Rassegna Stampa 26 Marzo 2004
DA FONDAZIONE MARINO GOLINELLI NEWS DEL 22 MARZO 2004 GENETICA Una mutazione di un gene condizionerebbe alcuni tumori Un gruppo di scienziati del Johns Hopkins Kimmel Cancer Center e del Howard Hughes Medical Institute, coordinati da Victor Velculescu, ha scoperto che la progressione di alcuni tumori potrebbe essere legata alle mutazioni di un gene, chiamato PIK3CA. Tale gene fa parte della famiglia di geni che, attraverso la codificazione di determinati enzimi, ordinano alle cellule di crescere, cambiare forma, muoversi, e modificano le molecole di grasso. La ricerca ha trovato che mutazioni del gene PIK3CA erano presenti nel 32 per cento dei campioni di tumore del colon, nel 27 per cento dei glioblastomi, nel 25 per cento del tumori gastrici, nell'8 per cento dei tumori del seno e nel 4 per cento del tumori del polmone. Studiando 76 ulteriori tumori premaligni del colon, i ricercatori hanno scoperto che le mutazioni potrebbero verificarsi al momento in cui il tumore sta per invadere altri tessuti. (Lescienze.it, 14/03/04)

DA YAHOO! NOTIZIE DEL 23 MARZO 2004 FDA : aumentato rischio di suicidio con i piu' nuovi farmaci antidepressivi Di Depressione.net L' FDA ( Food and Drug Administration ) ha invitato i medici che prescrivono i farmaci antidepressivi a monitorare con attenzione i propri pazienti per individuare i segni che preannunciano il rischio di suicidio. Sono maggiormente a rischio di suicidio i pazienti che assumono gli antidepressivi per la prima volta, o i pazienti in cui viene modificato il dosaggio dell'antidepressivo. L' avviso non riguarda solo i bambini e gli adolescenti, ma anche gli adulti. L' attenzione dell' FDA e' rivolta ai nuovi farmaci antidepressivi, quali Celexa (Citalopram), Effexor (Venlafaxina), Lexapro (Escitalopram), Luvox (Fluvoxamina), Paxil (Paroxetina), Prozac (Fluoxetina), Remeron (Mirtazapina) , Serzone (Nefazodone), Wellbutrin (Bupropione). (Xagena 2004) Fonte : FDA

DA IL SOLE24 ORE-NOTIZIE DALLE AZIENDE DEL 23 MARZO 2004 Accordo tra Chiesi Famaceutici e Novartis su prodotto anti-asma Chiesi Farmaceutici ha annunciato oggi l' accordo con Novartis per il lancio internazionale del proprio farmaco anti-asma basato sui nuovi propellenti ecologici Hfa. Chiesi fornira' a Novartis il prodotto finito e ciascuna azienda lancera' un proprio marchio di questa nuova formulazione che e' stata recentemente approvata in Italia. A breve, si prevedono ulteriori registrazioni in altri Paesi europei. Sviluppato da Chiesi Farmaceutici, si tratta del primo Formoterolo Hfa, formulato come aerosol dosato pressurizzato (pMdi) in base alla propria tecnologia brevettata ModuliteR, disponibile in Europa. ModuliteR e' una tecnologia di proprieta' Chiesi, basata sull' uso di propellenti Hfa non dannosi per l' ozono. "Siamo lieti di annunciare l' accordo con Novartis in Italia", ha dichiarato Alberto Chiesi, presidente e amministratore delegato del gruppo. "Formoterolo ModuliteR - ha aggiunto - sara' il terzo prodotto Chiesi privo di Cfc a essere lanciato in Europa".

