Medici stretti tra cure e costi

Non è solo questione di contratti e convenzioni da rinnovare. Un volgare fatto di busta paga, insomma. Il malessere dei quasi 340mila seguaci di Ippocrate di casa nostra, ha altri, e più elevati, motivi di sconforto. Perché tra scienza e coscienza, tra il dovere di essere dottore sopra le parti (sempre da quella del paziente) e avere le armi spesso spuntate, ne passa di acqua sotto i ponti.

La «questione medica». La chiamano «questione medica» da decenni. Ma almeno dal 1990 in qua, la questione medica ha assunto connotati ancora più precisi e marcati. E se i nostri medici si interrogano sul futuro della loro professione in un millennio che promette incredibili fughe in avanti della scienza e della ricerca e delle possibilità di cura - con tanto di nuovi e terribili interrogativi etici - sulle porte dei loro studi e delle corsie d'ospedale, un problema sta sovrastando tutti gli altri: la compatibilità economica del loro operato. Il rispetto dei conti, che in maniera neppure tanto soft sta facendo del medico - in qualsiasi specialità si cimenti - anche un dottore in economia sanitaria.

Finita (si auspica) la bella epoque del "tutto a tutti" e dei pagamenti a piè di lista di spese e sprechi, il nuovo corso della cosiddetta aziendalizzazione dell'Ssn ha messo in riga anche i professionisti della nobile arte per eccellenza: la medicina. E giustamente. Anche se talvolta bruscamente e imponendo di guardare solo al lato economico della faccenda: ma le cure sono anche, se non soprattutto, un diritto. Per di più costituzionalmente garantito. Va da sé che le resistenze, almeno negli ultimi 15 anni, sono state e sono parecchie nella categoria. A torto e a ragione.

Ma il malessere medico passa anche per questo pertugio. E impone alla categoria nuove riflessioni, nuovo modi d'essere. Perché no, anche nuovi modi di "fare sindacato" e di battere i pugni ai tavoli delle trattative.

I rischi. Ma esser medico, oggi, vuol dire spesso rischiare. In tutti i sensi. Nell'attività professionale specifica, nelle possibilità di avanzamento di carriera, nelle aspettative previdenziali. Nel rapporto coi vertici aziendali del servizio pubblico, quei direttori manager verso i quali non corre certo buon sangue. Ed è difficile (per i molti sfortunati, quelli senza santi in paradiso) già prima di trovar lavoro o perfino di conquistare la laurea. Le università sono trincee e sfornano ben più dottori di quanti ne servano.

Le precarietà così aumentano e si trova posto spesso ben oltre i 35 anni: quale pensione arriverà? Per non dire dei giovani (si fa per dire, spesso trentenni se non di più) costretti nei gironi infernali degli specializzandi: sotto pagati ma iper-sfruttati, con destini il più delle volte improbabili.

Le regole. Esser medico, d'altra parte, impone giustamente delle regole. L'uso appropriato dei farmaci, anche se c'è chi vorrebbe il calmiere comunque e a ogni costo. E così delle analisi, dei check di più alto valore come delle visite specialistiche. Insomma, essere medico nell'era delle iper specializzazioni può costringere a fughe in avanti anche prescrittive, non sempre giustificabili, appunto, col motto della cura «secondo scienza e coscienza». E, magari, perdendo il lato più umanistico della medicina, si finisce per perdere di vista il paziente in quanto essere umano.

Come dire che l'ideale sarebbe un mix tra il vecchio medico di famiglia - che conosce nonni, figli e nipoti e magari consiglia solo un bicchiere di latte e miele - e lo specialista che va ben oltre il fatidico «dica 33».
Ma se la questione dei conti che non tornano per l'assistenza sanitaria pubblica si sta rovesciando prepotentemente sulla categoria, mettendo anche a repentaglio la stessa tenuta dell'universalità dell'assistenza, è evidente che tra i problemi stringenti dei medici si stanno aprendo vere e proprie voragini.

Problemi aperti. Della previdenza s'è detto. E così è per l'accesso alla professione e prima ancora per la formazione universitaria. Per non dire, una volta che s'è trovato il posto (più o meno) al sole, delle beghe con cui ci si deve confrontare. Che poi non sono banali beghe di cortile, è ovvio. Come i concorsi interni, l'accesso ai ruoli che contano, le verifiche fatte dai ragionieri. O il rischio professionale in senso stretto, che nessuno gli assicura davanti a veri o presunti errori professionali. Poi anche per loro c'è da battagliare - non sempre a ragione - con l'odiata burocrazia: basta pensare alla gestione dei rifiuti che grava sui loro studi come fossero un'azienda.

