Rassegna Stampa 18 Marzo 2004
DA EPICENTRO.ISS.IT Network Italiano Vaccinazioni 05/03/2004 Newsletter n. 117 Il vaccino anti-influenzale - l' abilita' di sconfiggere shift e drift antigenico L'inverno 2003-2004 sara' ricordato come l'anno in cui l'influenza ha avuto un posto di primo piano sui media e nel quale massima e' stata la richiesta di vaccino antinfluenzale da parte di giovani ed anziani (negli USA). L' inizio della epidemia, sempre negli Stati Uniti, e' stato piu' precoce rispetto alle aspettative, ha colpito con patologia grave bambini precedentemente sani e sono stati isolati virus con varianti antigeniche riconducibili al ceppo A/Fujian/411/2002 ( H3N2 ). Da un lato c' e' stata preoccupazione riguardo all' efficacia del vaccino disponibile verso questo ceppo virale, dall' altra la grande ed inattesa richiesta di vaccino ha portato ad una carenza di approvvigionamento in molte aree. L' influenza e' una malattia grave che e' responsabile di 51.000 decessi all' anno in media negli Stati Uniti (con range da 7.000 a 72.000). Il vaccino antinfluenzale e' protettivo nei riguardi sia dei decessi correlati all' influenza sia del rischio di ospedalizzazione in tutte le fasce di eta': cio' che e' realmente degno di nota e' il fatto di accettare tranquillamente e senza troppi commenti questi morti che potrebbero essere evitati con la vaccinazione. L'ACIP ha recentemente iniziato a raccomandare la vaccinazione per tutti i bambini tra i 6 e i 23 mesi di eta', per un aumento del rischio di ricovero ospedaliero e di complicazioni. La variabilita' del virus influenzale e' data da due glicoproteine presenti sulla superficie virale: l'emoagglutinina e la neuroaminidasi. Gli anticorpi contro la emoagglutinina sono neutralizzanti e molto protettivi nei confronti dell' infezione e della malattia; quelli contro la neuroaminidasi possono ridurre la gravita' della malattia. La caratteristica peculiare del virus influenzale e' la variabilita' antigenica che si presenta in due forme: lo shift antigenico ed il drift antigenico. Lo shift, che avviene solo per i virus A dell'influenza, e' dato da una variazione dell'emoagglutinina e, a volte, della neuroaminidasi con nuovi sottotipi non presenti da molto tempo nei virus umani. La fonte di questi nuovi geni e' rappresentata dal grande serbatoio di virus influenzali negli uccelli acquatici nei quali sono stati identificati 15 sottotipi antigenicamente distinti di emoagglutinina e 9 di neuroaminidasi. La conseguenza dell' introduzione di una nuova emoagglutinina nei virus umani e' normalmente una pandemia, o epidemia mondiale, che porta a centinaia di migliaia o a milioni di morti. Il drift antigenico e' un processo piu' fine dello shift e consiste in mutazioni aminoacidiche epidemiologicamente rilevanti se interessono piu' siti recettoriali per gli anticorpi sia della emoagglutinina (soprattutto) o della neuroaminidasi o di entrambe, e determina la comparsa di virus scarsamente inibiti dagli anticorpi contro i ceppi circolanti precedentemente. Avviene sia in virus influenzali di tipo A che di tipo B. Nei virus A(H1) e B le diverse varianti di tipo "drift" spesso coesistono, mentre con i virus A(H3) i nuovi mutanti tendono a sostituire rapidamente i vecchi. Il virus A/Fujian/411/2002, rispetto ai virus H3 circolanti precedentemente e rappresentati da A/Panama/2007/99, presenta 13 aminoacidi modificati e cio' e' indicativo di un grado moderato di drift antigenico, spesso accompagnato da un esordio precoce e una epidemia piu' importante, cosi' come accaduto nel 1997 con il virus A/Sidney/97. Altro aspetto importante dell'epidemia negli USA di quest'anno e' dato da una ampia coorte di bambini suscettibili ai virus H3, responsabile probabilmente dei casi di malattia grave registrati nei piu' piccoli. L' autore descrive poi il complesso processo di identificazione di un nuovo vaccino antinfluenzale, sottolineando che, anche se tutti i vaccini contro l' influenza sono prodotti in uova, non tutte le nuove varianti antigeniche replicano bene in questo sistema, ed e' il caso del virus A/Fujian, che non e' stato quindi possibile inserire nel vaccino di quest'anno: non e' prevedibile a tutt'oggi quanta protezione potra' dare il vaccino in questa stagione. Le ricerche su nuovi tipi di vaccino, anche su culture cellulari di mammifero, con tecniche di ingegneria genetica o con vaccini vivi potra' in futuro dare migliore e piu' duratura protezione, anche utilizzando la proteina M2 che potrebbe essere una via per produrre un vaccino antinfluenzale universale. Importante infine poter aumentare la produzione di nuovi vaccini sia in quantita' che rapidita' per fronteggiare eventuali nuovi virus pandemici. Fonte : John Treanor Influenza Vaccine - Outmaneuvering Antigenic Shift and Drift The New England Journal of Medicine, 2004; 350: 218-220, 15 gennaio 2004

