Alleanze per le Piccole medie imprese del farmaco

L'imperativo è «crescere». E per vincere la sfida è necessario fare network, creare una rete di alleanze, internazionalizzarsi, focalizzarsi sui prodotti con innovazione continua e a tutto campo, puntare forte sulla R&S.

Ma la scommessa della crescita è fatta anche di un capitalismo non più familiare. E naturalmente di un contesto-Paese fatto di decisioni legislative e regolatorie stabili e rassicuranti, di incentivi e politiche fiscali che possano fare da volano allo sviluppo. Per le cento Pmi farmaceutiche made in Italy, mille miliardi di fatturato, la sfida del mercato non è una chimera. Ma è un traguardo possibile, se sapranno creare le condizioni. E se la politica saprà creare per loro un terreno fertile.

A descrivere quale futuro attende le Pmi farmaceutiche italiane è una ricerca dello Studio Ambrosetti, presentata ieri a Roma, che traccia una foto di gruppo densa di incognite ma anche di opportunità a portata di mano, almeno sulla carta. A cominciare da un assunto di base: non è vero che la crescita del mercato mondiale del farmaco sia e sarà sempre più in mano a Big Pharma. Quasi il crollo di una verità.

Ma è così, ha detto, dati alla mano, Emilio Stefanelli, presidente del comitato delle Pmi di Farmindustria. Che ha confermato: «Per avere un futuro le piccole e medie imprese di settore devono crescere, devono imparare ad allearsi. Ma devono anche essere messe nelle condizioni di farcela dal sistema-Paese nel suo complesso». E d'altra parte la crescita, ha sottolineato Giacomo Vaciago (Università Cattolica di Milano e nell'advisory board della ricerca con Enrico Letta e Renato Brunetta), «è il necessario lubrificante di ogni sistema democratico».

Lo studio elenca con chiarezza tutti i fattori di debolezza, e quelli di successo possibile, nel quale si dibattono le Pmi farmaceutiche italiane. A partire dalla necessità di cambiare il modello di controllo «di tipo familiare» che è caratteristica comune per la metà delle aziende osservate: serve, insomma, un Cda «professionale e di qualità», una gestione manageriale dell'impresa. E per raggiungere dimensione e massa critica all'altezza della sfida, sono necessarie «alleanze strategiche»: network tra Pmi e accordi a rete, come sperimentato nelle biotech. E ancora indispensabile è uno spirito orientato all'innovazione continua, al ricorso al mercato col venture capital e con la quotazione in Borsa.

Ma qualsiasi risultato non può prescindere da quelli che lo studio definisce «fattori esogeni», creati cioè all'esterno del sistema-impresa. E qui entra in gioco tutto ciò che le Pmi vorrebbero ma non ottengono dal sistema istituzionale. Come la stabilizzazione del quadro legislativo e regolatorio, che in Italia muta continuamente, rendendo impossibile qualsiasi programmazione. Senza scordare l'impatto della burocrazia. O gli interventi assolutamente carenti per dare slancio reale a innovazione e ricerca. Alle istituzioni, insomma, spetta il dovere di fare quei passi in avanti mai fatti, o mai fatti abbastanza. Perché per «fare rete», ancora una volta, serve un contesto di regole e di misure adeguate.

Traguardi al momento irraggiungibili per l'Italia. Basta guardare alle politiche e agli incentivi fiscali offerti al sistema in Spagna e in Francia. O ai cluster di Monaco di Baviera e di Cambridge, dove sono stati creati poli all'avanguardia e in sviluppo impressionante, e al network di Turku in Finlandia: tutti esempi concreti di "come fare" per dare gambe e sostanza alle idee. L'Italia, invece, resta a guardare.
(16 marzo 2005)

Roberto Turno (da Il Sole-24 Ore)

 

Dirigenza, le priorita' per riaprire la trattativa
Per Savo Calì della Cumi-Aiss le trattative sono ferme solo perché non si comprende il ruolo strategico dei medici nel nostro Servizio sanitario nazionale
''E' necessario chiudere il contratto della dirigenza medica, mettendo mano ad alcune sostanziali modifiche sulla parte normativa''. Lo ribadisce Salvo Calì, segretario nazionale Cumi-Aiss, alla vigilia dell'incontro fra i sindacati e l'Aran. ''Domani (oggi n.d.r)- afferma - aspettiamo risposte chiare su queste questioni: salvaguardare l'orario di lavoro, intervenire sul disagio lavorativo con una forte rivalutazione delle guardie notturne e festive, potenziare la formazione continua, garantire un'assicurazione a carico degli enti, dare maggior peso ai tavoli regionali, rendere obbligatorio il parere dei comitati consultivi in caso di recesso''.

