Ricette, no alle marche dei farmaci

La commissione Bilancio del Senato ha approvato ieri un emendamento alla Finanziaria che obbliga i medici ad indicare sulla ricetta il principio attivo necessario alla cura, e non più la marca del farmaco. Lo scrivono tutti i principali quotidiani, riportando le reazioni contrarie di medici e aziende farmaceutiche.

L'emendamento è stato proposto da Roberto Manzione (Unione democratica) e dopo l'approvazione di ieri dovrà essere ratificato dall'aula. «L'intervento - ha spiegato il parlamentare - serve a realizzare una prima discontinuità tra medici e le grandi case farmaceutiche e, insieme, a realizzare considerevoli risparmi per l'utente».

La norma riguarda quei farmaci di fascia C per i quali è obbligatoria la ricetta. «Serve ad evitare le regalie promozionali delle case farmaceutiche ai medici» spiega la Stampa. Immediata e dura la reazione di Farmindustria: «l'oscuramento dei marchi produce minori investimenti nella ricerca». Il presidente Sergio Dompè sostiene sul Sole 24 Ore che ci sarà «guadagno zero» per lo Stato e che si creeranno gravi disagi per i cittadini».

Anche la Fimmg, federazione dei medici di famiglia, è contraria: «inaccettabile, gli anziani si confonderanno; è il medico a conoscere il paziente, non il farmacista». «L'emendamento approvato ieri dalla Commissione Bilancio del Senato - spiega infatti il Messaggero - prevede che il medico indichi il principio attivo, e che il farmacista illustri poi al cliente quali sono i diversi farmaci disponibili».

Si dichiara invece entusiasta il farmacologo Silvio Garattini, presidente dell'Istituto Mario Negri di Milano: «Si mettono in ombra i nomi roboanti dei medicinali, si aiutano il medico e il cittadino a una maggiore trasparenza; perché non farlo anche per i farmaci di fascia A?»