DA ANCECARDIO.IT NEWS DEL 15 MARZO 2004 NUOVA TECNICA '3D' PER DIAGNOSI E CURA ARITMIE Cleveland - (Adnkronos Salute) Ricercatori statunitensi hanno ideato un nuova tecnica, chiamata 'visualizzazione elettrocardiografica' ('electrocardiographic imaging' ovvero Ecgi), per diagnosticare e studiare le aritmie. Queste disfunzioni cardiache, caratterizzate dall' impossibilita' di mantenere un battito regolare, ogni anno uccidono o debilitano oltre 7 milioni di persone nel mondo. Lo studio, pubblicato sulla rivista 'Nature Medicine', spiega che l'Ecgi 'fonde' due metodi di indagine gia' utilizzati: l' elettrocardiogramma (Ecg) e la tomografia computerizzata (Tc). In questo modo Yoram Rudy, della Case Western Reserve University (Cleveland), e' riuscito a visualizzare non solo il battito, ma anche le 'onde' con cui le contrazioni alterate si diffondono nel cuore. La nuova tecnica utilizza la Tac per 'fotografare' - grazie a raggi X a bassa intensita' - i cambiamenti di volume del cuore. Quindi, eseguendo calcoli matematici, i dati vengono combinati con quelli raccolti dagli elettrodi dell' Ecg posti sulla pelle del paziente, che registrano gli impulsi nervosi da cui dipende la contrazione cardiaca. Si ottengono cosi' piu' immagini tridimensionali: attimo per attimo, si vede come si propagano gli stimoli elettrici, determinando i movimenti del cuore. Secondo i ricercatori, l'Ecgi rendera' l' esame delle aritmie piu' sensibile e specifico e, quindi, permettera' di comprendere meglio queste disfunzioni. Inoltre, la tecnica potra' essere utilizzata per studiare in maniera approfondita l'effetto delle terapie sul battito cardiaco.

DA ANSA SALUTE DEL 15 MARZO 2004 FARMACI: MEDICI FAMIGLIA, NON PRENDETELI DI FRONTE A BIMBI UN OPUSCOLO NEGLI STUDI PER INSEGNARE L'AUTOCURA (ANSA) - ROMA, 15 MAR - Si' alle cure fai da te ma con tante cautele, soprattutto per i bambini: evitate di prendere i farmaci di fronte a loro e mai incuriosirli sull' argomento. E' uno dei consigli che arriva con un opuscolo sulla automedicazione responsabile firmato dai medici di famiglia della Fimmg e da Anifa l'associazione che rappresenta l'industria che produce farmaci di automedicazione. L'opuscolo sara' distribuito negli ambulatori dei medici di famiglia, quasi a ribadire che anche quando si tratta di autocura il consiglio dei medici va sempre tenuto presente. I camici bianchi da sempre infatti mettono in guardia da un approccio troppo disinvolto con le medicine, anche quando si tratta di prodotti per i quali non serve la prescrizione medica. Ecco allora la lista di consigli pratici, da tenere in considerazione soprattutto se a prenderli sono anziani, donne in gravidanza, bambini e malati che prendono altre medicine. In sostanza i medici ricordano di non usare mai questi prodotti come caramelle: "sono sicuri - spiegano - ma sono sempre farmaci". Leggere poi con attenzione il foglietto illustrativo, interpellando il medico se la situazione non migliora nell'arco di 24-48 ore. Ma i medici ricordano anche di fare attenzione a conservare bene i medicinali, guardando sempre la data di scadenza e senza perdere il foglietto. E per i bambini l'opuscolo dedica un capitolo a parte. Il rischio e' infatti quello che i medicinali in giro per casa possano finire nelle mani dei piu' piccoli. Un rischio concreto se si considera che sono molti i casi di bambini che giungono al pronto soccorso per avere ingerito un farmaco accidentalmente. Dati statunitensi indicano che circa il 10% delle richieste di soccorso ad ambulanze e' causato da intossicazioni, e che la percentuale dei ricoveri d'urgenza dovuto ad ingestione di sostanze tossiche e farmaci e' del 20% per gli adulti e del 5% per i bambini. Ecco allora che si ricorda di non lasciarli mai in giro, e di riporli con cura in un armadietto non accessibile (meglio se chiusi a chiave) o in alto, dove i bambini non possono arrampicarsi. (ANSA).