''Le trattative - prosegue - sono ferme solo perché non si comprende il ruolo strategico dei medici nel nostro Servizio sanitario nazionale. Le Regioni devono rendersi conto che con il rinnovo del contratto di questo parte di classe dirigente del nostro Paese (160 mila professionisti) si fa un investimento strategico per la razionalizzazione del nostro Welfare. Se si fa questo salto di qualità, si potrà raggiungere l'accordo e l'Italia dimostrerà di essere sulla buona strada della modernizzazione''. 

 

Contratto dirigenza
Civemp, preintesa entro Pasqua se l'Aran accoglie le richieste dei sindacati
Si puo' raggiungere una pre-intesa sul contratto dei medici e del resto della dirigenza del Ssn entro Pasqua, se saranno accolte le richiesta avanzate dai sindacati prima dello sciopero del 4 marzo. Lo afferma Aldo Grasselli, presidente Civemp (Confederazione veterinari e medici della prevenzione), alla vigilia dell'incontro con l'Aran. Due le pregiudiziali poste dai veterinari: il riconoscimento di una specifica indennità al personale medico e veterinario che svolge la funzione di Ufficiale di Polizia giudiziaria, garantita solo da alcune Regioni che la riconoscono ed altre no. E poi l'obbligo per le Asl di mettere a disposizione le autovetture ai dirigenti che operano correntemente sul territorio o, altrimenti, un indennizzo adeguato alle tariffe Aci a chi presta la propria auto alla Asl. ''Questi sono i punti essenziali che rivendichiamo per firmare il contratto - rimarca Grasselli - Altrimenti saremo costretti a intraprendere una stagione di proteste che, senza penalizzare i cittadini, daranno molto filo da torcere alla nostra economia agro-zootecnico-alimentare''.

 

Food and Drug Administration
Fda, la Rosuvastatina è sicura
L'agenzia americana per il farmaco Food and Drug Administration (Fda) ha respinto ufficialmente la petizione dell'associazione consumatori Usa Public Citizen, che chiedeva di ritirare dal mercato l'anti-colesterolo rosuvastatina. Il medicinale era infatti sospettato di produrre gravi effetti collaterali a livello renale. Lo riferisce in una nota AstraZeneca, azienda produttrice della statina.  L'Fda ha deciso dopo aver valutato i risultati degli studi clinici e della fase di post-commercializzazione del prodotto, concludendo come tutti i dati disponibili confermino per rosuvastatina un profilo di tollerabilita' sovrapponibile a quello delle altre statine sul mercato. ''La sicurezza dei pazienti e' la nostra priorità principale e la riconferma della Fda dovrebbe rassicurare i milioni di cittadini inopportunamente allarmati dalle insinuazioni di Public Citizen'', ha dichiarato David Brennan, presidente e ad di AstraZeneca negli Stati Uniti. Al momento dell'approvazione da parte dell'Fda, ottenuta nel luglio 2003, la sicurezza della rosuvastatina era stata valutata su oltre 12 mila pazienti, con piu' di 1.500 trattati per almeno due anni. Il farmaco, autorizzato in oltre 70 Paesi, e' stato prescritto piu' di 18 milioni di volte a oltre 4,3 milioni di pazienti ed e' stato oggetto di studi clinici condotti su piu' di 50 mila pazienti.