DA CORRIERE.IT-SPORTELLO CANCRO DEL 23 MARZO 2004 Blocca i vasi sanguigni necessari alle cellule cancerose per crescere. Talidomide: da farmaco "mostro" ad antitumorale Negli anni '60 provoco' gravi malformazioni in 10.000 bambini. Ma adesso rivela buoni effetti contro il mieloma multiplo. MILANO - Era nato come farmaco antinausea, e come blando sonnifero alla fine degli anni '50, ma aveva poi provocato un autentico disastro, "inducendo" la nascita di almeno diecimila bambini focomelici - con le braccia e le gambe malformate - in tutto il mondo (perche' veniva prescritto, molto spesso, alle donne incinte). Da allora la Talidomide e' stata ritirata precipitosamente dal mercato, ma ha poi continuato ad avere una seconda, e adesso una terza vita: prima come medicinale in grado di combattere con efficacia la lebbra, e adesso come possibile farmaco antitumorale. Ma nel corso degli anni la Talidomide e' stata usata con successo anche su altri versanti, per curare le patologie autoimmuni come il "lupus" e l'artrite reumatoide, oppure per alleviare i sintomi legati all'infiammazione nei malati colpiti dalla tubercolosi, o per contrastare la cachessia (sindrome di devastazione) nei pazienti colpiti dall' AIDS; o infine nelle terapie per i pazienti trapiantati. Fino al 1991 tuttavia non si aveva alcuna idea sul perche' funzionasse. Fu un ricercatore americano della Rockfeller University a scoprire in quegli anni che la Talidomide "regolava" una molecola molto importante sia nell' infiammazione che nel cancro, chiamata TNFa (Tumor necrosis Factor alfa). Nel 1994 Judah Folkman, il padre degli studi sull' angiogenesi (la "creazione" di nuovi vasi sanguigni da parte delle cellule cancerose), scopri' le proprieta' antitumorali della Talidomide, che si esprimevano proprio nella capacita' di bloccare i piccoli vasi necessari alla massa neoplastica per crescere. Questi studi hanno permesso di capire meglio anche i "meccanismi" che portarono alla nascita dei bambini malformati: il farmaco, probabilmente, bloccava lo sviluppo dei vasi sanguigni negli abbozzi degli arti, con conseguente mancato sviluppo di braccia e gambe. Da qui a cercare di utilizzare la Talidomide nella terapia dei tumori, il passo e' stato breve, anche se per la cattiva fama del farmaco si e' usata molta cautela. E questa circostanza ha allungato, di molto, anche i tempi della ricerca. I NUOVI "BERSAGLI" - Oggi la Talidomide viene studiata per curare molti tipi di tumore, tra cui il glioblastoma (tumore del cervello); i sarcomi, il carcinoma del seno, il cancro della prostata, il melanoma cutaneo e soprattutto il mieloma multiplo. E' del 1999 la prima segnalazione sugli effetti della Talidomide nella cura dei tumori. In particolare venne accertato che la Talidomide poteva indurre una serie di "risposte" obiettive nel 30% di pazienti con mieloma multiplo allo stadio piu' grave, refrattari alla chemioterapia standard. Da allora, una mezza dozzina di piccoli studi clinici condotti agli inizi del nuovo millennio hanno dimostrato che la Talidomide era in grado di migliorare anche molte delle manifestazioni piu' gravi della malattia, tra cui il calo delle piastrine e dei globuli rossi, riducendo la dimensioni della milza (che e' un organo bersaglio della malattia). Questi miglioramenti, pero', si ottenevano al prezzo di effetti collaterali (sonnolenza - il farmaco, non dimentichiamolo, e' un sonnifero - vertigini, neuropatie periferiche, eruzioni della cute, e altri). E i pazienti erano indotti ad abbandonare il farmaco dopo soli tre cicli di trattamento. Agli inizi di quest' anno e' stato pubblicato lo studio di un gruppo multicentrico italiano, che ha utilizzato la Talidomide a basse dosi, ottenendo risultati simili a quelli registrati con dose piu' alte, ma con effetti collaterali ridotti (il 50% dei pazienti ha "ricevuto" almeno 6 cicli di trattamento). LE RICERCHE IN CORSO - Al momento sono in corso molti studi per definire meglio l' uso della Talidomide nel mieloma multiplo, sia per quanto riguarda il dosaggio, sia per quello che concerne le combinazioni con altri farmaci utili in questa malattia (inclusi corticosteroidi e chemioterapici). Inoltre, varie industrie farmaceutiche stanno attivamente lavorando alla messa a punto di molecole analoghe, ma prive degli effetti collaterali della Talidomide. Se il modo migliore di utilizzare la Talidomide non e' ancora definito, e' certo pero' che questo farmaco dal passato cosi' terribile puo' fornire una serie di speranze almeno nel trattamento del mieloma multiplo. E' la dimostrazione - l'ennesima - che in assoluto non esistono molecole buone o cattive, ma piuttosto un modo corretto o scorretto di fare ricerca. Silvia Marsoni - Direttore del Southern Europe New Drug Organization (Sendo) - marsonis@sendo-org.it Cristiana Sessa - Vice-Primario dell' Istituto di Oncologia della Svizzera Italiana (Iosi) - cristiana.sessa@eoc.ch

