Rassegna Stampa 31 Marzo 2004
DA CORRIERE DELLA SERA-INSERTO SALUTE DEL 28 GENNAIO 2004 Piu' attenzione per i tumori del colon Con 30.000 nuovi casi all' anno i tumori colorettali sono al secondo posto per frequenza in Italia direttore Unita' Operativa Chirurgia colorettale Istituto Tumori, Milano. I tumori colorettali rappresentano una delle principali cause di mortalita' per neoplasia in tutti i Paesi occidentali. Allo stato attuale, nonostante gli elevati livelli di curabilita' rispetto a quelle insorti in altri distretti dell' apparato digestivo, la sopravvivenza a 5 anni si attesta mediamente sul 40 - 50%, potendo raggiungere l' 80-90% solo nelle forme precoci. Sebbene non esista una prevenzione primaria dimostrata, si trovano fattori costituzionali e genetici quali ad esempio l'alta frequenza nei pazienti affetti da colite ulcerosa o morbo di Crohn, l'elevatissima incidenza nelle famiglie con individui portatori di poliposi familiare, come pure la qualita' e quantita' dei cibi ingeriti: un' alimentazione povera di fibre vegetali, ricca in grassi e proteine puo' favorire l' insorgenza di neoplasie colorettali. Le localizzazioni prevalenti sono nel 70% dei casi il sigma e il retto e spesso la sintomatologia e' presente da lungo tempo prima di manifestarsi con segni clinici. Tuttavia, in relazione alla sede di insorgenza si possono avere segni diversi e tempi di comparsa diversi: dal solo sangue nelle feci alla diarrea costipazione, astenia, malessere, rapida perdita di peso e anemia. In ogni caso il carattere principale e comune di tali neoplasie rimane l'elevata tendenza al sanguinamento, per cui il segno da ricercare e' la presenza di sangue nelle feci. Il tumore diagnosticato in fase iniziale e' quasi sempre curabile radicalmente anche con la sola chirurgia. La localizzazione anatomica piu' frequente, pari a circa il 70-75%, e' a livello del sigma-retto che risulta esplorabile manualmente nel 30% dei casi e nel 60% e' evidenziabile con la pancolonscopia. Nonostante l' aumentata sopravvivenza degli ultimi 20 anni, dovuta sia alla maggiore tempestivita' della diagnosi, che all' introduzione di nuove tecniche chirurgiche e alla maggiore efficacia dei trattamenti quali la chemio e la radioterapia, ancora troppi pazienti giungono all'osservazione con un compromettente ritardo. Il consiglio quindi e' quello di non sottovalutare mai alcun sintomo e di rivolgersi sempre tramite il medico di base allo specialista che valutando caso per caso sapra' dirimere ogni dubbio. E' una conquista l' aver ratificato una chirurgia non piu' demolitiva, con il famigerato sacchetto, ma bensi' rispettosa della personalita' e dignita' umana.