DA EPAC.IT NEWS DEL 16 MARZO 2004 Tumore al fegato, nuovo kit diagnostico BRUNO BUONANNO E' frutto di una ricerca tutta napoletana portata avanti da Xeptagen, societa' biotech controllata dal Gruppo industriale Maione e partecipata da Sviluppo Italia, il nuovo marcatore per la diagnosi precoce del tumore del fegato. Il nuovo kit diagnostico puo' rivelarsi di grande importanza per formulare diagnosi precoci dei problemi oncologici del fegato quali l'epatocarcinoma, tumore maligno che colpisce il tessuto epatico e costituisce un problema di grande rilevanza sanitaria in Occidente e in Oriente. Il kit diagnostico, denominato Hepa-IC, con un semplice prelievo di sangue ha dimostrato di poter effettuare indagini preliminari su pazienti affetti da malattie epatiche croniche, considerati ad alto rischio per il tumore. La novita' scientifica e' stata illustrata all'Unione Industriali dal presidente Tommaso Iavarone, dall'avvocato Mario Maione, stavolta come rappresentante della Xeptagen, dall' avvocato Antonio Macchia (responsabile di Sviluppo Italia), dal dottore Giorgio Fassino, direttore generale della Xeptagen, azienda con sede a Pozzuoli, e dal dottore Massimo Codato, amministratore delegato della Aboproject. Una diagnosi precoce del tumore del fegato rappresenta una prerogativa di fondamentale importanza per una prognosi positiva e per una possibile terapia risolutiva della malattia: l' individuazione di noduli tumorali in uno stadio molto iniziale di crescita consente un intervento terapeutico tempestivo, con buone possibilita' di eradicazione della malattia oncologica e, quindi, con buone possibilita' di sopravvivenza a lungo termine per chi ne e' affetto. Impegnata proprio nella ricerca dei marcatori, la Xeptagen in collaborazione con noti ricercatori napoletani - fra cui il professore Andrea Ballabio - ha portato avanti lo studio sul kit diagnostico Hepa-IC in collaborazione con il Dipartimento di medicina dell'Universita' di Padova con risultati pubblicati a fine febbraio anche dal British journal of cancer. L' Hepa-Ic, il nuovo marcatore, e' una variante proteica dello Squamos cell carcinoma antigen (Scca) e risulta prodotto dalle cellule tumorali epatiche, ma non dalle cellule sane. Ecco la possibilita' di diagnosi precoce per i soggetti colpiti da epatite C e B, per chi ha problemi da assunzione eccessiva di alcol, per chi soffre in genere di cirrosi epatica. Il nuovo test - realizzabile sul sangue del paziente - non propone i falsi positivi determinati con le alfa-feta proteine, ma ha dato il 100 per 100 di risultati positivi su biopsie chirurgiche, e rileva il 70 per cento dei pazienti (sottoposti a prelievo di sangue) affetti da epatocarcinoma. Il pienone nella sala riunioni dell' Unione Industriali ha rincuorato l'avvocato Mario Maione che ha deciso di impegnarsi anche nella lotta contro i tumori: .e' la prima volta che si identifica questo tipo di marcatore direttamente nel sangue - ha ricordato l' industriale - la biotecnologia e' area di grande sviluppo, intorno alla quale c' e' purtroppo poca attenzione e scarsi investimenti. La competitivita' europea segue la strada tecnico-scientifica ed e' significativo un dato: fra Francia e Germania le aziende che si occupano di questo problema sono circa 300, in Italia circa trenta e questo rende ancora piu' importante il risultato ottenuto/.

