
| 30/03/2005 18.08 Ricettari a lettura ottica: entrata in vigore prorogata di un mese |
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Una nuova proroga sposta di un mese i termini per l'entrata in vigore dei nuovi ricettari medici per la prescrizione delle prestazioni sanitarie a carico del Servizio sanitario nazionale, cioè i farmaci di fascia A, le visite e gli esami specialistici, i ricoveri ospedalieri e le cure termali. Il ragioniere generale delle Stato, Vittorio Grilli, ha inviato alle Regioni e alle Asl una lettera nella quale si sposta dal primo aprile al primo maggio l'introduzione dei nuovi moduli che non saranno più rossi ma verdi. Per questo mese le Regioni che hanno già provveduto a distribuire i nuovi ricettari e che si sono organizzate per tempo potranno cominciarli a usare ma solo da maggio è previsto l'utilizzo esclusivo dei nuovi documenti. Lo spostamento dei termini arriva dopo numerose richieste da parte dei medici, a partire dal Sindacato nazionale autonomo medici italiani (Smani) che aveva chiesto ulteriore proroga di 60 giorni per l'introduzione del ricettario ottico perché, si legge in una nota, "molti medici di medicina generale hanno ancora scorte consistenti dei vecchi ricettari". Lo spostamento dei termini permetterà di esaurire le scorte dei vecchi ricettari e risolvere alcuni problemi pratici legati alla compilazione dei ricettari ottici. "Si sta verificando quello che avevamo chiesto - ha spiegato il presidente della FnomCeO, Giuseppe Del Barone - ma ritengo che sarebbe stata necessaria da subito una proroga fino a giugno". Fra le novità, oltre al diverso colore e alla lettura ottica nelle nuove ricette dovrà essere anche indicato il codice fiscale dell'assistito. |
| Nella Sanità un federalismo fai-da-te | |
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| Ricerca: in Usa in cantiere la catalogazione di tutte le sequenze di Dna che caratterizzano i tumori |
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È ai blocchi di partenza un nuovo rivoluzionario progetto scientifico-medico: la catalogazione, sulla base della mappa del genoma umano, di tutte le sequenze di Dna anormali che caratterizzano i diversi tipi di tumore. Il piano, sostenuto da una serie di premi Nobel nonché dalle principali agenzie sanitarie pubbliche americane, non ha ancora ricevuto finanziamenti definitivi e il dibattito sull'impalcatura del mega-studio è ancora aperto. Ma la direzione intrapresa sembra chiara. Il nome dell'iniziativa è 'Human cancer genome project', e per la sua realizzazione occorreranno almeno 1,35 miliardi di dollari in nove anni. Il governo Usa si sta impegnando all'avvio del piano con lo stanziamento di fondi pilota. Le promesse postulate dall'attuazione dello studio sono immense: si tratta, secondo i sostenitori, di voltare pagina nell'approccio ai tumori. Una banca dati delle mutazioni genetiche coinvolte nello sviluppo di virtualmente ogni tipo di cancro potrà trasformare la prevenzione e le cure nei confronti di queste malattie. Tutti dati contenuti nella catalogazione verrebbero difatti messi liberamente a disposizione di ogni ricercatore, fornendo indizi preziosi su nuove modalità per diagnosticare e appunto trattare i tumori. "Conoscere i difetti genetici a cui si attaccano i tumori per nascere e proliferare è come averne in mano i talloni d'Achille", ha osservato uno il fautore principale del progetto, Eric Lander, direttore del Broad Institute, un laboratorio di ricerca affiliato al Mit e alle università di Cambridge e Harvard, A sostenere l'avvio del piano sono stati anche: Francis Collins, direttore del National human genome research institute; il premio Nobel già direttore dell'Istituto nazionale della salute Usa, Harold Varmus; e Leland Hartwell a suo volta premio Nobel e presidente del Cancer research center di Seattle. Dubbioso e critico invece Craig Venter, lo scienziato che diresse il progetto privato per la mappatura del genoma umano in competizione con quello federale |
| Infezioni ospedaliere: si fa ancora poco per prevenirle |
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Le infezioni ospedaliere sono una vera piaga nazionale, ma fino a ora poco è stato fatto negli ospedali italiani per prevenirle. A denunciarlo è il ministro della Salute Girolamo Sirchia rispondendo all'interrogazione dei deputati di An Agostino Ghiglia e Sandro Delmastro delle Vedove su alcuni pazienti infettati all'ospedale Molinette di Torino. Secondo il ministro "non esistono misure che consentano di contrastare totalmente le infezioni". Ma è possibile "diminuirne le incidenze e la gravità" ricorrendo ad esempio a una maggiore igiene personale e ambientale, di pazienti e personale sanitario, e a una corretta gestione del paziente, arrivando, se necessario, anche al suo isolamento. Ma perché questo sia possibile, secondo Sirchia, occorre che venga istituito presso ogni ospedale un apposito Comitato che sia in grado di adottare e di coordinare tali misure. Da una recente indagine dell'Istituto superiore di Sanità emerge invece che "solo il 50% dei 428 ospedali" censiti ha istituito questo Comitato. I dati sulle infezioni che si possono contrarre in ospedale restano così allarmanti. Visto che colpiscono "dal 5 fino a più del 20% dei soggetti ospedalizzati". Una percentuale che cambia a seconda anche, spiega ancora il ministro, del reparto in cui si è ricoverati. "La più alta frequenza di infezioni ospedaliere - sottolinea infatti - si verifica nei reparti di terapia intensiva dove circolano anche batteri multiresistenti agli antibiotici". In Italia insomma, secondo i dati forniti dal ministro della Salute, "circa 500mila pazienti su 9 milioni e mezzo di ricoverati l'anno sono affetti da un'infezione contratta in ospedale". Il che significa che "tra il 5 e il 17% dei pazienti ospedalizzati si ammala ogni anno di un'infezione con una percentuale di mortalità del 3%". "Sono molto diffuse - spiega - setticemie, polmoniti, infezioni da catetere venoso centrale, infezioni urinarie e del sito chirurgico". |
Tutto Sanita' Regione Puglia
| Regione: finanziati altri 7 Piani sociali di zona |
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Regione: finanziati altri 7 Piani sociali di zona |