DA FEDERFARMA-ANSA NEWS DEL 29 MARZO 2004 SANITA': CURE PALLIATIVE,LA MORFINA SPAVENTA ANCORA L'ITALIA SICP, MENO DIRITTI AL SUD PER CHI SOFFRE, PAESE A 2 VELOCITA' - ROMA, 29 MAR - In Italia le cure palliative per i malati in fase terminale restano ancora relegate in una zona d' ombra, avvolti in complicati iter burocratici, soggetti a controlli ferrei, mentre la parola oppiaceo ancora spaventa molti farmacisti terrorizzati da sanzioni spropositate per la minima svista. E' una delle analisi che emerge dai lavori preparatori al XI Congresso nazionale della Societa' italiana di Cure palliative (SICP), che si terra' a Forli' dal 31 marzo al 3 aprile. ''A due anni dalla approvazione in Parlamento della legge n.12 del 2001 - ha esordito il presidente della SIPC, Giorgio Trizzino - l' Italia rimane sempre all'ultimo posto in Europa, insieme alla Grecia, per numero di confezioni vendute di morfina e i dati Oms collocano il nostro Paese agli ultimi posti per consumo di oppiacei anche rispetto ai cosiddetti paesi del terzo mondo''. Mentre le vendite tra il 2000 e il 2004, riporta la ricerca Sicp, sono rimaste pressoche' invariate. ''Nuovi farmaci sono gia' in uso nel resto d' Europa - spiega Trizzino - e sono pronti per essere usati e studiati in Italia''. ''Occorrono piu' farmaci oppiacei - lancia l' allarme la SICP - occorre saperli usare bene, e come al solito - sottolinea ancora la societa' - l'Italia e' in ritardo su tutta la linea''. Le differenze di approccio alle cure palliative non esistono solo tra l' Italia e il resto del mondo. Molte le differenze anche tra le diverse realta' regionali: se si osserva, infatti, la dislocazione dei 206 Reparti di Cure Palliative esistenti in Italia, si puo' notare che la quasi totalita' e' dislocato nelle Regioni del Centro e del Nord, mentre al Sud se ne trovano meno del 10%. Lo stesso vale per i 67 Hospice (con i loro 658 posti letto) i quali addirittura sono dislocati esclusivamente nelle regioni del Centro e del Nord. Pur imputando allo Stato e alle istituzioni il merito di aver inserito l'assistenza ai malati terminali tra i LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) e pur promuovendo il Piano nazionale per le cure palliative, la Societa' Italiana non si esime dal denunciare che ''ancora oggi la moltitudine dei malati terminali soffre in silenzio e solitudine ritenendo che cio' sia una conseguenza inevitabile della loro malattia''. L' indagine che verra' presentata mercoledi' al congresso, segnala in merito che ''soltanto il 3% dei malati terminali riceve in Italia cure palliative integrate ed interdisciplinari; che i cittadini ricevono trattamenti sensibilmente differenti a secondo delle Istituzioni alle quali fanno capo; gli abitanti dei centri rurali e montani accedono con estrema difficolta' alla rete e, infine, che sono le regioni centro-meridionali a soffrire maggiormente della mancanza di interventi per la realizzazione della rete. ''Curare il dolore in Italia si potrebbe in nove casi su dieci - ricorda infine il professor Trizzino - ma di questi il 70% non riceve trattamenti adeguati. Controllare, dominare e rifiutare il dolore con tutti i mezzi a disposizione (morfina compresa) e' uno degli obiettivi stabiliti dalla legge n. 12 del 1999 sugli oppiacei'', conclude il presidente SICP. ''Questa legge, purtroppo, viene ancora oggi puntualmente disattesa, bisogna forse trovare altre soluzioni per rispondere al bisogno del malato di essere liberato da tutte le sofferenze che la medicina di oggi puo' combattere e vincere''.

