Rassegna Stampa 11 Marzo 2004
DA CORRIERE.IT-SPORTELLO CANCRO DEL 9 MARZO 2004 Nuova tecnica messa a punto dai ricercatori della Mayo Clinic (Usa) Pancreas, un'arma contro il dolore piu' "difficile" Una miscela di anestetici e di altre sostanze viene iniettata in un fascio nervoso (il plesso celiaco), con buoni risultati. MILANO - Una nuova tecnica per annullare, o quantomeno ridurre in modo significativo il dolore provocato dal tumore del pancreas (una delle forme di cancro piu' aggressive) e' stata messa a punto da un'equipe della Mayo Clinic di Rochester, negli Stati Uniti. La terapia, peraltro non semplice da eseguire, prevede l'iniezione di una miscela composta da sostanze anestetiche, steroidi e alcol, direttamente nel plesso celiaco, un fascio di nervi che "controlla" la zona pancreatica. Per riuscire a raggiungere esattamente il punto in cui la miscela deve essere liberata, gli oncologi della Mayo Clinic si sono serviti di un monitoraggio continuo tramite sistemi di tomografia computerizzata, ottenendo buoni risultati su un gruppo di 100 pazienti, come riferisce il Journal of American Medical Association. Quasi tutti hanno mostrato una riduzione del dolore di almeno il 50 per cento, mentre nel caso della morfina questa percentuale si ferma a circa il 25 per cento. Gli effetti positivi si sono poi protratti per diversi mesi. I dolori legati al tumore del pancreas sono fra i piu' difficili da controllare. Anche per questo la tecnica messa a punto a Rochester assume un valore importante, e apre nuove speranze in un settore che invece e' relativamente trascurato, almeno fuori dagli Stati Uniti. E' probabile che la nuova terapia arrivi anche negli ospedali piu' avanzati del nostro Paese. Ma certo la sanita' italiana soffre di forti ritardi (sia organizzativi che "culturali") in questo campo. Basta un dato: da noi gli hospice - le strutture dedicate ai malati terminali - sono 20, contro i 250 del Regno Unito. O ancora: non esiste un DRG (il "codice" che stabilisce l' entita' dei rimborsi delle prestazioni ospedaliere) per il ricovero presso un' Unita' di Cure Palliative. E' come se il nostro Sistema Sanitario Nazionale deliberatamente ignorasse l'esistenza dei malati in fase terminale o come se la palliazione, intesa come trattamento esclusivo del dolore, non fosse una forma di cura. Eppure - come negli Stati Uniti - anche in Italia esiste un'avanguardia in questo settore. Per esempio, sono stati studiati nuovi farmaci neurologici, o nuove forme di somministrazione dei farmaci antidolore piu' tradizionali, studiate per ridurre gli effetti collaterali (cerotti transdermici al posto delle fleboclisi). E c' e' un impegno anche di tipo interdisciplinare: la radiologia interventistica ha sperimentato con buoni risultati la tecnica delle radiofrequenze per la cure delle metastasi epatiche, mentre l' ortopedia ha letteralmente inventato un' operazione chirurgica palliativa per le metastasi ossee. Anche la radioterapia nelle sue forme tecnologicamente piu' avanzate, come la Stereotassica, viene sempre piu' utilizzata per la cura del dolore. La stessa chirurgia oncologica e' oggi orientata a interventi che riducano il dolore post-operatorio. Il problema piu' difficile da risolvere nel nostro Paese non e' dunque trovare la nuova molecola o la nuova tecnica che risolva meglio il problema-dolore, ma distribuire sul territorio nazionale le risorse esistenti. Risorse umane innanzitutto, perche' gli esperti di cure palliative in Italia scarseggiano e solo recentemente a livello post-universitario e' stato istituito un Master in Cure Palliative. Ma sono insufficienti anche le risorse organizzative, perche' solo pochissimi ospedali sono riusciti a creare, al loro interno, un'Unita' di Cure Palliative che agisca in modo interdisciplinare con le altre divisioni mediche e di ricerca. L'atteggiamento "rinunciatario" nei confronti del dolore e' ancora molto forte, fra i medici italiani. La nuova tecnica messa a punto alla Mayo Clinic dimostra invece che si puo' fare molto, per aiutare anche i pazienti piu' "difficili" a vivere meglio. S.C.