 

Cardiologia
Placche aortiche toraciche ed addominali rispondono diversamente alla terapia ipolipidemizzante
Gli effetti benefici delle statine sulle placche aortiche possono dipendere dalla posizione della placca stessa: di norma, l'impatto sull'aorta toracica è superiore a quello sull'aorta addominale. Le placche situate in queste due posizioni hanno dunque una diversa sensibilità alla terapia ipolipidemizzante, ed altri fattori, come l'invecchiamento e l'ipertensione, possono risultare più importanti nell'aorta addominale che non in quella toracica per quanto riguarda la progressione della placca. La formazione della placca nell'aorta toracica sembra associata più strettamente all'ipercolesterolemia rispetto a quanto accade nell'aorta addominale: la terapia ipolipidemizzante pertanto è probabilmente più efficace a livello toracico. Va comunque ricordato che il grado di restrizione lipidica necessario alla regressione della placca varia con il variare dei letti vascolari, e la dose di statine atta ad indurre una restrizione lipidica intensiva varia con l'etnia del paziente. (J Am Coll Cardiol 2005; 45: 733-43)

SALUTE

Uccide più lo smog o la polenta?
Umberto Veronesi
Secondo l'ex ministro le farine di mais sono un pericoloso fattore di rischio per l'insorgenza dei tumori. L'inquinamento invece è responsabile solo per una "modesta" percentuale di neoplasie: dall'1 al 4% dei casi. Roberto Bertollini, direttore dell'Oms: «Sono fra i 2.500 e i 10.000 morti l'anno, troppi per non essere un problema di salute pubblica»
«L'inquinamento atmosferico non è rilevante per i tumori. C'è più cancro in Friuli che al centro di Milano». A due giorni di distanza fanno ancora discutere le affermazioni dell’ex ministro della Sanità Umberto Veronesi, direttore scientifico dell’Istituto europeo di oncologia. «I fattori ambientali a rischio tumori - ha detto Veronesi a margine di un convegno sulla comunicazione ambientale - sono molti, il più importante è l'alimentazione. Gli alimenti sono spesso portatori di sostanze cancerogene, soprattutto quelli animali. L'inquinamento atmosferico è meno importante sul fronte tumori perché ha pochi elementi cancerogeni». E sul banco degli imputati finirebbero in primo luogo le farine di mais, quelle con cui si prepara la polenta, che conterrebbero, nel 70% dei casi, dalle aflatossine (tossine cancerogene) oltre i limiti di legge.

«Non voglio entrare in polemica con Veronesi – ha affermato Roberto Bertollini, direttore italiano dell’Organizzazione mondiale della Sanità – Ma i danni dello smog sono comunque troppi e l'inquinamento resta un problema di salute pubblica»

Ma torniamo alle dichiarazioni di Veronesi, l’oncologo ha affermato che fra l'1 e il 4% dei tumori è attribuibile all’inquinamento, fattore che non rappresenta la prima causa di neoplasie, imputabile invece all'alimentazione. È ancora Bertollini a ribattere che «in termini percentuali possiamo considerarla una cifra esigua, ma se pensiamo che il numero dei nuovi tumori in Italia oscilla fra i 250.000 e i 400.000 l'anno, e prendiamo in considerazione solo la stima inferiore, allora si può dire che i tumori attribuibili allo smog sono fra i 2.500 e i 10.000 l'anno». Un dato che Bertollini giudica «non trascurabile, visto che l'inquinamento causa non solo tumori ma anche malattie respiratorie acute e croniche negli adulti e nei bambini, oltre a un aumento di mortalità di malattie cardiovascolari».

Per Ermete Realacci lo smog è «una minaccia sanitaria che fa migliaia di morti all’anno» e gli effetti diretti tra inquinamento dell’aria e problemi alla salute sonno innegabili. «La correlazione tra le polveri fini e la salute – spiega il presidente onorario di Legambiente - non riguarda solo l’apparato respiratorio come accertato da innumerevoli studi medici ed epidemiologici. Gli inquinanti creando disturbi all’apparato cardiovascolare, con conseguenze in particolare sul ritmo cardiaco. Lo studio Misa-2, il più recente, mostra un eccesso di morti statisticamente significativo che va ben al di là della semplice anticipazione di decessi che si sarebbero verificati comunque.

