Aifa: per il 2005 prevista spesa farmaceutica entro i limiti

Nei primi due mesi del 2005 l'andamento della spesa farmaceutica ha mostrato una riduzione significativa rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, stimata attorno al 4-5 per cento. Per la prima volta la spesa farmaceutica dovrebbe rispettare il livello programmato, cioè il 13% della spesa sanitaria nazionale. Si tratta, ha spiegato Nello Martini, direttore dell'Agenzia italiana del farmaco, di una sorta di "exit poll molto prudente", una stima che gli esperti sperano di non veder smentita nei prossimi mesi, come era successo nel corso del 2004.

I dati sull'andamento della spesa sono stati presentati oggi nella sede dell'Agenzia italiana del farmaco. Gli interventi di ripiano della spesa 2004 rispetto al tetto programmato, ha spiegato Martini, non hanno privato alcun farmaco dal regime di rimborsabilità. Al contrario, sono state approvate 207 nuove autorizzazioni all'immissione in commercio di medicinali rimborsati dal Servizio sanitario nazionale.

A contribuire al contenimento della spesa ci sono stati anche 109 farmaci generici, che con un costo inferiore di almeno il 20% rispetto alle corrispondenti specialità medicinali, hanno permesso di liberare risorse per rendere gratuiti per i cittadini alcuni farmaci innovativi.

Dal 2001, anno dell'introduzione in Italia dei generici, si è arrivati a un mercato che ha raggiunto il 10,1% e le prescrizioni oggi sono il 22% del totale. L'obiettivo che l'Aifa si propone è di portare nei prossimi tre anni il mercato dei generici al 20 per cento. I dati sulla spesa sono stati forniti dall'Osservatorio nazionale sull'impiego dei medicinali (Osmed), sulla base delle informazioni contenute nel 2004 in 469 milioni di ricette, trasmesse mensilmente all'Aifa dalle oltre 18mila farmacie presenti sul territorio nazionale e riferite a tutte le prescrizioni di medicinali rimborsati dal Servizio sanitario.

 

I farmaci generici diventano "pari" in una proposta Aifa

Un pacchetto per promuovere i farmaci generici a tutti i livelli: dalla regolamentazione fino all'informazione al pubblico. L'iniziativa sarà nei prossimi giorni sul tavolo del Cda dell'Agenzia italiana del Farmaco (Aifa) per il via libera definitivo. Obiettivo: migliorare, in tre anni, la presenza di questi medicinali sul mercato, dall'attuale 10 % al 20 per cento. Lo ha annunciato oggi il direttore generale dell'Aifa, Nello Martini, presentando, a Roma, i dati della spesa farmaceutica.

Martini propone anche un restyling linguistico. "Il nome generico - ha detto - non aiuta questi farmaci, che oltre ad avere la stessa efficacia e sicurezza dei medicinali di marca, sono anche utili a liberare risorse che ci permettono di introdurre nel Prontuario farmaci innovativi". Meglio quindi "chiamarli pari o equivalenti". Un nome che non può essere adottato ufficialmente, perché è necessario mantenere la denominazione europea, "ma che potrebbe essere usato nel linguaggio comune, rendendo i prodotti più attraenti anche a livello linguistico".

A promuovere l'innovazione è Giorgio Siri, presidente di Federfarma . "Il termine generico - ha detto Siri a margine della presentazione dei dati Aifa - è vissuto negativamente dai cittadini. Aumenta la diffidenza verso il prodotto che può essere percepito come diverso . Meglio quindi farmaco equivalente o pari".

Nel pacchetto l'Agenzia adotterà interventi specifici per promuovere l'impiego dei generici e realizzerà una campagna di comunicazione diretta a cittadini, operatori sanitari, medici e farmacisti.

In realtà i dati attuali sui generici "possono essere considerati positivi - precisa Martini - dal 2001, anno della loro concreta introduzione in Italia, a oggi, il mercato è passato dal 1% al 10% e le prescrizioni sono balzate al 22 per cento. Risultati sicuramente positivi". Ovviamente è necessario andare avanti e "vincere gli ostacoli soprattutto culturali che ancora ne ostacolano la diffusione", ha concluso Martini ricordando che la Finanziaria di quest'anno prevede un fondo ad hoc per le politiche a favore dei generici.

 

Convenzione, la Regione Lombardia appoggia lo Snami
Il medico di famiglia - hanno concluso Formigoni, Borsani e Anzalone - e' ''uno snodo fondamentale del sistema sanitario presente e futuro''
Il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, e l'assessore regionale alla Sanita', Carlo Borsani, hanno incontrato ieri Roberto Anzalone, presidente dell'Ordine dei medici di Milano e dirigente del Sindacato nazionale autonomo medici italiani (Snami). Argomento del 'vertice' - riferisce una nota del Pirellone - l'Accordo collettivo nazionale per la medicina di famiglia sottoscritto il 20 gennaio.

Il medico di famiglia - hanno concluso Formigoni, Borsani e Anzalone - e' ''uno snodo fondamentale del sistema sanitario presente e futuro''. E per mantenere questo ruolo ''occorre che la medicina di famiglia rimanga una libera professione e non evolva verso forme di lavoro dipendente, come taluni punti dell'Accordo collettivo nazionale sembrano ipotizzare''.

Non solo. ''L'adesione alle Utap deve rimanere realmente volontaria e le sperimentazioni, da prevedere con con gradualita' tenendo conto delle differenze del territorio lombardo, vanno valutate nei Comitati aziendali e nel Comitato regionale''. Formigoni si e' poi impegnato affinche' le decisioni relative all'attuazione dell'Accordo in Regione Lombardia siano prese ''con il massimo coinvolgimento'', tra gli altri, anche dello Snami, nonostante il sindacato ''non avrebbe diritto a firmare gli accordi regionali perche' non firmatario della convenzione nazionale''.

Regione Lombardia e Snami, conclude il comunicato, ''hanno infine convenuto una linea comune sui problemi del ristoro psicofisico, degli accertamenti sanitari, dei medici 'nuovi inseriti', delle sanzioni disciplinari, dell'impegno settimanale dei medici di continuite' assistenziale e dell'emergenza territoriale''.

 

Corte di Cassazione
Enpam ed indennità di fine rapporto
Sulla richiesta di rimborso della somma pari all'importo delle ritenute operate dall'ENPAM sulla indennità di fine rapporto, da parte del medico di medicina generale

Massima
L'indennità di fine rapporto corrisposta dall'ENPAM ai medici di medicina generale a seguito dell'attività prestata, nell'ambito di un rapporto di collaborazione coordinata e continuativa e, quindi di un rapporto di lavoro autonomo ex art. 2222 c.c., per conto dei disciolti enti mutualistici e del servizio sanitario nazionale, rientra tra le indennità di cui all'art. 16 primo comma lett. c) DPR 917/1986, con conseguente sottoposizione a tassazione separata secondo i criteri dettati dall'art. 18 del medesimo DPR con la conseguenza che non è applicabile la regola di computo stabilita dal precedente art. 17 per le indennità di fine rapporto erogate nell'ambito del lavoro dipendente (www.dirittosanitario.net)