in questo numero:
Primo piano
Liste di attesa, indaga la procura di Roma
Il magistrato intende stabilire se sono rispettati i termini previsti dalla legge per ottenere visite ed esami e accertare le cause dei disservizi.
E' finita nel mirino della Procura della Repubblica la situazione della sanita' a Roma, soprattutto per quanto riguarda le liste di attesa per essere sottoposti ad accertamenti. A svolgere le indagini e' il pubblico ministero Adelchi D'Ippolito, che per il momento ha aperto un fascicolo intestato ''atti relativi'', con i ritagli di articoli di vari quotidiani che hanno affrontato il problema nei giorni scorsi.

Il magistrato intende stabilire se sono rispettati i termini previsti dalla legge per ottenere visite ed esami e accertare le cause dei disservizi. Il pm ha incontrato l'assessore regionale alla Sanita', Marco Verzaschi. L'indagine prevede innanzitutto un monitoraggio a tappeto della situazione esistente negli ospedali e nelle cliniche pubbliche. Per il momento non sono stati ipotizzati reati e il magistrato procede contro ignoti.
Sanità
L'indagine
Giachetti, l'indagine della procura conferma le nostre denunce
''L'apertura di un fascicolo da parte della Procura di Roma sulla sanita' pubblica nella capitale, e' la dimostrazione della validita' delle nostre denunce''. E' il commento del deputato DL Roberto Giachetti, coordinatore della Margherita di Roma, all'indagine che sara' condotta sulle liste d'attesa per visite ed esami negli ospedali e nelle cliniche pubbliche romane.
L'indagine
Fimmg, Massima fiducia alla magistratura
Massima fiducia nell'operato della magistratura. Ad esprimerla e' la Federazione italiana dei medici di famiglia (Fimmg) del Lazio che, in una nota, commenta l'apertura dell'inchiesta sulle liste d'attesa da parte della Procura di Roma.
L'associazione dei medici di famiglia, convinta che il servizio sanitario pubblico sia un bene da difendere, ''prende anche atto della volonta' istituzionale della Regione Lazio'' che attraverso il presidente Francesco Storace e l'assessore alla Salute Marco Verzaschi, hanno dimostrato di ''voler capire il fenomeno e agire di conseguenza''. La Fimmg, sottolineando come la medicina del territorio sia il principale azionista del sistema sanitario regionale, chiede l'allargamento dell'accordo ai medici, principali alleati del cittadino, e conoscitori del sistema sanitario.
Proteste
Gli specializzandi dell'Amsce in sciopero anche oggi
I medici specializzandi in sciopero da ieri per protestare contro le nuove norme in discussione alla Camera, che li assimilano a lavoratori autonomi, obbligandoli a iscriversi alla gestione separata Inps. Disposizione che, sostengono i diretti interessati, contrasta con le esigenze di formazione. Cosi', i giovani camici bianchi tornano di nuovo in piazza. Oggi si ritroveranno alle 10.00 a piazza della Repubblica a Roma e poi sfileranno in corteo per ribadire che ''l'unica tipologia contrattuale idonea per gli specializzandi e' il contratto di formazione lavoro''.
Proteste
Federspecializzandi, revocato lo sciopero del 22 marzo
Revocato lo sciopero dei medici specializzandi aderenti a FederSpecializzandi, previsto per il prossimo 22 marzo. Il "dietro front" arriva dopo la decisione di venerdì della Commissione di garanzia, che ha dichiarato impraticabile l'astensione proclamata dalle Associazioni della dirigenza medica, veterinaria, sanitaria, tecnico-amministrativa, professionale il giorno 22 marzo ''perche' sopravanzata dallo sciopero generale delle Confederazioni indetto per il giorno 26 marzo''. A darne notizia in una nota la stessa FederSpecializzandi. In ogni caso il coordinamento di FederSpecializzandi si riunira' martedi' per decidere ''la nuova articolazione delle agitazioni. Resta comunque confermata - conclude la nota - la partecipazione di FederSpecializzandi alla grande manifestazione del 24 aprile a Roma''
Scienza
Cardiologia
Ipertensione: COX-inibitori inficiano effetti antiipertensivi degli ACE-inibitori
Sia l'inibizione selettiva COX-2 che quella COX non selettiva influenzano negativamente gli effetti antiipertensivi degli ACE-inibitori, e danneggia anche l'attività renale nei pazienti che ne fanno uso.  I medici dovrebbero essere al corrente di questi effetti dei COX-inibitori sulla pressione, e monitorarla di conseguenza in tutti i pazienti che ricevono agenti in grado di inibire il sistema enzimatico della cicloossigenasi. Se vi è necessità di somministrare celecoxib x 2/die, come spesso accade, vi sarebbe un rialzo pressorio simile a quello atteso con il diclofenac. Il diclofenac è in grado di ridurre significativamente la filtrazione glomerulare, e ciò è associato con ritenzione di sodio, che porta ad edema delle anche a dispetto della terapia diuretica. Il celecoxib, invece, non è connesso con alcuno di questi effetti collaterali. La funzionalità renale risulta danneggiata più dall'inibizione COX aspecifica che con i COX-2 inibitori specifici. Ipertensione ed artrite spesso coesistono nell'anziano, portando alla co-somministrazione di COX- ed ACE-inibitori, ed i risultati del presente studio dovrebbero essere tenuti in conto in questi casi. (Hypertension 2004;43:573-577).