DA GALILEONET.IT NEWS DEL 16 MARZO 2004 BIOLOGIA Piccole scosse contro il cancro Ricorrere a brevi impulsi elettrici di forte intensita' per distruggere i tumori. A provarci per la prima volta e' un' equipe del Center of Bioelectrics di Norfolk in Virginia guidata da Karl Schoenbach. La tecnica consiste nel sottoporre le cellule a nanoimpulsi, cioe' a scariche elettriche molto intense, ma della durata di pochi miliardesimi di secondo. La rapidita' del fenomeno fa si' che le cellule di mammifero trattate in questo modo si autodistruggano, ma non esplodano. La membrana della cellula rimane integra e impedisce al liquido, eventualmente tossico, contenuto all'interno di fuoriuscire provocando infiammazioni. Secondo gli scienziati quindi i nanoimpulsi potrebbero eliminare in modo selettivo le cellule cancerogene. Come accade nei topi studiati da Schoenbach, dove questa tecnica arriva a ridurre i tumori anche della meta'. Sempre l'equipe della Virginia ha mostrato anche che i nanoimpulsi possono far rimarginare piu' rapidamente le ferite. Le scosse infatti aiutano le piastrine ad aggregarsi durante le prime fasi della coagulazione. Ma questa tecnica potrebbe servire pure a rimuovere gli accumuli di grasso nelle arterie e gli inestetismi della cellulite. Per ora, tuttavia gli scienziati invitano alla cautela. Molto resta da fare prima di passare dalla ricerca in laboratorio alla sperimentazione sull'essere umano. (g.p.)

DA ANSA.IT DEL 16 MARZO 2004 Esposizione sole, rischio cataratta (ANSA) SYDNEY,16 MAR - L' esposizione ai raggi del sole aggrava il rischio di sviluppare cataratte, lo conferma uno studio condotto in Australia. Secondo lo studio, il rischio e' piu' alto tra le persone che sono state esposte ad alti livelli di radiazioni solari in tenera' eta'. Le cataratte sono la principale causa di cecita' al mondo: i non vedenti sono 40-45 mln per la meta' a causa delle cataratte.

DA IL SOLE24 ORE SANITA' DEL 16 MARZO 2004 Camera: via libera dell'aula al Ddl sull'erboristeria L' aula della Camera ha approvato questa sera la nuova disciplina della produzione, della commercializzazione e del consumo di prodotti erboristici. I si' sono stati 349, i no 179, gli astenuti 19. Il provvedimento passa ora al Senato. Composta di 23 articoli, la legge sui prodotti erboristici innova una normativa ferma al 1931. Nelle ultime dieci legislature sono state presentate varie proposte di legge in questa materia, ma non sono mai giunte al voto delle Camere. Il testo approvato a Montecitorio mira a garantire la sicurezza del cittadino utente e a rilanciare l'erboristeria in Italia e soprattutto la grande professionalita' degli erboristi italiani nel mondo. L'articolo 2 definisce cosa si intenda per prodotti erboristici distinguendoli dai fitofarmaci, che sono farmaci a pieno titolo. Ci si occupa dell'incentivazione dello sviluppo della coltivazione delle piante officinali, che viene assimilata ad un' attivita' agricola, e si individuano i requisiti e i titoli di studio per il rilascio dell'autorizzazione alla lavorazione, alla trasformazione e al confezionamento delle piante. Viene poi disciplinata la riconoscibilita' sul mercato e la commercializzazione dei prodotti erboristici e se ne assegna la vigilanza igienico-sanitaria al ministero della Salute e alle ASL competenti, con controlli piu' stringenti per i prodotti che provengono dagli Stati extracomunitari. Al Consiglio nazionale delle ricerche, all' Istituto superiore di Sanita' e al ministero delle Politiche agricole viene affidata la redazione di progetti volti alla valorizzazione delle piante officinali e alle regioni il compito di disciplinare la protezione della flora, individuando le piante officinali da proteggere e di cui regolamentare la raccolta.