DA YAHOO! NOTIZIE DEL 29 MARZO 2004 Pubblicita' dei farmaci poco fedele alla realta' Di Italiasalute.it Una ricerca sul materiale pubblicitario e di marketing inviato in Germania ai medici di medicina generale dalle industrie farmaceutiche ha individuato che il 94% delle informazioni contenute non sono avvalorate da evidenze scientifiche. Lo studio, pubblicato su Arznei Telegramm condotto dall' Istituto per l' Evidence Based Medicine di Colonia ha valutato 175 brochure contenenti informazioni su 520 farmaci consegnate nel corso delle tradizionali visite degli informatori a 43 medici tedeschi e ha scoperto che solo il 6% del materiale diffuso tra i sanitari era supportato da evidenze scientifiche. Il 15% del materiale non conteneva alcuna citazione bibliografica a supporto delle affermazioni sostenute; il 22% conteneva citazioni non rintracciabili in letteratura; il 63% citava articoli ma ne manipolava i risultati, solo il 6% era corretto e coerente. L' analisi e' stata effettuata da due esperti con l' eventuale arbitrato di un terzo nei casi dubbi. Thomas Kaiser, uno degli autori dello studio, sottolinea: "questo materiale pubblicitario presenta una immagine distorta del profilo dei farmaci in diversi modi: modificando o trasformando linee-guida di societa' scientifiche, minimizzando gli effetti collaterali, definendo in modo alterato i gruppi di pazienti, sopprimendo i risultati degli studi, amplificando gli effetti del trattamento. O ancora manipolando e minimizzando i rischi oppure proponendo effetti dei farmaci provenienti da studi su animali". Kaiser si domanda se queste manipolazioni possano mettere a rischio la salute dei pazienti: "Poiche' cio' avviene anche in altri Paesi del mondo occorrerebbe creare una istituzione che esegua un controllo accurato sul materiale promozionale delle industrie". L' associazione degli industriali farmaceutici tedeschi ha deciso di rendere le regole piu' severe istituendo un tribunale indipendente a cui partecipino industrie, medici e gruppi di pazienti. Con la possibilita' di applicare multe dai 50mila a 250mila euro. Fonte: Comuni-care.it

DA GALILEONET.IT NEWS DEL 29 MARZO 2004 MEDICINA Tubercolosi, diagnosi piu' efficace Un test per la diagnosi della tubercolosi che, in soli due giorni, consenta di distinguere tra infezioni latenti e malattie attive. E' stato presentato sulla rivista Clinical Infectious Diseases da Delia Goletti e i suoi collaboratori dell' Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani di Roma. Ogni anno si registrano nel mondo circa tre milioni di decessi correlati alla tubercolosi e si stima che un terzo della popolazione sia infettata con il batterio responsabile, M. Tuberculosis. In questo contesto, la distinzione tra malattia attiva, in cui il batterio si moltiplica nell'ospite provocando lesioni polmonari o extra- polmonari e infezione latente, in cui il M. tubercolosis non si replica, e' fondamentale. Si accelerano cosi' l'individuazione di pazienti con tubercolosi attiva da sottoporre a terapie adeguate e l'attuazione di eventuali misure di isolamento per ridurre il rischio di diffusione dell' infezione. I metodi di diagnosi piu' rapidi oggi disponibili si basano sulla capacita' di due proteine specifiche di M. tubercolosis (ESAT-6 e CFP-10) di causare la produzione in vitro di una particolare molecola del sistema immunitario, l' interferone (IFN)-gamma. Si tratta pero' di test che non distinguono tra stato attivo e latente, come invece fa quello messo a punto dal gruppo di Delia Goletti, che utilizza frammenti di ESAT-6 e non la proteina intera. Mentre i pazienti con tubercolosi attiva producono IFN-gamma anche in risposta ai frammenti, quelli con infezione latente riconoscono solo la proteina intera. Il test e' utile anche per il monitoraggio dell' efficacia della terapia: se funziona, la risposta ai frammenti di ESAT-6 cessa dopo tre mesi, altrimenti persiste. (va.m.)