DA CLICMEDICINA.IT -AGGIORNAMENTO DEL 9 MARZO 2004 Gravidanza: aumento dell' assunzione di grassi connesso allo sviluppo di ridotta tolleranza al glucosio L' aumento dell'assunzione di grassi e' associato allo sviluppo di anomalie del glucosio in gravidanza. Queste conclusioni sono in contrasto con quelle di uno studio precedente che indicava che l'assunzione di grassi poliinsaturi avrebbe avuto un forte effetto protettivo contro la ridotta tolleranza al glucosio ed il diabete gestazionale. Secondo i risultati del presente studio, invece, se una donna mantiene una dieta con piu' grassi e meno carboidrati, il rischio di ridotta tolleranza al glucosio aumenta del 7%, mentre il rischio di diabete gestazionale aumenta del 6% per ogni incremento percentuale nei grassi. Le principali differenze con lo studio precedente risiedono soprattutto nelle popolazioni considerate (asiatici nel precedente, bianchi e neri nel presente) e nelle diete considerate (probabilmente piu' grassi saturi nel presente studio). Gli esiti complessivi dello studio sono comunque coerenti con quanto e' correntemente raccomandato per evitare l'insorgenza di diabete di tipo 2. (Am J Clin Nutr. 2004;79:479-486)

DA LE SCIENZE.IT NOTIZIE DEL 9 MARZO 2004 Tabacco e cecita' Un caso di AMD su cinque sarebbe attribuibile al fumo In un articolo pubblicato sulla rivista "British Medical Journal", un team di ricercatori britannici mette in guardia i fumatori: avrebbero fino a quattro volte piu' probabilita' dei non fumatori di diventare ciechi in tarda eta' a causa della degenerazione maculare, ma la maggior parte di loro ignora completamente questo rischio. La degenerazione maculare senile (AMD) e' la causa di cecita' piu' diffusa fra gli adulti, e provoca una grave e irreversibile perdita della visione centrale. Un caso di AMD su cinque sarebbe attribuibile al fumo. Le prove raccolte dagli scienziati mostrano che smettere di fumare puo' rallentare lo sviluppo della malattia, mentre continuare a farlo puo' avere effetti sulla risposta a lungo termine alle cure, per esempio alla terapia laser. Gli autori, Richard Edwards dell' Universita' di Manchester e colleghi, auspicano una campagna di informazione pubblica per rendere piu' noto il legame fra tabacco e cecita'.

DA SALUTE EUROPA NEWS DEL 9 MARZO 2004 Qualcosa si muove per i bambini e gli adolescenti con disturbo da deficit attentivo e iperattivita' A distanza di un anno dalla Conferenza Nazionale di Consenso sull' ADHD, una patologia diffusa tra bambini e adolescenti (prevalenza stimata tra 1-4 % della popolazione in eta' scolare) nota come disturbo da deficit attenzione con iperattivita', qualcosa sembra attuarsi. La Conferenza tenutasi a Cagliari il 6-7 marzo 2003 e organizzata dall' Universita' degli Studi di Cagliari e dall'Istituto di Ricerche Farmacologiche "Mario Negri" di Milano aveva proposto alcune indicazioni, riassumibili in quanto segue: * la diagnosi di ADHD, e degli altri disturbi con sintomi simili, deve essere effettuata da operatori della salute mentale dell'eta' evolutiva e deve coinvolgere, sempre e sin dall'inizio oltre al bambino, i suoi genitori, gli insegnanti e il pediatra di famiglia; * il programma di trattamento deve prevedere consigli e supporto per i genitori e gli insegnanti, oltre a interventi psicologici specifici. La terapia con farmaci dovrebbe essere intrapresa solo se indicata da un neuropsichiatra infantile, in accordo con le evidenze riconosciute dalla comunita' internazionale. Il neuropsichiatra infantile deve anche coordinare e monitorare con gli altri operatori e la famiglia il percorso assistenziale del bambino. * occorre predisporre un piano nazionale (con un' articolazione a livello regionale) specifico riguardo a questa patologia, per una diagnosi che valuti in modo accurato il disturbo e per fornire un' assistenza adeguata al bambino malato e alla sua famiglia. Le indicazioni espresse dalla Conferenza sono state recepite dal Ministero della Salute che ha deliberato la registrazione e la rimborsabilita' del metilfenidato, farmaco attualmente di prima scelta per il trattamento dell'ADHD, e semplificato le procedure di prescrizione. Recentemente e' stata inoltre affidata all' Istituto Superiore di Sanita' l' attivazione di un Registro Nazionale dei bambini e adolescenti con ADHD al fine di monitorare che i percorsi diagnostici e terapeutici siano appropriati, efficaci e condivisi a livello nazionale. La soddisfazione per il positivo contributo della Conferenza sara' ovviamente completa solo quando i bambini e gli adolescenti con ADHD, e le loro famiglie, potranno beneficiare di quelle cure efficaci che ancora oggi attendono.