DA LE SCIENZE.IT NOTIZIE DEL 23 MARZO 2004 Il delicato sviluppo della retina. Due proteine controllano la crescita dei vasi sanguigni in aree specifiche Alcuni scienziati dello Howard Hughes Medical Institute hanno scoperto il primo indizio sulla crescita, orchestrata con estrema precisione, dei minuscoli vasi sanguigni nell' occhio e nell'orecchio. Lo studio, descritto in un articolo pubblicato sul numero del 19 marzo della rivista "Cell", aiutera' a comprendere alcune delle principali malattie oculari, molte delle quali sono dovute alla crescita anormale del vasi sanguigni nella retina che rivela la luce. La ricerca fornisce inoltre la prova che la natura possiede specifici segnali di crescita, che un giorno potrebbero essere sfruttati per curare diverse malattie nelle quali i vasi sanguigni svolgono un ruolo importante, come i tumori, le malattie cardiache e i colpi apoplettici. Durante esperimenti di laboratorio, i ricercatori hanno scoperto che due proteine associate alla cecita' congenita normalmente interagiscono e segnalano di ramificarsi in capillari ai vasi sanguigni nell'occhio in fase di sviluppo. Le versioni difettose di queste proteine, invece, non interagiscono correttamente e impediscono la formazione dei capillari, portando alla cecita'. "Il nostro lavoro - spiega Jeremy Nathans delle Johns Hopkins Medical Institutions - mostra l'esistenza di sistemi specializzati per il controllo della crescita dei vasi sanguigni in siti particolari e in aree molto piccole. Con tempo, forse riusciremo ad avviare o arrestare la crescita dei vasi sanguigni in maniera precisa e a curare le malattie della retina".

DA TELETHON.IT NEWS DEL 23 MARZO 2004 SORDITA' EREDITARIA: UN GENE TIRA L'ALTRO. Le altre notizie L'Istituto Telethon di Genetica e Medicina di Napoli fa ancora una volta centro con la scoperta di un altro gene coinvolto nella perdita dell'udito Il quadro dei protagonisti e dei meccanismi molecolari responsabili della sordita' ereditaria si fa sempre piu' completo grazie alla ricerca Telethon. Viene infatti da un gruppo di ricercatori del TIGEM (Istituto Telethon di Genetica e Medicina) coordinato da Paolo Gasparini, genetista della Seconda Universita' degli Studi di Napoli, la scoperta di un altro gene responsabile della sordita' ereditaria. Lo stesso team di scienziati il cui impegno, da tempo volto alla comprensione dei meccanismi della perdita di udito, ha portato negli ultimi anni alla scoperta di 5 geni legati alla patologia che colpisce un individuo ogni 1500 nati. Il gene questa volta si chiama MYH14 o miosina 2c ed e' localizzato sul cromosoma 7 in una regione identificata come responsabile di alcune forme di sordita' ad eredita' cosiddetta dominante, la modalita' di trasmissione per cui in un individuo basta che una sola copia del gene sia alterata perche' si manifesti la malattia. La miosina 2c appartiene ad una famiglia di geni produttori delle miosine, proteine fondamentali per il corretto funzionamento dell'orecchio e quindi del sistema uditivo. In particolare, le miosine fanno si' che le onde sonore vengano captate dalle cellule dell'orecchio e trasformate in suono vero e proprio: quindi se le miosine non funzionano il nostro sistema uditivo non e' piu' in grado di farci avvertire i suoni. Attraverso l'analisi genetica di circa 300 pazienti provenienti da diverse nazioni europee, i ricercatori del TIGEM hanno potuto identificare alcune mutazioni nel gene della miosina 2c che ne impediscono il normale funzionamento causando sordita'. La scoperta, realizzata grazie ai finanziamenti di Telethon ed anche dell' Istituto Banco di Napoli, sara' pubblicata sulla prestigiosa rivista scientifica American Journal of Human Genetics*. "I risultati ottenuti indicano che il gene della miosina 2c e' sicuramente uno dei piu' importanti dal punto di vista epidemiologico e fanno intravedere nuove prospettive nello studio dei meccanismi patogenetici responsabili della perdita dell' udito" ha commentato Gasparini. Dunque questa scoperta, insieme a tutti i dati fino ad ora raccolti sulla sordita' ereditaria e sempre targati Telethon, evidenzia il ruolo fondamentale svolto dalle miosine nella funzione uditiva e induce gli scienziati a ritenere che questi geni possano divenire bersaglio di nuove opzioni diagnostiche e terapeutiche. * American Journal of Human Genetics Vol. 74, nr. 4, Aprile 2004 - "Nonmuscle Myosin Heavy-Chain Gene MYH14 Is Expressed in Cochleaand Mutated in Patients Affected by Autosomal Dominant Hearing Impairment (DFNA4)" - F. Donaudy; R. Snoeckx; M. Pfister; H. P. Zenner; N. Blin; M. Di Stazio; A. Ferrara; C. Zanzara; R. Ficarella; F. Declau; C. M. Pusch; P. Nuyrnberg; S. Melchionda; L. Zelante; E. Ballana; X. Estivill; G. Van Camp; P. Gasparini; A. Savoia