Parlare genericamente di medici, però, è improprio. C'è quello di medicina generale, c'è l'ospedaliero, c'è lo specialista. Ma dentro ciascuna categoria ci sono i medici di famiglia e i pediatri, e poi i medici di guardia che rischiano anche la vita, ci sono i dottori di pronto soccorso, i rianimatori, gli anestesisti. E via elencando. Tutte specificità l'una diversa dall'altra. Che però hanno dei comuni denominatori. Certo, anche quello dell'etica. Che è stata sempre il baluardo del buon medico di campagna vecchio stampo. E non solo.
(21 marzo 2005)

Roberto Turno (da Il Sole-24 Ore del Lunedì)

 

Contratto Dirigenza
Sirchia, si trovino i soldi per i contratti dei medici
Il ministro della Salute, Girolamo Sirchia, sabato a Campobasso per il decennale dell'universita' Cattolica, ha ribadito l'importanza di una conclusione positiva della vertenza per il rinnovo del contratto dei medici. I medici ''effettivamente hanno ragione - ha detto Sirchia - Per il biennio sono gia' stati trasferiti i fondi alle Regioni, stiamo percio' spingendo affinche' paghino le spettanze. Le risorse si trovano, si devono trovare'', ha concluso il ministro

 

Anpo
Il Consiglio nazionale dei primari sostiene il Governo Clinico
Venerdì si è tenuto a Roma il consiglio nazionale dell'ANPO (Associazione nazionale primari ospedalieri), che dopo la relazione del Presidente Raffaele Perrone Donnorso, ha approvato le linee della Giunta operativa che ha opera secondo i mandati del Congresso Nazionale dell'Associazione, in particolare è stata sollecitata  ogni possibile azione in appoggio al disegno di legge parlamentare sul Governo Clinico. Inoltre è stata data piena approvazione alla condotta contrattuale tenuta finora  e sono stati incoraggiati i Rappresentanti Anpo seduti al tavolo contrattuale a proseguire nella difesa delle peculiarità primariali, correlata alle pesanti responsabilità connesse con la direzione delle strutture complesse, in particolare: la definizione a livello nazionale delle regole, dei modi, degli strumenti e degli obiettivi contrattuali, rinviando a livello periferico solo quanto è specifico dell'azienda, un miglior riconoscimento economico, una piena tutela assicurativa, legale, peritale ed erariale, il miglioramento nel funzionamento del comitato dei garanti. Infine la presentazione del programma formativo nel settore dell'organizzazione e managerialità è stato molto apprezzato con la proposta di realizzazione in varie regioni italiane.

 

Malpractice, un ddl per rendere obbligatorio l'arbitrato
A proporlo e' l'Amami, Associazione dei medici accusati ingiustamente di malpratica
Un ddl per rendere obbligatoria la via arbitrale nella risoluzione delle controversie tra medici e pazienti e arginare cosi' ''il fenomeno delle 'denunce facili'''. A proporlo e' l'Amami, Associazione dei medici accusati ingiustamente di malpratica.

Il disegno di legge propone di inserire in ogni cartella clinica, al momento del ricovero, un documento in cui il paziente si impegna formalmente a non ricorrere all'azione giudiziaria in caso di contestazione sul trattamento ricevuto, affidando la soluzione della controversia a un collegio arbitrale. L'obiettivo della proposta è duplice: ridurre a 180 giorni il tempo per il risarcimento ai pazienti che hanno subito le conseguenze di un errore medico e tutelare i medici innocenti evitando loro iter giudiziari che, secondo stime dell' associazione, durano in media cinque anni. ''La 'mission' di Amani - sottolinea Maurizio Maggiorotti, presidente dell'associazione, nel corso del meeting al Policlinico Gemelli di Roma - è quella di contrastare le 'frivolous lawsuit', ossia le denunce infondate contro i medici''.

''Purtroppo un medico innocente, trascinato in giudizio, non avrà dalla sola assoluzione il risarcimento dei danni patiti - prosegue Maggiorotti - Per un professionista la stessa vicenda giudiziaria, che lo ha visto scagionato da ogni addebito, ha come conseguenza danni patrimoniali ed extrapatrimoniali incolmabili. Infatti il medico ingiustamente accusato può divenire preda della 'medicina difensiva', operando scelte dettate più da cautela giudiziaria che da effettiva necessità terapeutica con un danno - conclude il presidente Amami - che si ripercuote sulla società intera''.

SANIHELP

Medicine alternative, stop dal Comitato Nazionale Bioetica
21.03.2005 - 11:06:19


saniNews - Le medicine alternative sollevano da tempo molti dubbi, sia tra i cittadini che all'interno del sistema sanitario.
Che ora ha preso posizione, attraverso il Comitato Nazionale di Bioetica, nel documento Le medicine alternative e il problema del consenso informato.

