08/03/2004 13.15
Sciopero dei medici: adesioni al 75%

"Disagi limitati ad attese più lunghe" assicura Massimo Cozza, segretario nazionale Fp Cgil Medici parlando dell'agitazione che ha visto oggi medici e dirigenti del Servizio sanitario nazionale prendere servizio con un'ora di ritardo. All'iniziativa hanno partecipato 42 sigle sindacali, e, secondo i primi dati, le adesioni sono state alte. Le cifre date dall'Anaao parlano di cifre pari al 75-80% dei medici, ma con disagi limitati per i pazienti, che hanno solo dovuto attendere un po' di più per le visite e gli interventi. Oltre 7.000 anestesisti rianimatori italiani sugli 8.000 complessivi operanti in mille strutture ospedaliere, inoltre, hanno aderito allo sciopero. Lo riferisce l'associazione di categoria Aaroi, secondo la quale circa 10mila interventi chirurgici sono stati ritardati e nella maggior parte dei casi saranno effettuati grazie alla permanenza degli anestesisti rianimatori in servizio fino al completamento delle liste operatorie. Ciò al fine di creare il minor disagio possibile ai degenti. "Abbiamo adottato questo tipo di protesta - afferma Vincenzo Carpino, presidente nazionale dell'Aaroi - per lanciare un messaggio forte a Regioni e Governo e dire agli utenti della Sanità che la nostra è una lotta in difesa del servizio sanitario nazionale".

Secondo il segretario nazionale di Federazione Medici-Uil fpl, Armando Masucci, la protesta " tende certamente a traguardare contratti di categoria dovuti, credibili e in incredibile ritardo, ma nel durissimo confronto con Governo e Regioni vanno anteposte alcune priorità rivolte soprattutto alla tutela dei fruitori del nostro Ssn: i cittadini. Un Ssn pubblico integrato per funzioni dal privato, un federalismo che non sia solo devoluzione ma garantisca per la Sanità unità democratica del Paese e una politica dei controlli che freni gli sprechi e razionalizzi la spesa nella libertà ed eticità della cura sono alcuni degli interventi da attuare affinché ogni italiano anche in ambito sanitario sia titolare di una identità europea".

Sostegno alla categoria dei medici e alla loro battaglia, è stato espresso da Livio Turco, responsabile Ds per il welfare. Commentando lo sciopero, ha definito grave la mancanza di attenzione da parte del Governo nei confronti dei problemi dei medici. "D'altra parte - ha aggiunto - il ministro della Sanità è diventata una funzione inesistente. Lo conferma il fatto che Sirchia ha assistito senza battere ciglio alla bocciatura operata dal suo Governo della legge che istituisce il fondo per finanziare servizi e interventi a favore degli anziani non autosufficienti. È un fatto gravissimo, perché si tratta di una bocciatura di una legge che affronta un tema cruciale per il Servizio sanitario nazionale e per le famiglie italiane".

Medici: l'offensiva di dipendenti e convenzionati


Riparte l'offensiva dei camici bianchi. Con un crescendo di agitazioni: prima, "Un'ora per la salute" (sessanta minuti di stop negli ospedali oggi, 8 marzo, un'altra ora di astensione "virtuale" il 9, con il compenso devoluto alla Caritas). Il 22 marzo sarà la volta di un nuovo sciopero di tutta la dirigenza Ssn, che bisserà quello del 9 febbraio. Sabato 24 aprile, infine, appuntamento a Roma per una grande manifestazione nazionale, cui si uniranno i medici di famiglia e gli specialisti ambulatoriali. Che, a loro volta, fisseranno una data per la serrata degli studi.

I sindacati hanno spiegato i motivi: restano in piedi i tre principali motivi di malessere della categoria: il sottofinanziamento del sistema, la devolution e il mancato rinnovo del contratto, scaduto nel 2001.

La trattativa non è stata mai avviata: l'atto di indirizzo elaborato in estate dal comitato di settore, che i medici giudicano «irricevibile», non è ancora approdato a Palazzo Chigi. Il ministro della Salute, Girolamo Sirchia, ha però riferito di aver coinvolto il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. «Ho avuto diversi incontri con il premier- - ha affermato Sirchia - perché possa assumere in prima persona la direzione di questa operazione. Lo sta facendo e mi fa piacere».

Il coordinatore del comitato di settore, Romano Colozzi, ha avvertito i sindacati: «Non è utile per nessuno metterci sulla strada della riscrittura di una nuova direttiva. Si potrebbe perdere un altro anno».

Le sigle non demordono. «Il Governo non ha dato alcuna garanzia di risorse in più alle Regioni, che infatti hanno espresso preoccupazione», spiega Serafino Zucchelli (Anaao). «All'incontro del 3 marzo, ci hanno prospettato un quadro allarmante: secondo loro, nel 2004 ci sarà un buco straordinario e il 2005 sarà un anno di non ritorno». Zucchelli riconosce alle Regioni due meriti: «Ci hanno garantito di voler onorare l'impegno dell'aumento del 5,66% per il biennio economico 2003-2003, mettendolo a debito. E hanno anche sostenuto che l'atto di indirizzo potrebbe essere modificato in corso di trattativa. Se son rose fioriranno.

Resta l'emergenza per la sopravvivenza del sistema». «Finalmente ci penserà Berlusconi», dice Stefano Biasioli (Cimo). «La convinzione comune è quella di stare in una barca, il Ssn, che sta per affondare», afferma Mario Falconi (Fimmg).

«Le Regioni ci hanno offerto un contratto virtuale - ha commentato Giuseppe Garraffo (Cisl) , con un atto di indirizzo irricevibile e senza risorse economiche. Gli unici nostri veri alleati e interlocutori sono i cittadini e i malati che curiamo. Che, come noi, vogliono un Ssn che funzioni meglio». «Le Regioni sono anche disposte ad onorare i contratti almeno per il primo biennio ma in totale disavanzo economico. Quindi inserendo il costo contrattuale nel disavanzo 2004 diventerebbe un disavanzo record», ha affermato Armando Masucci (Uil - Fpl). «Abbiamo registrato delle timide aperture - ha detto Salvo Calì (Cumi Aiss) - ma di fronte alla gravità della situazione non possiamo che considerare queste novità insufficienti».
(8 marzo 2004)