contro «l'economicismo che rischia di distruggere la sanità pubblica» e contro misure che danneggerebbero l'industria nazionale.

Ministro Sirchia, le Regioni propongono a lei e a Tremonti un pacchetto di interventi a tutto campo sui farmaci. Che ne pensa?
Intanto, quel documento non l'ho ancora ricevuto formalmente e ho potuto leggerlo solo su Internet. Ciò premesso - e non mi sembra poco visto lo scarso rispetto istituzionale, e personale, dimostrato - va subito detto che mi sembra un documento vecchio. Che riesuma delle cose ampiamente superate dal nuovo Prontuario che sta riportando la spesa ai livelli precedenti. A fine anno saremo dentro il tetto del 13%, in linea col patto di stabilità dell'8 agosto 2001.

Le Regioni, però, se vanno in deficit, pagano di tasca propria.
La verità è che siamo davanti a una logica economicistica pura. Con errori grossolani, per di più. Come pensare di inserire un farmaco innovativo di una certa classe e contemporaneamente escludere quello vecchio? Sarebbe un moltiplicatore di spesa. E ancora: pensare di imporre tetti di spesa ai fatturati, denuncia, quello sì, un'incapacità di governo della spesa. Tagliando indiscriminatamente il buono e il cattivo, si fa un'operazione devastante. Peggio: con questa logica si uccide il buono e non si colpisce il cattivo.

Parlava di economicismo da evitare.
Questa logica ormai si annida in tutto il mondo della Sanità pubblica. Ed è una piega che non condivido affatto. La spesa va governata, non semplicisticamente tagliata, e spostata da dove è mal governata. Ciò che serve è saper governare la spesa e rendere appropriata la domanda.

Torniamo al documento delle Regioni: è proprio tutto da buttare?
Ci sono cose apprezzabili, che però già abbiamo messo in cantiere. Come sull'informazione scientifica delle aziende, che fa parte del «contratto» che stiamo discutendo con Farmindustria con l'obiettivo di destinare una parte dei fondi che le industrie farmaceutiche destinano all'informazione ai medici. Pensiamo di destinarli a un ente terzo indipendente, che li userà per una corretta informazione ai medici. Anche la nuova legge sulla pubblicità fa parte del «Manifesto» firmato con tutte le categorie.

E il resto, è tutto da bocciare?
Sono molto perplesso quando si pensa di incanalare l'industria in un regime di vigilanza speciale e di tagli ulteriori. Volgendo tutte le attenzioni sul farmaco e non su altri settori. Sia chiaro: quando c'era da schiacciare sulla farmaceutica, abbiamo schiacciato. Quando c'era da correggere, lo abbiamo fatto. Certo, la vigilanza va tenuta alta, va corretta la distorsione informativa e vanno tagliate le unghie al comparaggio. Ma adesso basta.

Le Regioni però vogliono toccare alcuni nervi scoperti, come il co-marketing e i brevetti...
Identificare il diavolo nel co-marketing, su cui si regge in parte l'industria italiana, è assurdo ed estremamente negativo. Non mi sento di fare queste cose. E poi tutte le altre proposte: brevetti accorciati, tetti ai fatturati, vigilanza coatta e intervento sulla libertà d'impresa, non hanno alcun senso. Avrebbero il solo risultato di di danneggiare l'industria italiana. Non condivido assolutamente una logica di quel genere. Che è illiberale. Anche verso farmacisti e distributori.

E cosa pensa dell'istituzione di una Agenzia nazionale?
L'idea è buona. Ma stiamo attenti a non farne un carrozzone. Voglio dire: dipende da come la si prospetta. Faccio un esempio: si propone di affidare la scelta della presidenza all'Economia, e non va bene, perché rientra in pieno in quella logica economicistica da superare.

Ha parlato con Tremonti del documento delle Regioni?
Gli ho detto che non sono d'accordo nel modo più assoluto. Perché non è in questo modo che si risolvono i problemi. Sono deluso da quel documento. Sono robe sovietiche, illiberali e deteriori. Non condivisibili nei contenuti, nella forma e nei modi con cui sono state portate avanti.
(11 maggio 2003)