DA XAGENA.IT NEWS DEL 29 MARZO 2004 Effetto protettivo degli androgeni in un modello animale di sclerosi multipla Su Annals of Neurology del 2002, i Ricercatori del Reed Neurological Research Center dell' UCLA a Los Angeles avevano pubblicato i risultati di uno studio, il cui obiettivo era quello di valutare l' effetto dell' Estriolo nelle donne affette da sclerosi multipla. Esperimenti su modelli animali di sclerosi multipla avevano infatti dimostrato che l' ormone Estriolo era in grado di produrre sensibili miglioramenti della malattia. Questo dato sperimentale e' risultato in linea con l' osservazione che, nel corso della gravidanza, l'incidenza di recidive di sclerosi si riduce notevolmente. Recentemente, gli stessi Ricercatori hanno mostrato che anche gli androgeni risultano protettivi nella encefalomielite autoimmune sperimentale (EAE), un modello animale di sclerosi multipla. Questi dati, se confermati, potrebbero offrire un nuovo approccio terapeutico per i pazienti maschi con sclerosi multipla. Palaszynski KM et al, J Neuroimmunol 2004; 146: 144-152

DA LE SCIENZE.IT NOTIZIE DEL 29 MARZO 2004 Raggi UVA e tumori della pelle Le onde ultraviolette inducono mutazioni nei cheratinociti basali Le lunghezze d' onda ultraviolette-A (UVA) della luce solare inducono una quantita' significativa di mutazioni che possono condurre a un tumore della pelle. Lo sostengono alcuni ricercatori dell'Universita' di Sydney in un articolo pubblicato sulla rivista "Proceedings of the National Academy of Sciences". Le onde UVA, che penetrano negli strati piu' profondi della pelle, sono responsabili degli effetti di invecchiamento del sole. Le piu' corte onde ultraviolette-B (UVB), responsabili delle scottature, raggiungono invece soltanto gli strati di pelle superficiali. Poiche' vengono meno assorbiti dal DNA rispetto agli UVB, i raggi UVA causano un danno diretto minore e sono stati sempre considerati meno cancerogeni dei raggi UVB. Per studiare meglio il ruolo delle lunghezze d' onda UVA e UVB nel tumore della pelle, Gary Halliday e colleghi hanno usato uno metodo chiamato microdissezione con cattura laser per isolare popolazioni pure di cellule da due tipi di tumore umano della pelle. I ricercatori hanno esaminato cheratinociti basali e soprabasali dell'epidermide il tipo predominante di cellule nello strato piu' esterno della pelle, cercando tracce di mutazioni del DNA provocate dai raggi UVA o UVB. La maggior parte delle mutazioni caratteristiche degli UVA sono state trovate nelle cellule cancerose nello strato dei cheratinociti basali, la regione che ospita le cellule staminali che danno origine ai cheratinociti che migrano verso l'esterno. Al contrario, molte delle mutazioni dovute ai raggi UVB sono state trovate nello strato di cheratinociti piu' superficiali. A causa degli effetti mutageni dei raggi UVA sulla divisione delle cellule staminali nella pelle, i ricercatori ipotizzano che questo tipo di luce ultravioletta possa contribuire ai tumori della pelle in modo piu' significativo di quanto si ritenesse in precedenza.

DA FONDAZIONE MARINO GOLINELLI DEL 29 MARZO 2004 BIOTECNOLOGIE Speranze e preoccupazioni dalla terapia con cellule staminali Un recente studio pubblicato sull' ultimo numero della rivista Lancet (Lancet, 2004; 363: 751 - 756) ha dimostrato che le cellule staminali di un paziente possono riparare alcuni dei danni causati da un attacco di cuore. Tuttavia un simile intervento potrebbe determinare effetti collaterali in una percentuale inaspettatamente elevata di pazienti. Nel loro ultimo studio, i ricercatori coreani della Seoul National University hanno iniettato un fattore di crescita denominato G-CSF (dall' inglese granulocyte-colony stimulating factor) a 20 pazienti che avevano subito un attacco di