Una replica alle affermazioni dell’ex ministro Veronesi arriva anche da Claudio Del Medico Fasano, presidente del Comitato nazionale per la salubrità dell'aria. «È curioso che proprio un esperto a livello mondiale come il professor Veronesi citi proprio il Friuli tra le aree meno inquinate e quindi con minori patologie polmonari. Vorrei ricordare che proprio in Friuli ogni anno 1.800 persone muoiono per cause tumorali, di cui 800 specificatamente per quanto riguarda i tumori polmonari». Secondo Fasano è «ridicolo assoggettare una così bassa percentuale all'inquinamento non solo dell'atmosfera ma anche comprendendo il radon nella regione dove questo inquinamento risulta tra i primi in Italia. Per i friulani si prospetta un futuro senza sigarette e polenta, ma con tanto radon».

 

Controlli alimentari: sequestrati 4 mila ettolitri di vino
16.03.2005 - 09:36:08
saniNews - Dopo lo scandalo sul latte adulterato aumentano i controlli alimentari da parte delle autorità. Il Ministero della salute fa sapere che i carabinieri dei Nas, nella settimana dal 7 al 12 marzo,in seguito a una serie di controlli hanno riscontrato numerose irregolarità. «Sono stati presi una serie di provvedimenti», si legge nel comunicato, «a tutela della salute dei cittadini: sette panifici e una pescheria sono stati chiusi per gravi carenze igieniche, un’azienda produttrice di capperi è stata messa sotto sequestro, mentre l’attività di tre ristoranti è stata sospesa».

I carabinieri hanno anche sequestrato cospicue quantità di prodotti: 13.000 bottiglie di prosecco, 4.000 ettolitri di vino, 12.000 bottiglie d’acqua minerale, 35 chili di prodotti alimentari scaduti, 12.000 bottiglie di birra, 600 lattine di vino, 180 bottiglie di salsa di soia, un intero deposito di alimenti, una cisterna da 214 litri di latte fresco preveniente da un allevamento colpito da brucellosi.

Al fine di verificare ogni fase della filiera produttiva, i controlli hanno inoltre coinvolto le aziende zootecniche. In questo caso si è reso necessario il sequestro di 429 capi ovi-caprini non sottoposti ai piani di risanamento per le malattie infettive, di un intero allevamento di bestiame al quale era somministrato betametasone, sostanza farmacologica non consentita, e di un’azienda agricola che utilizzava, ad uso veterinario, medicinali scaduti e non abilitati.


aLaN
Fonte: Ministero salute

 

Diagnosi fetale: un test elimina i rischi dell'amniocentesi

saniNews - Un gruppo di scienziati australiani ha messo a punto un facile test alternativo alla puntura amniotica, che consentirà alle future madri di evitare uno dei test più invasivi e stressanti della gravidanza.

Grazie alla tecnologia del Dna sviluppata nei laboratori della Gribbles Molecular Science di Brisbane, uno striscio vaginale di routine, o test di Papanicolau, consentirà di individuare le stesse anormalità del feto dell'amniocentesi, come fibrosi cistica e sindrome di Down.

Il nuovo test inoltre evita il rischio dell’1% di aborto spontaneo legato alla procedura di amniocentesi.

«Questo test promette di rivoluzionare le diagnosi pre-cliniche così come le conosciamo», ha spiegato il professor Ian Finlay, che ha guidato la ricerca.
«Innanzitutto si esegue a sei settimane di gravidanza invece delle 18 dell’amniocentesi, e poi ha dimostrato un'accuratezza del 100% sulle centinaia di donne su cui è stato sperimentato nell'ultimo anno».

Il nuovo test, che può essere eseguito dal medico di famiglia e richiede solo 24 ore per il risultato, usa l'impronta del Dna per vagliare le cellule fetali prelevate con lo striscio.
Usando tecniche di reazione a catena delle polimerasi (PCR) è possibile amplificare milioni di volte il Dna fetale.

«Anche se la tecnologia del Dna è stata scoperta circa 20 anni fa», ha concluso Finlay, «solo ora è stata finalmente applicata alle cellule fetali».


Silvia Nava
Fonte: Ansa Salute -del 14.03.2005