Esclusiva, Storace il mio patto con i medici
Prima di tutto il contratto della dirigenza poi l'avvio della formazione a distanza, un nuovo dialogo con le aziende e la ricerca di un federalismo sostenibile. Queste le priorità di Storace prima delle elezioni.

Francesco Storace, neo ministro della Salute, ha concesso a Doctornews una lunga intervista per spiegare ai medici ciò che intende fare nei prossimi dodici mesi. Tanti i temi in agenda primo fra tutti il contratto delle dirigenza medica. Il ministro ha però le idee chiare anche sul futuro dell'Ecm e sulle possibilità di dialogo con il mondo dell'industria.

I medici di famiglia hanno da poco un nuovo Accordo Collettivo Nazionale, ma la Corte dei Conti per ben due volte ha dichiarato che potrebbe non esserci la copertura economica. La dirigenza medica invece attende il nuovo contratto da diversi anni ma l'accordo di rinnovo appare lontano. Come pensa di riallacciare il rapporto con la comunità medica che ha chiesto a gran voce l'arrivo di un politico al ministero della Salute?

"Il contratto dei medici è una delle priorità che ho posto fin dall'inizio del mio mandato. Appena arrivato al Ministero ho subito chiesto un dossier sulla questione. Anche  in uno dei primi Consigli dei Ministri a cui ho partecipato ho posto la questione e, insieme al ministro Baccini, abbiamo iniziato a lavorare concretamente per la risoluzione del problema. Credo proprio che i contratti della sanità si faranno, con gli arretrati dovuti".

Negli ultimi anni i medici hanno sofferto la "managerializzazione" degli ospedali. Il suo predecessore ha cercato di ridare forza al medico introducendo "il Governo Clinico". Lei quale pensa che debba essere il ruolo dei clinici nella gestione delle aziende ospedaliere?

"Il ruolo dei medici all'interno delle strutture ospedaliere è assolutamente prioritario. È uno degli architravi che sorreggono la nostra sanità e per questo deve essere centrale. Per questo proseguiremo lungo la strada intrapresa, sostenendo il "Governo Clinico". Stiamo parlando, infatti, di un nuovo modo di gestire la clinica della sanità, che va dall'eccellenza alla formazione continua Una politica nuova che non vogliamo abbandonare. E in quest'ottica è importante anche ragionare per una sanità che punti sulla qualità e sull'eccellenza".

A proposito di formazione continua…L'Ecm è attualmente obbligatorio per tutti gli operatori sanitari ed ancora in fase sperimentale. Quali sono le sue idee circa l'obbligatorietà della partecipazione all'Ecm e soprattutto quando pensa che potremo anche in Italia partire ufficialmente con la Formazione a Distanza che attualmente è in fase sperimentale?

"Per tendere all'eccellenza in sanità è assolutamente necessaria la formazione continua del personale. E la formazione a distanza è lo strumento per antonomasia di questo ragionamento. Credo che nell'anno che abbiamo davanti, un anno nel quale il confronto positivo con medici dovrà essere un punto centrale,  l'Ecm sarà una delle questioni sulle quali confrontarsi. Un elemento prioritario per la riqualificazione della loro professionalità, che va nella direzione della riappropriazione del ruolo che il medico deve avere".

La ricerca universitaria italiana soffre. I fondi sono pochi e mal gestiti ed i privati non hanno agevolazioni al cofinanziamento. Ciò porta alla fuga all'estero dei nostri migliori "cervelli". Lei ha in programma un piano per invertire questa tendenza?

"Quella della ricerca è una tematica attuale e molto importante per il nostro Paese, sulla quale è fondamentale impegnarsi a fondo. Credo che l'Italia abbia eccellenze che devono essere valorizzate e tutte le carte in regola per far rimanere i ricercatori nei nostri centri di ricerca e nelle nostre Università. Sarebbe assurdo non sfruttare questo grande patrimonio che tutto il mondo ci invidia. Sicuramente la ricerca sarà un elemento che è nostra intenzione valorizzare".

