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SALUTE
| Uccide più lo smog o la polenta? | ||
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| «L'inquinamento atmosferico non è rilevante
per i tumori. C'è più cancro in Friuli che al centro di Milano». A due giorni di
distanza fanno ancora discutere le affermazioni dell’ex ministro della Sanità
Umberto Veronesi, direttore scientifico dell’Istituto europeo di oncologia. «I
fattori ambientali a rischio tumori - ha detto Veronesi a margine di un convegno
sulla comunicazione ambientale - sono molti, il più importante è
l'alimentazione. Gli alimenti sono spesso portatori di sostanze cancerogene,
soprattutto quelli animali. L'inquinamento atmosferico è meno importante sul
fronte tumori perché ha pochi elementi cancerogeni». E sul banco degli imputati
finirebbero in primo luogo le farine di mais, quelle con cui si prepara la
polenta, che conterrebbero, nel 70% dei casi, dalle aflatossine (tossine
cancerogene) oltre i limiti di legge. «Non voglio entrare in polemica con Veronesi – ha affermato Roberto Bertollini, direttore italiano dell’Organizzazione mondiale della Sanità – Ma i danni dello smog sono comunque troppi e l'inquinamento resta un problema di salute pubblica» Ma torniamo alle dichiarazioni di Veronesi, l’oncologo ha affermato che fra l'1 e il 4% dei tumori è attribuibile all’inquinamento, fattore che non rappresenta la prima causa di neoplasie, imputabile invece all'alimentazione. È ancora Bertollini a ribattere che «in termini percentuali possiamo considerarla una cifra esigua, ma se pensiamo che il numero dei nuovi tumori in Italia oscilla fra i 250.000 e i 400.000 l'anno, e prendiamo in considerazione solo la stima inferiore, allora si può dire che i tumori attribuibili allo smog sono fra i 2.500 e i 10.000 l'anno». Un dato che Bertollini giudica «non trascurabile, visto che l'inquinamento causa non solo tumori ma anche malattie respiratorie acute e croniche negli adulti e nei bambini, oltre a un aumento di mortalità di malattie cardiovascolari». Per Ermete Realacci lo smog è «una minaccia sanitaria che fa migliaia di morti all’anno» e gli effetti diretti tra inquinamento dell’aria e problemi alla salute sonno innegabili. «La correlazione tra le polveri fini e la salute – spiega il presidente onorario di Legambiente - non riguarda solo l’apparato respiratorio come accertato da innumerevoli studi medici ed epidemiologici. Gli inquinanti creando disturbi all’apparato cardiovascolare, con conseguenze in particolare sul ritmo cardiaco. Lo studio Misa-2, il più recente, mostra un eccesso di morti statisticamente significativo che va ben al di là della semplice anticipazione di decessi che si sarebbero verificati comunque. Una replica alle affermazioni dell’ex ministro Veronesi arriva anche da Claudio Del Medico Fasano, presidente del Comitato nazionale per la salubrità dell'aria. «È curioso che proprio un esperto a livello mondiale come il professor Veronesi citi proprio il Friuli tra le aree meno inquinate e quindi con minori patologie polmonari. Vorrei ricordare che proprio in Friuli ogni anno 1.800 persone muoiono per cause tumorali, di cui 800 specificatamente per quanto riguarda i tumori polmonari». Secondo Fasano è «ridicolo assoggettare una così bassa percentuale all'inquinamento non solo dell'atmosfera ma anche comprendendo il radon nella regione dove questo inquinamento risulta tra i primi in Italia. Per i friulani si prospetta un futuro senza sigarette e polenta, ma con tanto radon». |
Controlli alimentari: sequestrati 4 mila ettolitri di vino
Diagnosi fetale: un test elimina i rischi dell'amniocentesi
saniNews - Un gruppo di scienziati australiani
ha messo a punto un facile test alternativo alla puntura
amniotica, che consentirà alle future madri di evitare uno dei test più
invasivi e stressanti della gravidanza.
Grazie alla tecnologia
del Dna sviluppata nei laboratori della Gribbles Molecular
Science di Brisbane, uno striscio vaginale di routine, o test di
Papanicolau, consentirà di individuare le stesse anormalità del feto
dell'amniocentesi, come fibrosi cistica e sindrome di Down.
Il nuovo test
inoltre evita il rischio dell’1% di aborto spontaneo legato
alla procedura di amniocentesi.
«Questo test promette di rivoluzionare le
diagnosi pre-cliniche così come le conosciamo», ha spiegato il professor Ian
Finlay, che ha guidato la ricerca.
«Innanzitutto si esegue a sei settimane
di gravidanza invece delle 18 dell’amniocentesi, e poi ha dimostrato
un'accuratezza del 100% sulle centinaia di donne su cui è stato sperimentato
nell'ultimo anno».
Il nuovo test, che può essere eseguito dal medico di
famiglia e richiede solo 24 ore per il risultato, usa l'impronta del Dna per
vagliare le cellule fetali prelevate con lo striscio.
Usando tecniche di
reazione a catena delle polimerasi (PCR) è possibile amplificare milioni di
volte il Dna fetale.
«Anche se la tecnologia del Dna è stata scoperta
circa 20 anni fa», ha concluso Finlay, «solo ora è stata finalmente applicata
alle cellule fetali».
Silvia
Nava
Fonte: Ansa Salute -del 14.03.2005