DA EUPHARMA NEWS DEL 17 MARZO 2004 La Camera affonda il Dl sulle emergenze sanitarie votando i presupposti di incostituzionalita' La maggioranza e' stata battuta sulla conversione in legge del decreto legge 21 gennaio 2004 numero 10 su "Interventi urgenti per fronteggiare emergenze sanitarie e per finanziare la ricerca nei settori della genetica molecolare e dell' alta innovazione", gia' approvato dal Senato e a un passo dalla scadenza (il 22 marzo). La principale obiezione delle opposizioni riguardava misure ritenute negative per i medici specializzandi. Il decreto prevedeva tra l'altro, nell'ultimo testo, l' istituzione presso il ministero della Salute del Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie, legate a malattie infettive e diffuse come la Sars e il bioterrorismo; finanziamenti della Fondazione Istituto nazionale di genetica molecolare con sede a MIlano; norme sulla privatizzazione delle farmacie comunali; sblocco della risorse a favore degli specializzandi; campagne di prevenzione dei tumori. Questi i principali contenuti del decreto legge in materia sanitaria che oggi e' decaduto alla Camera in seguito all' approvazione delle pregiudiziali di costituzionalita' presentate dall' Ulivo. Sono bastati due voti di differenza a Montecitorio per far passare le pregiudiziali di costituzionalita'. Il ministro Sirchia .in questo momento con il problema del bioterrorismo e le emergenze che continuano a essere presenti fare un'azione di questo genere e' veramente irresponsabile/. .Reputo al di la del fatto tecnico - ha detto Sirchia - sia questo il segno di grande irresponsabilita' delle opposizioni che non si curano nemmeno della salute pubblica pur di fare un attacco politico. Questa - ha concluso il ministro - e' una cosa della quale gli italiani si ricorderanno/. Le reazioni dell'opposizione: "Opposizione irresponsabile? Il ministro Sirchia provi a parlare con la sua maggioranza", ha detto Rosy Bindi, responsabile Politiche sociali e della salute della Margherita. "Se il ministro vuole davvero combattere il bioterrorismo e affrontare le emergenze - ha aggiunto - potenzi l'Istituto Superiore di Sanita' e le altre strutture gia' esistenti e operative senza lesinare loro i fondi come ha fatto sino a ora. Se non vuole veder bocciati i propri decreti rispetti la volonta' delle Regioni e le sentenze della Corte Costituzionale. Infine - ha proseguito - il ministro, sui medici specializzandi, dia piena applicazione al decreto legislativo 368/1999 e attribuisca le risorse senza precarizzare ulteriormente gli studenti nei loro diritti. La verita' - ha concluso Bindi - e' che l'opposizione ha fatto semplicemente il suo dovere evidentemente creando crepe nella maggioranza". (16 marzo 2004 da "Il Sole 24 Ore")

DA CNR NEWS DEL 17 MARZO 2004 Starnuti di stagione Tempi duri per i circa 10 milioni di persone che soffrono di allergie. A provocarle non sono solo le graminacee dei campi e dei prati o la parietaria in citta', ma anche vere new entry come ontano, betulla, nocciolo, cipresso e ambrosia gia' presenti nell'aria. Per saperne di piu' basta collegarsi al sito del Cnr www.isac.cnr.it/aerobio/aia/ Uno starnuto dopo l'altro e poi naso chiuso, arrossato, occhi gonfi che lacrimano, gola che pizzica, tosse e, nei casi piu' gravi, crisi d'asma. Sono i piu' comuni sintomi che come ogni anno compaiono in coincidenza con il periodo di impollinazione. E stagione dopo stagione sul banco degli imputati salgono sempre nuovi pollini e specie vegetali. e' il caso di alberi cosiddetti a fioritura precoce, come la betulla e il nocciolo, ma anche di altre piante, magari considerate insospettabili, tenute sotto osservazione dalla rete di monitoraggio degli allergeni aerodiffusi che misura la concentrazione in atmosfera dei principali pollini di interesse allergologico. Il monitoraggio, svolto su scala nazionale e regionale, e' realizzato dall'Isac, Istituto di scienze dell'atmosfera e del clima del Cnr di Bologna, in collaborazione con l'Associazione italiana di aerobiologia. La rete conta circa 80 stazioni di campionamento presenti sul territorio nazionale ed e' collegata alla rete europea Ean, European aeroallergen network. "Fin dalla prime settimane", spiega Paolo Mandrioli, responsabile