I farmaci sono un bene prezioso ma le grandi aziende farmaceutiche hanno difficoltà a condurre studi sperimentali in Italia. Inoltre il nostro Paese anche a causa dei continui provvedimenti normativi sul settore sta diventando più terra di commercializzazione che di ricerca e sviluppo. Ciò sta portando ad una perdita di posti di lavoro e di investimenti che si ripercuote oltre che sull'industria farmaceutica anche sull'indotto. Tra i suoi programmi c'è la possibilità di aprire un tavolo di colloquio costruttivo con i rappresentanti delle industrie o pensa di continuare le politiche dei ministri che la hanno preceduto?

"La politica del farmaco è una delle priorità di questo anno di governo. Da una parte è nostra intenzione lavorare per far recuperare il potere di acquisto ai cittadini per incidere realmente sulla vita quotidiana delle famiglie. Dall'altro riteniamo che il supporto alla ricerca e all'innovazione in materia di farmaci rappresenta sicuramente una ricetta indispensabile per questo settore. Ovviamente per vedere quali possono essere le reali azioni di intervento per raggiungere questo traguardo è necessario confrontarsi, prima di tutto, con l'Agenzia italiana per il farmaco (Aifa) che ha tutte le competenze in materia di politica del farmaco. Certamente non dobbiamo fermarci qui, visto che reputo imprescindibile il confronto e la discussione anche con gli altri soggetti coinvolti in questo settore, a partire dai rappresentanti delle industrie. Solo con un confronto serrato penso che sia possibile cercare insieme di trovare la soluzione migliore, in grado di soddisfare le esigenze di tutte le componenti che hanno voce in capitolo nella politica del farmaco".

Il suo predecessore ha puntato molto sulla prevenzione delle grandi patologie, ad esempio quelle cardiovascolari ed oncologiche, prevedendo in futuro un risparmio per il sistema Sanitario Nazionale che da molti è ritenuto quasi al collasso. Dalle sue prime dichiarazioni sembra invece di capire che Lei intende puntare più sulla cura che sulla prevenzione, può chiarire meglio?

"La mia è una posizione che punta ad individuare la missione del Ministero in una politica prettamente sanitaria. Ciò non significa che non si debba fare attenzione ai programmi portati avanti fino ad ora. Per attitudine personale sono più attento ad altre questioni ma ciò non vuol dire far naufragare un lavoro che è stato apprezzato dai cittadini. Penso, ad esempio, alla legge sul fumo: tentare di vedere come poter avere al ristorante l'angolo per fumatori non significa affossare la legge. Non ho inteso certo dare segnale di priorità alla legislazione sul fumo. Come ho già avuto modo di dire mi interessa di più incidere sulla ricerca, sulla riduzione delle liste d'attesa, sull'abbattimento del prezzo dei medicinali per le famiglie".

Sarà veramente possibile per il ministero della Salute riappropriarsi dell'autonomia che il ministero dell'Economia gli ha tolto?

"Mi piacerebbe molto riuscire a riassegnare al ministero della Salute la titolarità dei poteri sulla sanità, strappandoli a Via XX Settembre. Questo è uno dei segni che vorrei lasciare con la mia azione da Ministro. Vorrei, inoltre, mantenere la determinatezza che ha mostrato Sirchia. C'è,  infatti, la necessità di mantenere gli impegni con le categorie ed essere capaci di farle rispettare".

A causa delle elezioni del prossimo anno il suo "governo" della Salute ha un tempo limitato. Ci indichi cosa pensa di poter concretamente fare nei prossimi 12 mesi?

"Mi piacerebbe molto, e credo che ci siano le condizioni, riuscire ad anticipare un federalismo capace di coniugarsi con l'interesse nazionale. Torno a ripeterlo, occorre poi lavorare subito sul costo dei farmaci e sul contratto dei medici. Queste sono le priorità anche per riuscire a dare un segnale forte alle famiglie italiane, che devono fare i conti con un problema chiamato euro". 

                                                          Francesco Maria Avitto