DA GIORNALE.IT NOTIZIE DEL 9 MARZO 2004 In aumento i casi di ictus cerebrale In Italia l' ictus e' la terza causa di morte dopo le malattie cardiache e le neoplasie, inoltre le proiezioni indicano che e' in aumento. E' responsabile del 10-12% di tutti i decessi per anno e rappresenta la principale causa d' invalidita' nelle comunita' occidentali (ad un anno dal primo evento il tasso d' invalidita' grave e' del 15% e lieve del 40%). Queste e altre considerazioni sono al centro della conferenza nazionale sull' ictus cerebrale, in corso fino a domani a Firenze. Stando alle ultime statistiche, risulta che la prevalenza dell' ictus cresce con l' aumentare dell' eta': nella popolazione anziana italiana il tasso e' pari a 6,5%. Lievemente superiore nei maschi rispetto alle femmine, le proiezioni basate sull' attuale incidenza mostrano un aumento nei prossimi anni, anche se distribuito in maniera differente nelle varie eta': una riduzione del 13,1% al di sotto dei 55 anni, un incremento del 25% e del 66% rispettivamente nella popolazione fra 65 e 74 anni e negli ultra-84enni (dati calcolati fino al 2016). L' aumento del tempo di sopravvivenza dopo l' ictus, inoltre, portera' - sottolineano gli organizzatori del convegno - ad un incremento della prevalenza di tale patologia e ad un corrispondente incremento della domanda di servizi sanitari per paziente cronici stabilizzati con handicap neurologici. Questo prossimo scenario, pertanto, obblighera' sempre di piu' a indirizzare le risorse verso una gestione domiciliare del recupero funzionale di tali pazienti rispetto ai modelli ospedalieri.

DA AGI SANITA' DEL 10 MARZO 2004 MEDICI: SIRCHIA, PRIMA CONVENZIONE E CODE POI IL CONTRATTO (AGI) - Roma - "Per i medici bisogna trovare i soldi. Prima per la convenzione che e' la cosa piu' immediata, poi le code contrattuali e quindi il contratto dei medici ospedalieri". Lo ha detto il ministro della Salute Girolamo Sirchia a margine del convegno "Un nuovo progetto contro il cancro" dell' Irccs Regina Elena di Roma.

DA TG COM-MEDICINA DEL 10 MARZO 2004 Primo embrione da ovaio congelato Nuove speranze per il dopo-chemio Nuove speranze per le donne che hanno dovuto sottoporsi alla chemioterapia e che desiderano un figlio. Un gruppo di ricercatori americani ha messo a punto una nuova tecnica per congelare i tessuti ovarici, che potrebbe in futuro permettere alle donne di concepire anche dopo la menopausa, sia naturale che provocata dalla chemioterapia. I ricercatori della Cornell University di New York hanno eseguito le ricerche su un'americana di 36 anni malata di cancro, che e' diventata la prima donna al mondo dalla quale e' stato ottenuto un'embrione tramite la nuova tecnica. L'embrione e' stato ottenuto direttamente dagli ovuli della paziente. Sei anni prima di effettuare la chemioterapia per un tumore al seno, i suoi tessuti ovarici erano stati prelevati e congelati. Nonostante la donna non sia rimasta incinta, gli scienziati sono entusiasti. E' infatti la prima volta che un ovulo prodotto da tessuto ovarico congelato viene fertilizzato in provetta e secondo molti la nascita del primo bambino e' solo questione di tempo. Il successo dell'esperimento rappresenta inoltre una speranza per le migliaia di donne malate di cancro, che potrebbero in futuro congelare un' ovaio prima di cominciare la chemioterapia. L' ovaio viene rimosso, congelato e successivamente reimpianto quando la paziente lo decidera'. Ma oltre al ruolo fondamentale nella lotta contro gli effetti collaterali della chemioterapia, la tecnica potra' aiutare le donne con una storia di menopausa precoce famigliare alle spalle. Non mancheranno tuttavia problemi di natura etica dal momento che, come rilevano i quotidiani britannici, l' intervento potra' permettere a donne assolutamente sane e normali di allungare la soglia della fertilita'. Quando la donna decide di volere un figlio, alcune parti di ovaio vengono scongelate ed impiantate sotto la pelle del basso addome. Una volta che le parti sono collegate ai vasi del sangue, cominciano a funzionare alla stregua di tessuti ovarici normali e producono ormoni che fanno ricominciare il ciclo mestruale, creando ovuli. Questi possono essere allora rimossi con una piccola operazione eseguita in anestesia locale e poi fertilizzati con un' iniezione di sperma intracitoplasmica (Icsi). Se il sistema funzionera' davvero, ci sara' un duplice risultato: da un lato le donne riusciranno a preservare la loro fertilita' nonostante cure invasive, dall'altra potranno restare incinta anche dopo il congelamento dei tessuti per un lungo periodo di tempo.