DA ANSA.IT SALUTE DEL 24 MARZO 2004 MEDICINA: ROBOT-CHIRURGO ASPORTA TUMORE PROSTATA Minima invasivita' e massima precisione, e' la grande promessa del robot chirurgo Da Vinci, che oggi in Italia, nell' ospedale Sacco di Milano, e' stato utilizzato per la prima volta per asportare un tumore della prostata

DA TG COM DEL 24 MARZO 2004 Un'appendicectomia mininvasiva Riduce di molto i tempi di degenza Si fa strada sempre di piu' in molti ospedali la possibilita' di operare l' appendice con metodi non invasivi. Uno di questi e' la laparoscopia che consente ai pazienti di essere dimessi molto piu' velocemente rispetto a quanto avviene con i metodi tradizionali. Questa tecnica consiste nel praticare dei minuscoli fori nell' addome del paziente, attraverso i quali vingono inserite delle cannule che contengono degli strumenti chirurgici di dimensioni minime. Insieme agli strumenti viene inserita una microtelecamera che consente al chirurgo di vedere attraverso un monitor ogni passo dell'intervento. Si evita cosi' la degenza che puo' arrivare fino ad una settimana. La maggior parte delle appendicectomie, infatti, richiedono un taglio nella parte bassa dell' addome, lungo diversi centimetri e il paziente non puo' essere dimesso in tempi rapidissimi. Con questa tecnica, invece, oltre alla riduzione dei tempi dell'intervento il paziente dovra' aspettare solamente che i piccoli fori si rimarginino come una banale ferita lieve che non ha bisogno dell'applicazione di punti.

DA CORRIERE.IT-SPORTELLO CANCRO DEL 24 MARZO 2004 Ovaio congelato, per mantenere la fertilita' MILANO - Un gruppo di ricercatori della Cornell University di New York ha messo a punto una nuova tecnica che potrebbe in futuro permettere alle pazienti oncologiche di concepire un figlio anche in una situazione di infertilita' o di menopausa indotte dalla chemioterapia, o dalla radioterapia. I ricercatori, in particolare hanno utilizzato frammenti dell'ovaio di una paziente di 36 anni, colpita da tumore al seno, che erano stati prelevati e congelati sei anni prima (quando la donna non si era ancora sottoposta ai cicli di chemioterapia). Questi frammenti sono stati "reimpiantati" sotto la pelle del basso addome e, dopo circa tre mesi, hanno ricominciato a funzionare e a produrre estrogeni, riavviando il ciclo mestruale della donna (che si trovava in uno stato di menopausa provocata dai farmaci) e portando a "maturazione" un certo numero di ovuli. I medici ne hanno prelevati otto e li hanno fertilizzati in provetta. Uno di questi ha dato vita a un embrione, che ha cominciato a svilupparsi, anche se per breve tempo. Ma i ricercatori, guidati da Kutluk Oktay, hanno comunque giudicato molto importanti i risultati ottenuti, che - almeno in teoria - potrebbero aprire le porte a nuove tecniche di procreazione assistita anche per le donne in menopausa non colpite da tumore. In questo caso, pero', le "candidate" a questa tecnica dovrebbero decidere di farsi estrarre un ovaio in giovane eta', e di mantenerlo congelato per decine d'anni, andando incontro a una serie di problemi etici (e pratici) rilevanti. Ma torniamo alle pazienti colpite da tumore. Attualmente e' possibile prelevare una "riserva" di ovuli prima dei trattamenti chemioterapici, mantenendoli congelati, per riutilizzarli poi in seguito, grazie alle tecniche di fecondazione "in vitro". Ma le percentuali di successo sono modeste. Secondo i ricercatori guidati da Oktay (che hanno pubblicato il resoconto del loro lavoro sulla prestigiosa rivista scientifica Lancet), se il sistema funzionera' davvero, le pazienti oncologiche avranno qualche concreta possibilita' in piu' di generare un figlio, anche dopo il congelamento dei tessuti per un lungo periodo di tempo.

