Medici: l'offensiva di dipendenti e convenzionati

Riparte l'offensiva dei camici bianchi. Con un crescendo di agitazioni: prima, "Un'ora per la salute" (sessanta minuti di stop negli ospedali l'8 marzo, un'altra ora di astensione "virtuale" il 9, con il compenso devoluto alla Caritas). Il 22 marzo sarà la volta di un nuovo sciopero di tutta la dirigenza Ssn, che bisserà quello del 9 febbraio. Sabato 24 aprile, infine, appuntamento a Roma per una grande manifestazione nazionale, cui si uniranno i medici di famiglia e gli specialisti ambulatoriali. Che, a loro volta, fisseranno una data per la serrata degli studi.

A ridefinire il fitto calendario di proteste sono state oltre 50 sigle, riunite a Roma mercoledì scorso, al termine di un incontro dei 42 sindacati della dirigenza con le Regioni. Incontro che non è servito a placare gli animi. I sindacati hanno infatti chiarito che restano in piedi i tre principali motivi di malessere della categoria: il sottofinanziamento del sistema, la devolution e il mancato rinnovo del contratto, scaduto nel 2001.

La trattativa non è stata mai avviata: l'atto di indirizzo elaborato in estate dal comitato di settore, che i medici giudicano «irricevibile», non è ancora approdato a Palazzo Chigi. Il ministro della Salute, Girolamo Sirchia, ha però riferito di aver coinvolto il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. «Ho avuto diversi incontri con il premier- - ha affermato Sirchia - perché possa assumere in prima persona la direzione di questa operazione. Lo sta facendo e mi fa piacere».

Il coordinatore del comitato di settore, Romano Colozzi, ha avvertito i sindacati: «Non è utile per nessuno metterci sulla strada della riscrittura di una nuova direttiva. Si potrebbe perdere un altro anno».

Le sigle non demordono. «Il Governo non ha dato alcuna garanzia di risorse in più alle Regioni, che infatti hanno espresso preoccupazione», spiega Serafino Zucchelli (Anaao). «All'incontro del 3 marzo, ci hanno prospettato un quadro allarmante: secondo loro, nel 2004 ci sarà un buco straordinario e il 2005 sarà un anno di non ritorno». Zucchelli riconosce alle Regioni due meriti: «Ci hanno garantito di voler onorare l'impegno dell'aumento del 5,66% per il biennio economico 2003-2003, mettendolo a debito. E hanno anche sostenuto che l'atto di indirizzo potrebbe essere modificato in corso di trattativa. Se son rose fioriranno.

Resta l'emergenza per la sopravvivenza del sistema». «Finalmente ci penserà Berlusconi», dice Stefano Biasioli (Cimo). «La convinzione comune è quella di stare in una barca, il Ssn, che sta per affondare», afferma Mario Falconi (Fimmg).

«Le Regioni ci hanno offerto un contratto virtuale - ha commentato Giuseppe Garraffo (Cisl) , con un atto di indirizzo irricevibile e senza risorse economiche. Gli unici nostri veri alleati e interlocutori sono i cittadini e i malati che curiamo. Che, come noi, vogliono un Ssn che funzioni meglio». «Le Regioni sono anche disposte ad onorare i contratti almeno per il primo biennio ma in totale disavanzo economico. Quindi inserendo il costo contrattuale nel disavanzo 2004 diventerebbe un disavanzo record», ha affermato Armando Masucci (Uil - Fpl). «Abbiamo registrato delle timide aperture - ha detto Salvo Calì (Cumi Aiss) - ma di fronte alla gravità della situazione non possiamo che considerare queste novità insufficienti».

Un nuovo monito sui conti è arrivato dalla Corte dei conti. Che, nei giorni scorsi, ha depositato le motivazioni della delibera con cui ha dato il via libera, il 29 gennaio, alle ?code contrattuali?, firmate il 10 febbraio. Nonostante il disco verde, la Corte avvisa: «Per una ponderata valutazione di compatibilità finanziaria, non è sufficiente fare riferimento alla sola quantificazione delle risorse, intesa come mera determinazione del costo del contratto, ma occorre dare indicazione dei mezzi di copertura reali e fornire dimostrazione della sostenibilità nel tempo degli oneri». Come dire: attenzione a fare i conti senza l'oste.