con Paola De Nuntiis della raccolta ed elaborazione dei dati della rete, "il 2004 si e' presentato con un anticipo delle fioriture e una maggior quantita' di polline emesso rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. I meccanismi che hanno provocato questo comportamento della vegetazione sono riconducibili sia alle temperature generalmente alte dei mesi di dicembre e gennaio sia alla siccita' dei mesi estivi del 2003 che ha indotto le piante in emergenza a dedicare maggiori risorse alle parti riproduttive". "In questi mesi, aggiunge Paola De Nuntiis dell'Isac-Cnr, "abbiamo osservato l'andamento dei pollini di ontano, betulla e nocciolo che hanno fatto la loro comparsa a meta' gennaio con un anticipo rispetto all'anno precedente di 2-3 settimane. Chi soffre di allergie deve poi temere, in questa stagione, il cipresso, considerato un polline emergente, e l'ambrosia che dal nord America al nord Italia, a fine estate, rappresenta sempre piu' la novita' per pazienti e medici. Per le note e temute graminacee ancora nulla ma se la stagione ci portera' bel tempo potremmo vederle, o meglio sentirle, arrivare gia' a fine mese.

DA KW SALUTE DEL 17 MARZO 2004 MEDICINE NON CONVENZIONALI Zafferano si', ma con moderazione Fabio Firenzuoli Lo Zafferano e' conosciuto ed apprezzato particolarmente in cucina, tipico ad esempio il suo impiego nel risotto alla milanese. Serve per insaporire e colorare la pietanza, inoltre contribuisce a favorire i processi digestivi. Si tratta di una piccola piantina erbacea (Crocus sativus) dotata di un bulbo, che fiorisce nel periodo invernale. La parte utilizzata sono gli stimmi, dai quali si ricava appunto la polvere utilizzata in cucina, oltretutto anche molto costosa! Gli stimmi vengono raccolti, essiccati e polverizzati: il tipico risotto allo zafferano deve il suo colore appunto ai flavonoidi e carotenoidi presenti negli stimmi della pianta. La medicina popolare attribuisce poi allo zafferano anche una serie infinita di proprieta' curative, molte delle quali tuttavia non ancora confermate. Come di quella di aiutare il dimagramento. Possiamo dire che si tratta di pura illusione sperare di dimagrire con lo zafferano! La presenza invece di alcune sostanze di tipo volatile, come quelle presenti negli oli essenziali certamente favorisce le funzioni digestive, migliora la peristalsi del tubo digerente e stimola la secrezione delle ghiandole di tutto l'apparato. Come per molte piante, anche per lo Zafferano numerose credenze popolari non sono mai state confermate: non vi sono evidenze scientifiche neppure sulla possibilita' di ridurre le vampate di calore tipiche della menopausa, ne' sulle proprieta' sedative, antiasmatiche o afrodisiache. Furono gli Arabi i primi ad utilizzarlo a scopo curativo, attribuendo allo zafferano la capacita' di indurre addirittura il buonumore, una sorta di cibo antidepressivo! Successivamente e' entrato anche in alcune farmacopee, ma solo relativamente alle caratteristiche proprieta' coloranti e correttive del sapore. La tintura di Zafferano composta ad esempio, utilizzata in passato come digestivo, conteneva oltre allo zafferano anche la China, l'Angelica, il Colombo, la Cannella e lo Zenzero. Nelle affezioni infiammatorie del cavo orale invece veniva consigliato un colluttorio che vedeva la tintura di Zafferano associata alla tintura di Mirra e di Vaniglia. In questo caso la effettiva azione antiinfiammatoria e disinfettante della preparazione era attribuibile alla Mirra piuttosto che allo Zafferano. Come spesso succede non si era invece mai parlato del rovescio della medaglia: cioe' dei rischi di un'assunzione impropria di Zafferano. Si' perche' esistono pure quelli: 20 grammi di zafferano possono risultare letali, mentre se assunti in gravidanza gia' 10 grammi sono abortivi, e 5 grammi possono essere responsabili anche di distuirbi della coagulazione sanguigna, con emorragie delle mucose del tubo digerente e dell'apparato uro-genitale, e danni a livello del fegato. Pertanto Zafferano si' con moderazione, come siamo abituati a fare in cucina, ma niente piu'. La dose sicura da non superare e' quella di 1,5 grammi al giorno, tralasciando una volta per tutte le fantomatiche proprieta' curative tanto care ai nostri avi.