DA REUTERS ITALIA DEL 10 MARZO 2004 Caffe' protegge da diabete, secondo studio finlandese CHICAGO (Reuters) - Uno studio effettuato in Finlandia, il maggior paese bevitore di caffe', dimostra che la bevanda piu' consumata al mondo potrebbe proteggere dall' insorgenza della malattia del diabete. Lo hanno reso noto ieri alcuni ricercatori. Donne che bevono da tre a quattro tazzine di caffe' al giorno vedono ridotto il rischio di ammalarsi di circa il 29%. Tra gli uomini, la stessa quantita' abbassa il rischio del 27%. L' apparente risultato di proteggere i consumatori di caffe', il cui meccanismo resta un mistero, aumenta con il consumo della bevanda. Il sesso femminile che butta giu' 10 o piu' caffe' al giorno, ha quasi l' 80% in meno di rischio, mentre rischia di meno il 55% degli uomini, bevendo la medesima quantita'. Lo studio e' stato effettuato su oltre 14.600 persone.

DA ADN KRONOS SALUTE DEL 10 MARZO 2004 FARMACI: RISCHI ICTUS PER ANZIANI DA DUE ANTIPSICOTICI Milano, 10 mar. (Adnkronos Salute) - L' antipsicotico di seconda generazione olanzapina, indicato contro la schizofrenia, raddoppia la mortalita' e triplica il rischio di eventi cerebrovascolari come l'ictus nei pazienti anziani affetti da demenza. L'allarme e' stato lanciato in un comunicato dall' Agenzia europea per il farmaco Emea, ma secondo una nota del ministero della Salute italiano - riferisce l' Istituto farmacologico Mario Negri di Milano - si estende anche a un altra molecola della stessa classe, il risperidone, per cui le autorita' competenti inglesi hanno evidenziato un alto pericolo di ictus negli anziani. L'Emea avverte pero' che i rischi accertati per l'olanzapina ''non possono essere esclusi'' nemmeno per gli altri neurolettici, sia atipici (di nuova generazione) sia tradizionali. I medici - spiega l' Emea - dovrebbero essere messi a conoscenza del fatto che l'olanzapina non e' approvata per il trattamento delle psicosi e/o dei disturbi comportamentali correlati alla demenza nei pazienti anziani (Pbsd), e che il suo impiego non e' raccomandato in questi malati. In base ai dati raccolti, quindi, il Cpmp, comitato tecnico dell'Agenzia europea, ha deciso di modificare ''in maniera sostanziale'', con provvedimento d' urgenza su richiesta della ditta titolare dell'immissione in commercio e con iter abbreviato, le avvertenze riportate nelle schede e nei foglietti informativi destinati a medici e pazienti. (..)

DA IL SOLE24 ORE SANITA' DEL 10 MARZO 2004 Una clip metallica per sostiuire le valvole cardiache difettose Una sorta di graffetta metallica potrebbe aiutare nella sostituzione di valvole cardiache difettose, riducendo i ricoveri ed evitando il ricorso al bisturi. Sperimentata su 10 pazienti del Cardiac catherization laboratory nell' Illinois, la tecnica e' stata presentata al congresso dell' American cardiology asssociation. I pazienti sui quali la clip e' stata applicata presentavano un rigurgito della mitrale, in cui la valvola che regola il flusso del sangue dall' atrio sinistro al ventricolo sinistro, non funzionava. In questi casi il lavoro del cuore si moltiplica per pompare il sangue normalmente. E il paziente ha sintomi come fatica, dolore al petto, fiato corto o mal di cuore. La graffetta e' stata inserita attraverso la pelle nella vena, con l' aiuto di un sottilissimo catetere, mentre i pazienti erano in anestesia totale. I medici l'hanno guidata fino all'area cardiaca interessata, collegandola alla valvola mitrale che, in questo modo si chiudeva normalmente. Una volta che la clip era in posizione, il catetere e' stato rimosso.

DA DOLOREDOC.IT DEL 10 MARZO 2004 Dolore cronico, realta' per un over-60 su 2 Per un ultra-sessantenne su due il dolore cronico rappresenta una difficile realta' quotidiana con cui fare i conti. Generato dalle cause piu' varie, finisce col diventare esso stesso la malattia, facendo quasi perdere di vista al soggetto la patologia che lo ha originato. Punta i riflettori sul problema il neurofisiologo Roberto Casale che spiega che il dolore puo' anche essere una malattia, e come tale va curato. Fonte: Ansa