Questa l’opinione: se un paziente, adeguatamente informato, intende espressamente rinunciare alle terapie della medicina scientifica per avvalersi delle indicazioni terapeutiche di una medicina alternativa prescrittagli da un medico, è libero di farlo, ma i costi delle preparazioni e delle prestazioni fornite non saranno a carico del Servizio Sanitario Nazionale.

La posizione del Comitato è dunque chiara: «fino a quando le medicine alternative non otterrano un riconoscimento istituzionale dagli organi scientifici preposti», ha commentato il presidente del Cnb Francesco D'Agostino, «non potranno rivendicare il ruolo pubblico che rivendica invece la medicina scientifica».

No alle medicine alternative, quindi, per i bambini e i soggetti incapaci di esprimere un consenso libero e informato, tranne che nei casi di disturbi lievi e a possibile remissione spontanea.
Infine, dal presidente del Cnb arriva anche un appello ai medici che praticano le medicine alternative: «la nostra richiesta è che facciano un gesto di onestà intellettuale: oltre a fornire al paziente tutte le notizie sui pregi delle medicine alternative, forniscano anche tutte le informazioni che contraddicono la loro utilità, in modo che il paziente possa fare la propria scelta nel modo più libero e consapevole possibile».


Silvia Nava
Fonte: ANSA Salute

MEDICINA: STUDIO USA, CINTURA MISURA IL RISCHIO DIABETE

(ANSA) - ROMA, 21 MAR - Una 'cintura' ti dira' se sei a rischio diabete adulto.
Infatti la misura della circonferenza della vita e' il miglior indicatore di rischio per questa malattia, almeno secondo uno studio pubblicato sull'American Journal of Clinical Nutrition, che ha coinvolto 27,270 uomini.
Secondo quanto riferito dal coordinatore del lavoro, Youfa Wang, il campione e' stato seguito per 13 anni nell'ambito dello studio 'Harvard Health Professionals Follow-Up'. I ricercatori hanno suddiviso il campione in base alla misura della circonferenza della loro vita in cinque gruppi seguendo l'incidenza del diabete adulto, o insulino-resistente, in ciascun gruppo.
Il diabete insulino-resistente e' una conseguenza comune del sovrappeso e il rischio di ammalarsi veniva finora stimato in base all'indice di massa corporea del soggetto in esame. Ma secondo Wang la misura della vita e' un parametro indicatore piu' preciso perche' tiene direttamente conto del grasso addominale che e' quello piu' rischioso per la salute.
In base all'indagine e' emerso che rispetto a un individuo con una circonferenza di circa 73-87 centimetri, coloro che hanno la vita di 91 centimetri rischiano il doppio di divenire diabetici; invece il rischio e' tre volte maggiore con una vita di 96 cm, cinque volte maggiore con circa 100 cm di circonferenza, infine 12 volte maggiore con una circonferenza da 116 a 157 cm.
''Entrambe le misure dell'indice di massa corporea e della vita sono utili strumenti predittivi per il diabete adulto'', ha rilevato Wang; ma la misura del grasso addominale attraverso la circonferenza della vita, ha concluso Wang, puo' indicare una stima del rischio piu' veritiera se l'individuo in esame, in base alle tabelle dell'indice di massa corporea, non viene classificato come obeso o in sovrappeso.
(ANSA).

 

Il fumo di sigaretta potrebbe essere un fattore di rischio per la progressione della sclerosi multipla

In diversi studi epidemiologici, prospettici, è stato osservato un aumentato rischio di sclerosi multipla tra i fumatori.

Ricercatori dell’Harvard School of Public Health di Boston hanno esaminato l’associazione tra fumo e progressione della sclerosi multipla.

I Ricercatori hanno identificato i pazienti con prima diagnosi di sclerosi multipla consultando il General Practice Research Database ( GPRD ) per il periodo 1993 ed il dicembre 2000.

Lo studio ha riguardato 201 pazienti con sclerosi multipla con esordio nella forma recidivante-remittente.

Il gruppo controllo era composto da 1913 soggetti.

L’odds ratio di sclerosi multipla è stato di 1,3 per i fumatori rispetto ai non fumatori.

L’hazard ratio di progressione verso la forma secondaria è stato di 3,6 per i fumatori versus i non fumatori.

I risultati di questo studio indicano l’esistenza di un’associazione tra fumo di sigaretta ed aumento del rischio di sclerosi multipla.

Il fumo potrebbe essere un fattore di rischio per la trasformazione della sclerosi multipla recidivante-remittente nella forma secondaria progressiva. ( Xagena_2005 )

Hernan HA et al, Brain 2005; Epub ahead of print

SclerosiOnline.net