DA DIABETE.NET NEWS DEL 17 MARZO 2004 Esiste un legame fra morbo di Alzheimer e diabete di tipo 2 Le persone che soffondo di Alzheimer sono piu' predisposte a sviluppare il diabete di tipo 2, rispetto a chi non soffre di questa malattia degenerativa. Alcuni ricercatori americani hanno controllato i registri della Mayo Clinic relativi ai pazienti con il morbo di Alzheimer. E hanno potuto constatare che il diabete di tipo 2 e l'alterata glicemia a digiuno erano molto piu' frequenti in chi aveva l'Alzheimer. Su 100 persone colpite dal morbo, il 35% aveva il diabete e il 46% aveva un'alterata glicemia a digiuno. Nel gruppo di controllo, composto da 138 persone non affette da Alzheimer, la prevalenza del diabete era del 18%, mentre quella dell'alterata glicemia a digiuno del 24%. I ricercatori hanno poi condotto esami su campioni di tessuti prelevati da alcuni partecipanti allo studio deceduti. Questi esami hanno evidenziato un legame fra il processo neurodegenerativo che porta alla perdita di cellule cerebrali nell'Alzheimer e la perdita di beta cellule tipica del diabete di tipo 2. e' stato evidenziato infatti un'anomala aggregazione di proteine nelle isole produttrici di insulina dei pazienti con diabete e nei tessuti cerebrali dei pazienti con Alzheimer. Queste aggregazioni di complessi proteici si chiamano amiloidi. Cio' puo' essere una possibile causa per le malattie. E suggerisce che i due disturbi possano avere in comune una predisposizione genetica. La scienza dovra' trovare una cura per impedire la formazione di questi aggregati di proteine. Questa cura potra' essere utile nel trattamento e nella prevenzione del morbo di Alzheimer e del diabete di tipo 2. Diabetes 2004; 53: 474-481.

DA SAN RAFFAELE.IT DEL 17 MARZO 2004 La buona alimentazione, un'arma contro l'Alzheimer Seicentomila sono gli italiani over 65 colpiti dal morbo di Alzheimer, una malattia irreversibile, caratterizzata da una degenerazione progressiva delle facolta' intellettive. Da recenti ricerche e' emerso che l'alimentazione puo' giocare un ruolo di primo piano sull'insorgere di tale malattia. In particolare uno studio apparso sul prestigioso Achives of Neurology, effettuato su 815 persone selezionate tra i 65 e 94 anni sembra dimostrare che il consumo regolare di alcuni cibi, in particolare del pesce, puo' ridurre il rischio di sviluppare la malattia di Alzheimer. Tutti gli 815 soggetti erano stati sottoposti ad un questionario volto a verificare le loro abitudini alimentari. Dopo circa due anni dalla somministrazione del questionario e' stata effettuata una valutazione clinica, dal punto di vista neurologico, sui soggetti medesimi: durante questo intervallo di tempo ben 131 persone avevano sviluppato il morbo di Alzheimer. Dallo studio e' emerso che, per coloro i quali avevano consumato pesce almeno una volta a settimana, il rischio di sviluppare la malattia era inferiore del 60% rispetto a quei soggetti che avevano dichiarato di mangiare raramente pesce o non lo avevano mai mangiato. Va' segnalato inoltre che il consumo regolare di pesce ha un effetto benefico sul nostro stato generale di salute in quanto favorisce la diminuzione dei livelli di colesterolo e trigliceridi presenti nel sangue.La buona alimentazione, un'arma contro La buona alimentazione, un'arma