DA HUMANITAS SALUTE-NEWS DEL 24 MARZO 2004 Svelato perche' il corpo e' asimmetrico Perche' il cuore e' spostato a sinistra come pure lo stomaco, mentre il fegato e' piu' verso destra? Uno studio di genetica pubblicato su Nature evidenzia il ruolo svolto dal calcio nella disposizione asimmetriaca degli organi. L'asimmetrica disposizione delle parti del corpo, per esempio dei diversi organi interni, si nasconde dietro la sua apparente simmetria. Hanno scoperto il trucco che c'e' sotto alcuni scienziati americani guidati da Angel Raya, del Salk Institute for Biological Studies a La Jolla, in California, con studi su embrioni di pollo e ricostruzioni al computer. Come riferito sulla rivista scientifica Nature e' un minerale comune, il calcio, che innesca la nascita dell'asimmetria accendendo un gene chiave dello sviluppo solo nel lato sinistro dell' embrione. Il gene attivato, chiamato Notch, a sua volta ne attiva degli altri avviando una cascata di eventi che rapidamente fanno di un embrione simmetrico un adulto asimmetrico. Queste scoperte, rileva la ricercatrice, non solo colmano un vuoto di conoscenze dovuto alla scarsa attenzione che c'e' stata finora per i fenomeni di regolazione dello sviluppo embrionale non strettamente genetici, ma potrebbero anche tornare utili a livello clinico per evitare o trattare difetti di sviluppo che si verificano quando il meccanismo di formazione e disposizione degli organi non procede normalmente. Inoltre, osserva Raya, proprio Notch, uno dei geni protagonisti della nascita dell'asimmetria, ha anche un ruolo nell' insorgenza del cancro, quindi conoscere come si attiva potrebbe far luce sui meccanismi che scatenano certi tumori. Servendosi di fisici e matematici che hanno curato le simulazioni al computer dei passaggi dello sviluppo embrionale in corrispondenza degli istanti critici in cui compare l' asimmetria, spiega Raya, gli scienziati sono arrivati a comprendere perche' ad esempio il cuore e' spostato a sinistra come pure lo stomaco, mentre il fegato e' piu' verso destra. Ad un certo punto nel corso dello sviluppo la parte sinistra dell' embrione e' letteralmente inondata di ioni calcio. Questi attivano il gene Notch, che a sua volta attiva il gene Nodal. Entrambi i geni rimangono silenti nella porzione destra dell' embrione. Entrambi guidano la costruzione dei tessuti da cui poi si formeranno diversi organi del corpo. Senza l'approccio multidisciplinare che ha preso questo studio, sostiene Raya in conclusione, non sarebbe stato possibile arrivare a questa scoperta, cio' evidenzia come la collaborazione di matematici fisici e biologi possa guidare a enormi progressi nella ricerca in biologia. (ANSA)

DA FEGATO.COM NEWS DEL 24 MARZO 2004 Sara' presto operativa in Lombardia una innovativa procedura per la cura dei tumori del fegato mediante "Ipertermia a Radiofrequenza" La Regione Lombardia sara' la prima regione europea ad adottare, grazie all' attuazione di un recente decreto promosso da Carlo Lucchina, Direttore Generale dell' Assessorato regionale alla Sanita', un' innovativa procedura destinata alla cura dei tumori del fegato attraverso l'Ipertermia a Radiofrequenza (o RFTA). La RFTA puo' essere messa in atto nell'ambito delle terapie degli epatocarcinomi combinate con tecnica di interruzione del flusso vascolare (stop-flow) che irrora la forma tumorale stessa. Considerata una significativa alternativa alla chirurgia tradizionale in casi non operabili, tale procedura consente di distruggere, mediante l' uso di calore a circa 100 gradi, tumori anche di grosse dimensioni (con diametro fino a 6/7 centimetri) in una sola seduta terapeutica sottoponendo il paziente ad anestesia locale. La mini-sonda a radiofrequenza viene collocata, attraverso la cute, proprio all'interno del tumore attraversando direttamente il fegato: dopo che la sonda ha cauterizzato il tumore, essa viene estratta bloccando il foro nell'arteria femorale attraverso l' uso del sistema emostatico Angio-Seal. La divulgazione delle nuove procedure adottate in Lombardia saranno codificate correttamente anche grazie alla fondamentale fase di formazione dei medici coordinata dal dottor Andrea Mattiussi, Commissario Straordinario dell'Istituto Nazionale Tumori di Milano. 24/03/2004 - MFL Comunicazione