cuore. Tale proteina stimola il midollo osseo a produrre le cellule staminali emopoietiche. Dieci di questi pazienti avevano prodotto cellule staminali che sono state purificate ed estratte dal loro sangue e successivamente introdotte nel loro cuore. Dopo sei mesi, questi pazienti erano in grado di correre piu' lontano e i loro cuori battevano piu' energicamente. Il gruppo di pazienti trattato solamente con G-CSF non presentava, invece, questi miglioramenti. Tuttavia, sette dei pazienti sottoposti alla terapia con cellule staminali aveva sviluppato una crescita anomala attorno alla zona impiantata. I ricercatori coreani ipotizzano che le cellule staminali stimolate dal G-CSF possano essersi accumulate in queste zone e trasformate in nuovo tessuto. Essi pertanto suggeriscono un approccio piu' cauto nei confronti della terapia basata sulle cellule staminali. (Bioagency, 22/03/04)

DA SALUTE EUROPA NEWS DEL 29 MARZO 2004 Sarcoma di Kaposi: si amplia lo studio per dimostrare l' efficacia dell'indinavir L' Istituto Superiore di Sanita' prevede l'arruolamento entro il giugno 2004 di 30 volontari per ampliare lo studio finalizzato a dimostrare l' efficacia dell' indinavir, farmaco anti-retrovirale normalmente utilizzato nel trattamento dei pazienti con infezione da HIV, nella terapia del sarcoma di Kaposi non correlato all'HIV. Lo studio, coordinato da Barbara Ensoli, direttore del reparto AIDS del Dipartimento di Malattie Infettive, Parassitarie e Immunomediate dell' ISS, e' cominciato nel giugno 2003 con l' arruolamento fino ad oggi di 19 pazienti che dovranno raggiungere quota 50 entro il giugno prossimo. Quella attuale e' la fase II della sperimentazione clinica che coinvolge 10 centri presenti su tutto il territorio nazionale, finanziati dallo stesso ISS. "Abbiamo deciso di ampliare il campione di pazienti perche' i primi risultati sono stati incoraggianti - afferma Barbara Ensoli- grazie alla molteplice attivita' anti-angiogenica, anti-tumorale e anti-infiammatoria dell'indinavir, non correlata ai suoi effetti sull' HIV". "Lo studio - va avanti Ensoli - che prevede la somministrazione orale di compresse di indinavir, serve a dimostrare che questo inibitore della proteasi dell' HIV puo' rappresentare una terapia innovativa nel trattamento del sarcoma di Kaposi classico, fornendo una possibile alternativa alle chemioterapie comunemente utilizzate per questo tipo di tumore, ma caratterizzate da elevata tossicita', dalla necessita' di ricovero ospedaliero e incapaci, oltretutto, di indurre remissioni durature della malattia". Il sarcoma di Kaposi e' un tumore che colpisce in particolar modo soggetti provenienti da alcune aree geografiche come l'Italia meridionale, la Sicilia, la Sardegna e la valle del Po. Generalmente le sue prime manifestazioni compaiono a livello della cute degli arti inferiori sotto forma di noduli o placche violacee intensamente vascolarizzate. Negli stadi piu' avanzati le lesioni tendono ad interessare tutto l' ambito cutaneo con possibile compromissione anche di organi interni, quali linfonodi, apparato gastroenterico, respiratorio ed osseo. Il suo decorso e' lento, ma si accompagna a complicanze quali linfedema degli arti inferiori, linforrea, ulcerazione e sanguinamento delle lesioni, impotenza funzionale degli arti, soprattutto quelli inferiori, con grave compromissione della qualita' della vita dei pazienti. Le terapie finora in uso per il sarcoma di Kaposi non riescono a contrastare la tendenza alla recidiva di questa malattia quando il trattamento viene sospeso, per cui questi pazienti sono candidati a "curarsi" tutta la vita. Chi fosse interessato ad avere informazioni sullo studio puo' contattare la Dott.ssa Maria Gabriella Grosso al numero 06 49903605 o inviare una email a grosso@iss.it.