Cardiologia
Infarto: intervento percutaneo più utile della trombolisi nell'anziano
Nei pazienti anziani con infarto acuto con slivellamento del tratto ST, l'intervento coronarico percutaneo (PCI) è associato con minori tassi di reinfarto e mortalità rispetto alla terapia trombolitica; entrambi i metodi, comunque, vengono usati meno di quel che dovrebbero. Non vi sono ad oggi grandi trials che paragonino queste due tecniche, ma i trials clinici finora sostenuti ed i dati osservazionali suggeriscono che il PCI sia una tecnica riperfusiva migliore. Negli USA, il PCI è disponibile solamente nel 18% degli ospedali, ma nei presidi che ne sono provvisti, la terapia trombolitica dovrebbe essere offerta ai più anziani con infarto miocardico acuto e senza controindicazioni alla procedura. (Am Heart J 2004;147:253-259)
Ginecologia
Gravidanza: nefropatie materne connesse ad esiti negativi
Il rischio di esiti fetali negativi è quasi raddoppiato e quello di esiti materni negativi è aumentato dal doppio al quadruplo nelle donne gravide con nefropatie, indipendentemente da comorbidità ed altri fattori di rischio. In precedenza, altri studi sulle nefropatie in gravidanza erano stati svolti su casistiche limitate e senza analisi multivariate. I risultati del presente studio provengono quindi dalla più ampia, più dettagliata e più recente analisi degli esiti in questo campo, e dovrebbe aiutare i medici a stratificare le proprie pazienti per quanto riguarda l'appropriata informazione ed il trattamento più adeguato da applicare da caso a caso. (Am J Kidney Dis 2004;43:415-423)
Pneumologia
BPCO: frequenti le recidive dopo il trattamento in pronto soccorso
Un paziente su cinque trattati in pronto soccorso per BPCO riacutizzata andrà incontro a recidiva entro 2 settimane dalla visita iniziale; vi sono comunque modi per predire quando avverrà la recidiva, permettendo possibili interventi. Sono stati finora molto pochi gli studi che hanno investigato in questa direzione, a differenza di quanto è accaduto per l'asma. Il tasso di recidive osservato e piuttosto alto: a differenza di quanto accade con l'asma, in cui i tassi giornalieri di recidiva inizialmente salgono per poi calare, quelli relativi alla riacutizzazione della BPCO rimangono relativamente stabili per le due settimane successive all'intervento. Vi sono alcuni farmaci efficaci nel prevenire la recidiva della riacutizzazione della BPCO nei pazienti ambulatoriali: una possibilità per il futuro sarebbe di confrontare la loro efficacia con quella del placebo su pazienti a rischio. (Chest 2004;125:473-481)
Medicina interna
Consumo di caffè diminuisce il rischio di diabete
In studi piccoli ed a breve termine, era stato suggerito che il caffè possa diminuire la sensibilità all'insulina e danneggiare la tolleranza al glucosio. E' stato invece dimostrato che il consumo di caffè a lungo termine è associato ad una diminuzione statisticamente significativa del rischio di diabete mellito di tipo 2, dopo approssimazioni per età, BMI ed altri fattori di rischio (a seconda del consumo di caffè, in ordine crescentenegli uomini, RR compreso fra 1 e 0,46 P per tendenza = 0,007; nelle donne, RR compreso fra 1 e 0,70, P per tendenza < 0,001). La correlazione è risultata valida e presente anche prendendo il considerazione la consumazione di caffè decaffeinato. E' stata altresì rilevata una correlazione inversa fra assunzione di caffeina e rischio di diabete. (Ann Intern Med vol. 140; 1: 1-8)