DA FEGATO.COM NEWS DEL 30 MARZO 2004 Un fegato nuovo creato in laboratorio: e' la grande speranza di George Michalopoulos, lo scopritore del fattore di crescita delle cellule epatiche Tessuti epatici creati in laboratorio e impiantati in topi e ratti per far si' che un fegato nuovo si ricostruisca direttamente nell' organismo. E' quanto hanno fatto i ricercatori della Universita' di Pittsburgh coordinati da George Michalopoulos. L' occasione per presentare le conclusioni dello studio e' stata l'apertura, a Palermo, dell'Istituto mediterraneo per i trapianti e terapie ad alta specializzazione (ISMETT): 12.000 metri quadrati settanta posti letto, quattro sale operatorie per il primo ospedale italiano interamente dedicato ai trapianti ed destinato a diventare uno dei piu' grandi centri trapianti in Europa. L' intervento su cavie effettuato da Michalopoulos e dalla sua equipe e' il primo passo per arrivare alla costruzione in laboratorio di un fegato umano. Ma la strada e' lunga ed e' partita dalla scoperta, avvenuta nel 1989 da parte dello stesso Michalopoulos, dell'HGF, il fattore di crescita delle cellule del fegato. Oggi sono numerose le sperimentazioni sull' essere umano sul fattore di crescita e sul suo recettore (scoperto dall' italiano Paolo Comoglio) per "utilizzare il fattore di crescita per rigenerare il fegato colpito da malattie croniche, come la cirrosi". Ma la ricerca va avanti in fretta e se, da un lato, la speranza e' quella di costruire in un futuro non lontano un vero e proprio fegato umano sano e completo in laboratorio, dall' altro, le recenti scoperte rendono possibile sin da adesso tentare di comprendere i meccanismi di rigenerazione del fegato e dei suoi tessuti. MFL Comunicazione

DA FARMACOVIGILANZA.COM DEL 30 MARZO 2004 Utilizzo di lenti a contatto decorative (Prof.ssa Lidia Sautebin. Dipartimento di Farmacologia Sperimentale. Universita' di Napoli Federico II.) La Food and Drug Administration (FDA) il 13 ottobre 2003 ha emanato un comunicato circa l' uso di lenti a contatto per uso cosmetico distribuite senza il coinvolgimento di personale competente, in quanto possono causare danni permanenti agli occhi che potenzialmente possono portare alla cecita'. All' FDA sono pervenute infatti segnalazioni di ulcere corneali in seguito all' uso prolungato (oltre il periodo raccomandato) di tali dispositivi cosmetici. Tali ulcere possono progredire rapidamente e, se non opportunamente trattate, possono portare ad infezioni dell' occhio e se non controllate a danneggiamento della cornea e quindi della vista. Nei casi piu' gravi si puo' avere cecita' e perdita dell' occhio. Altri rischi associati all' uso di lenti a contatto decorative includono congiuntiviti, edema della cornea, reazioni allergiche ed abrasione della cornea dovuta ad una difettosa adesione della lente all'occhio. Si puo' avere riduzione anche di altre funzioni della vista che possono comportare problemi nella guida o in altre attivita'. L' FDA ha quindi raccomandato ai consumatori di non acquistare lenti decorative, che vengono vendute in negozi non specializzati o via Internet, senza aver consultato una persona competente in materia e di segnalare ad un ufficio competente qualsiasi problema relativo all' uso di tali dispositivi. La richiesta di segnalazione in merito e' stata rivolta anche ai professionisti competenti.

DA CLICMEDICINA.IT-AGGIORNAMENTO DEL 30 MARZO 2004 Ovaio policistico: utile la dieta ipocalorica Una dieta ipocalorica potrebbe permettere una significativa perdita di peso e miglioramenti nelle anomalie riproduttive e metaboliche della sindrome dell'ovaio policistico. Tale sindrome e' spesso associata all' obesita', che ne peggiora le manifestazioni sul metabolismo e sull'apparato riproduttore. Le donne che ne soffrono sono portatrici di una resistenza all'insulina che spesso le porta vicine al diabete di tipo 2. Cio' ha portato all' adattamento di terapie in uso per il diabete di tipo 2 quali trattamenti di prima linea nell'ovaio policistico. La dieta ipocalorica si e' dunque dimostrata efficace a piu' di un livello; non sono stati riscontrati benefici con una dieta iperproteica. La prospettiva per futuri, piu' ampi studi e' quella di identificare la composizione ideale di una dieta ipocalorica per queste pazienti. (Fertil Steril. 2004;81:630-637)